12/17/2018

Jonathan Jackson si è convertito all'Ortodossia nel 2012. Ha raccontato la sua storia in un'intervista ad Ancient Faith Radio


P. Andrew Stephen Damick: Qui parla padre Andrew Stephen Damick, e questo è un episodio un po’ diverso di Roads From Emmaus. Siete abituati a sentirmi parlare di fronte a un microfono a un gruppo di persone in ascolto a una conferenza, ma oggi in realtà faremo una conversazione. Sto facendo un colloquio con qualcuno. Perché dovrei farlo? Il motivo è che sono molto interessato alle questioni di comunione e località e di connessioni dirette. Così una volta che ho sentito che il mio ospite di oggi era sulla costa orientale, abbiamo studiato un modo per collegarci in persona. Al momento siamo seduti nel parcheggio del Newark Liberty International Airport, dove si appresta a salire sul suo aereo per tornare sulla costa occidentale.
Il mio ospite di oggi è il signor Jonathan Jackson, attore e musicista forse più noto per il suo ruolo come Lucky Spencer in General Hospital, che è andato in onda nell'ultimo paio di anni - beh, pensano che ora tu si stia prendendo una pausa - ma ha recitato anche in un film, Tuck Everlasting, di circa dieci anni fa. Ha vinto quattro Emmy, e ha anche avuto un ruolo ricorrente nella serie della Fox The Sarah Connor Chronicles, che è un derivato dei film di Terminator, e ha la sua band musicale, che si chiama Enation, ed è per questo motivo che è stato qui sulla costa orientale.
Perché, vi chiederete, sto intervistando una star di una soap opera? Beh, il motivo è che in questo momento lui e la sua famiglia sono catecumeni nella Chiesa ortodossa. Quindi, ti ringrazio molto per avermi incontrato. Sono molto onorato di essere con te, davvero.
Jonathan Jackson: Grazie, padre. Anch’io sono onorato. Lo apprezzo. Sono contento di essere qui.
P. Andrew: La mia prima domanda è: come sei arrivato a questo punto? Qual è il tuo background religioso?
J. Jackson: Entrambi i miei genitori sono stati cresciuti come avventisti del settimo giorno, probabilmente per circa quattro generazioni in entrambe le famiglie sono stati avventisti del settimo giorno. Così sono cresciuto con questa eredità come parte della mia educazione cristiana fino probabilmente circa all'età di nove o dieci anni. I miei genitori hanno cominciato ad allontanarsi da quella particolare denominazione. Ci siamo trasferiti a Los Angeles quando avevo dieci anni, quasi 11, e ho iniziato a lavorare come attore abbastanza presto. Ho iniziato con una parte in General Hospital quando avevo 11 anni, così ho iniziato davvero presto...
P. Andrew: Vero, e quelli un po' più anziani tra i miei ascoltatori potranno ricordare, alla fine degli anni '70 e nei primi anni '80, la super-coppia di Luke e Laura a General Hospital; Jonathan interpretava il loro figlio, Lucky. Questo ti mette all'interno del pantheon della soap opera.
J. Jackson: Quando mi sono trasferito a Los Angeles, non andavamo in nessuna chiesa. E io e mio fratello, Richard Lee Jackson - è un attore, e anche lui fa parte di Enation - ascoltavamo registrazioni di sermoni da un paio di altoparlanti diversi, quasi ogni sera della settimana. E quella era in un certo modo la nostra chiesa; era la nostra vita spirituale.
Per circa cinque anni a Los Angeles, dagli 11 ai 16 anni, praticamente non sono andato in chiesa. Ascoltavo appena questi nastri alla sera, e ho cominciato a leggere libri apologetici e spirituali su temi cristiani, probabilmente quando avevo 12 o 13 anni. Un paio di sermoni mi hanno davvero lasciato una profonda impressione, a 12 o 13 anni, e questo è stato il punto in cui la mia vita ha iniziato a orientarsi verso il mio rapporto con Dio in modo molto serio. Ho iniziato a leggere Il cristianesimo così com’è e Il grande divorzio di C. S. Lewis e tutti i grandi libri di quel genere.
P. Andrew: Opere eccellenti.
J. Jackson: Opere eccellenti. E che davvero mi hanno messo su un cammino, a circa 12 o 13 anni.
Quindi, non andavo ancora in chiesa. Non ne vedevo lo scopo. Per me non aveva senso. Amavo Dio, amavo Gesù, ma la chiesa era solo un concetto assolutamente confuso. Era quasi... per me, sembrava inutile. Ho pensato che se potevo leggere libri, se potevo ascoltare registrazioni, perché dovevo andarci?
P. Andrew: Proprio così. Solo io-e-Gesù, vero?
J. Jackson: Sì, esattamente. Bene, e allo stesso tempo, c'era anche questo senso cosmico. Ho sempre pensato che volevo essere... che non volevo far parte di una denominazione. Volevo appartenere a tutto il movimento del mondo cristiano. Non avevo idea di cosa ciò potesse significare nel senso di una Chiesa universale, ma mi sentivo collegato a C. S. Lewis, che era di una generazione precedente, che era inglese, e ho pensato...
P. Andrew: Ed era anglicano.
J. Jackson: ...ed era anglicano, giusto. Ma tra me, mi sono detto: questo è qualcuno con cui mi sento connesso. Le denominazioni mi sembravano tutte strane, per essere onesto.
E poi, quando avevo circa 17 anni, abbiamo cominciato davvero a cercare alcuni gruppi ecclesiali, e lo abbiamo fatto piuttosto nel mondo protestante carismatico, non confessionale.
P. Andrew: Quindi, quanti anni hai ora?
J. Jackson: 29.
P. Andrew: 29. E che hai fatto da quel momento nella tua tarda adolescenza fino a ora? Ora sei un catecumeno nella Chiesa ortodossa.
J. Jackson: Qualche anno fa non avrei nemmeno saputo che cosa significava la parola catecumeno.
P. Andrew: Già, è una specie di Shibbolet ortodossa. La tiri fuori, e ti ci trovi dentro.
J. Jackson: Beh, sa, una volta che ci siamo messi in contatto con il movimento carismatico, di fatto abbiamo creato una chiesa domestica a Burbank per due anni e mezzo, gestita in qualche modo da me e da mio fratello assieme ai miei genitori. Loro andavano avanti e indietro dalla città, e un pastore con cui eravamo collegati veniva a controllare le cose. Ma lo abbiamo fatto per circa due anni e mezzo, assieme a circa da 15 a 20 attori e attrici e persone del settore, che venivano quasi ogni fine settimana.
P. Andrew: Così la vostra famiglia in qualche modo ha formato il nucleo di questo gruppo, ma poi ci sono state altre persone associate ad esso.
J. Jackson: Sì, è stato fantastico. È stato un momento molto significativo, ed è stata un'esperienza incredibile. Mi sono trasferito nello stato di Washington, dopo che mi sono sposato. Saranno dieci anni a giugno da quando mi sono sposato.
P. Andrew: Ti sei sposato a 19 anni?
J. Jackson: 20. Avevo appena compiuto 20 anni.
P. Andrew: Buon per te, amico. Buon per te. Sono molto a favore del matrimonio dei giovani. Prendetene tutti nota.
J. Jackson: Sì, lo è stato. Matrimonio di giovani, e ho già tre figli. I bambini hanno otto anni, sei anni e 17 mesi.
P. Andrew: Ringraziamo Dio.
J. Jackson: Sì, è meraviglioso.
In ogni caso, abbiamo seguito il movimento carismatico per dieci anni. E ci sono state alcune esperienze belle, incredibili. C'era qualcosa per cui penso che molte persone nel movimento carismatico sarebbero attratte dall'Ortodossia, perché molti degli elementi più razionalistici in alcune altre denominazioni protestanti sembrano davvero rifuggire dallo Spirito Santo. Evitano ogni cosa che sa di mistico e soprannaturale. Penso che al centro di questo anelito che hanno i protestanti carismatici ci sia il desiderio di incontrare Dio, di sperimentare lui e il mistero del suo essere.
P. Andrew: Questo è un gran modo di descrivere il fenomeno.
J. Jackson: E non hanno la tradizione della Chiesa. Non ce l’hanno proprio, tanto che stanno creando nuove tradizioni, ma penso che per la maggior parte, i cuori di quelle persone sono assolutamente nel posto giusto. Sono alla ricerca di Dio. Sono alla ricerca di quell'incontro. E penso che molti di loro avrebbero trovato molte risposte nella fede antica, e avrebbero trovato una casa. Certamente è stato così per me.
P. Andrew: E in termini di come è iniziato tutto, come è avvenuta la transizione? Qual è stata la scoperta, il catalizzatore che ti ci ha portato?
J. Jackson: Sa, sono stato inviato in Romania per lavorare in un film. Sono stato per circa tre mesi e mezzo a Bucarest.
P. Andrew: Che film era?
J. Jackson: È una storia curiosa. Era un film che ha finito per essere chiamato Il risveglio delle tenebre. È interessante perché avevo un grande ruolo di co-protagonista, molto importante per il film. Il film era basato su un libro, e io sono stato lì per tre mesi e mezzo, ho girato tutto, e quando hanno fatto le modifiche del filmato, lo studio ha finito per voler tagliare completamente il mio personaggio fuori dal film.
P. Andrew: Carino...
J. Jackson: Cose che capitano, e per questo non sono nel film. Ma penso di essere stato mandato lì per un altro motivo.
P. Andrew: Già. La provvidenza.
J. Jackson: Sì. Ci sono andato con mia moglie, avevamo due bambini al momento, Caleb e Adora. Siamo stati per tre mesi e mezzo in Romania, ed è stato davvero intenso. Eravamo a Bucarest, un ambiente molto intenso. È interessante notare, che non è lì che ho conosciuto l'Ortodossia.
P. Andrew: Oh, wow. Lì ci sono chiese ortodosse in ogni angolo!
J. Jackson: Avrebbe dovuto essere così, ma nel mio spazio mentale pensavo così: tutto ciò che era antico era religioso e oppressivo. Era solo una supposizione. Questo è tutto quello che sapevo.
Sono entrato in alcune chiese ortodosse, molto piccole, con un sacco di oro e per me completamente estranee. E non ci ho davvero pensato molto. Ho pensato - e mia moglie pensava la stessa cosa, lei è italiana ed è cresciuta come cattolica romana - entrambi abbiamo avuto lo stesso pensiero, che era:
gli ortodossi erano una specie di cugino strano del cattolicesimo romano. Questo era tutto quello che pensavamo.
P. Andrew: Sì, lo sentiamo dire spesso!
J. Jackson: Non ho nemmeno pensato di studiare la cosa più a fondo. Ho solo pensato, ah, è solo un ramo di Roma un po' bizzarro, o qualcosa del genere.
P. Andrew: Sei andato qualche funzione religiosa, mentre eri lì, o hai semplicemente visitato le chiese?
J. Jackson: No, abbiamo solo visitato le chiese. La prima cosa che abbiamo fatto quando siamo arrivati ​​è stato entrare in una chiesa ortodossa. E la prima cosa che abbiamo fatto quando siamo usciti è farci rapinare dagli zingari. Non è uno scherzo. Non è stato un bel "Benvenuti in Romania".
La Romania è stata grande, ma dato che avevo una settimana di riposo dalle riprese, e mia moglie è italiana, abbiamo pensato: "Ehi, andiamo a Roma."
P. Andrew: Sì, non è poi così lontano.
J. Jackson: Non è poi così lontano, quindi... Eravamo a Bucarest già da due mesi, credo, in quel momento. Quindi, andiamo a Roma ed è stato lì che ho incontrato per la prima volta questo senso di "Aspetta un attimo. C'è molto di più in questa fede, nel cristianesimo, di quanto avrei mai pensato. E non risale solo ai padri fondatori dell'America".
P. Andrew: Ora, tua moglie era cattolica romana praticante quando vi siete sposati?
J. Jackson: No. No, il modo in cui è tornata a Cristo... si è allontanata dalla sua fede dopo i vent’anni, ha avuto un periodo molto buio. Questa è una cosa del tutto diversa, una storia molto intensa, di come ci siamo messi insieme. È tornata a Cristo nelle chiese domestiche che stavamo organizzando.
P. Andrew: Okay. Allora, è così che l'hai incontrata, attraverso la chiesa?
J. Jackson: Beh, era un'attrice in General Hospital, quindi le nostre strade si sono incrociate, ed è stato in realtà agli Emmy che ci siamo davvero legati, perché ho ringraziato Cristo quando ho ricevuto uno dei premi, e questo ha fatto scattare qualcosa in lei. Era lontana dal Signore in quel momento.
P. Andrew: meraviglioso.
J. Jackson: Si era sentita scandalizzato e anche molto incuriosita da questa frase. Era come se dicesse: "Non dire così!"
P. Andrew: Già, "Aspetta un attimo. Gesù è qui adesso!" all’improvviso.
J. Jackson: Comunque, no, non era cattolica romana. Era come me, vale a dire non confessionale. E mi aspettavo, a modo mio, quel che si potrebbe dire un fanatismo religioso, mi aspettavo di andare a Roma e sentire "Questo è un posto religioso così opprimente. Deve essere così". ebbene, è ​​stato l'esatto contrario.
Sono arrivato a Roma. Era la Domenica delle Palme, ed è stato semplicemente incredibile. Rami di palma erano allineati per le strade, e Papa Benedetto parlava. Eravamo a tre isolati di distanza da San Pietro, ed è stato magico. È stato molto, molto profondo, ma non ho davvero capito perché. Nel Colosseo, c'è questa grande croce, e ha colpito mia moglie e me in modo così forte che ci siamo sentiti in presenza di martiri cristiani... È una cosa leggerlo in un libro, ma è un'altra cosa essere lì, fisicamente, e realizzare.
Questo è stato il viaggio che ha risvegliato qualcosa in me. Ho pensato: "Devo imparare qualcosa di più sulla mia fede, sulla storia cristiana". Siamo tornati in Romania. Ho ordinato un libro di Justo L. Gonzalez. È uno storico davvero grande. Ha scritto un libro intitolato The Story of Christianity, in due volumi. Ho letto il primo libro, e l’autore è protestante, ma mi ha davvero aperto gli occhi sulla storia cristiana.
Questo è stato l’inizio, perché una volta che si apre la porta si comincia a dire, "Aspetta un attimo! Da dove viene tutto questo?"
P. Andrew: È come il vecchio detto - probabilmente ne hai sentito parlare - di John Henry Newman, convertito dalla Chiesa anglicana al cattolicesimo. Egli disse: "Essere in profondità nella storia significa cessare di essere protestante."
J. Jackson: Già. Sa, è divertente, perché l'ho letto. Che cosa è realmente accaduto è stato che sono andato a Roma, e ho iniziato a leggere libri di storia, che erano tutti o cattolici o protestanti. Non vi era quasi alcuna menzione dell’Ortodossia o della Chiesa d'Oriente.
P. Andrew: Già, siamo invisibili.
J. Jackson: Ho trascorso tre anni a leggere con attenzione libri di storia, di storia cristiana, e non ho incontrato quasi nulla della Chiesa d'Oriente, perché sono tutti scritti da storici occidentali.
Sono stato in questo luogo dove ho iniziato a scoprire quella che ritenevo essere la Chiesa storica, l'unica opzione. Ho pensato che questa portasse a Roma. Ho letto G. K. Chesterton. Ho letto probabilmente 15 di libri di Papa Benedetto XVI. Ho letto Giovanni Paolo II, Henry Nouwen. "Now-en": è così che si pronuncia il suo nome?
P. Andrew: "New-in."
J. Jackson: "New-in". Bei libri, come La vita dell’amato e quello sul figliol prodigo. Libri intensi. Ma c'erano alcune cose sul cattolicesimo romano che non riuscivo a conciliare, cose come l'infallibilità papale, in particolare quanto in ritardo era diventata una dottrina ufficiale, intorno al 1870 o qualcosa del genere. Era piuttosto interessante per me, perché stavo cercando la continuità, la storia della fede.
Finalmente, dopo tre anni, è venuto il punto di svolta in cui ho pensato: "Va bene..." Perché mia moglie e io abbiamo cominciato ad andare ad alcune messe cattoliche, ed ero andato a circa 12, nel corso di quel viaggio. Ed è stato interessante perché ci sono andato e sono rimasto molto mosso dallo Spirito Santo, molto commosso, e ho pensato: "Wow. Sono in presenza di... Questa è una fede storica". Ma mi sentivo come se fossi quasi nella storia del Medioevo. Non è stato fino a quando sono entrato in una chiesa ortodossa per la prima volta che ho sentito che ero in presenza della Chiesa antica, la Chiesa originale antica - ma ho fatto un salto in avanti.
In ogni caso, sono arrivato a questo punto che mi sono reso conto, "Sto per diventare cattolico?" E c’erano solo un paio di cose, cose molto grandi nel mio cuore, che io non riuscivo ad accogliere nell’anima, così mi sono trovato letteralmente a pregare per una terza porta. Ho chiesto a Dio, mi sono detto: "Non capisco più il protestantesimo," perché, per me, una casa divisa contro se stessa non può resistere. Ci sono oltre 23.000 denominazioni nella sola America.
P. Andrew: A seconda di come si conta.
J. Jackson: Sì, beh, in qualunque modo le contiamo, ci sono migliaia e migliaia di denominazioni nella sola America. Come concorda questo con i primi mille anni in cui la fede era una? Ovviamente, ci sono molte eresie, ma la Chiesa universale è una, e anche dopo la scissione di Roma, ovviamente si considerano ancora l'unica Chiesa.
P. Andrew: La storia riguarda ancora l'unità.
J. Jackson: Sì, questo è il nucleo. E anche Martin Lutero è stato... Non hanno detto tutti di colpo: "Tutto è finito," e "Potete essere tutto ciò che volete." Stavano ancora cercando di essere la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
Stavo pregando, e ho avuto molte notti che si avvicinavano a una sorta di notte quasi oscura dell'anima, una ricerca struggente della verità, perché volevo così disperatamente l'unità della fede antica. Eppure, c'era qualcosa circa la fede cattolica romana, che non era del tutto in risonanza con me. Ma tutto quello che sapevo era che l'altra opzione era quella di rimanere protestante.
Sono arrivato alla fine di questa ricerca, dopo circa tre anni, e alla fine ho pregato e ho detto, "A questo punto, perché non riesco ad accogliere appieno il cattolicesimo romano, credo che dovrò essere una sorta di protestante privo ​di diritti civili". E questo pensiero è entrato nella mia testa. Non so come sia successo. Ho pensato: "Prima di gettare del tutto la spugna e diventare un protestante rassegnato, non ho mai studiato il Grande Scisma, davvero." Ho pensato, "È una cosa che dovrei probabilmente conoscere... Ho letto tutta la storia cristiana. Dovrei dare un'occhiata a questo".
Appena ho dato un’occhiata, è stato come un fulmine. Tutte queste cose hanno cominciato a collocarsi al loro posto. Non so nemmeno come sia successo. Penso che il primo libro che ho letto è stato The Orthodox Church di padre John Anthony McGuckin, ed era appena stato pubblicato. Era un libro nuovo e l'ho preso sul mio iPhone.
P. Andrew: È appena uscito in edizione economica, tra l'altro.
J. Jackson: Lo consiglio a chiunque sia interessato a conoscere la Chiesa ortodossa. Io non riuscivo a smettere di leggerlo. Me ne stavo in piedi, fino a tarda notte, a leggerlo. Da lì in poi, è stato... È stato il culmine di quello che a quel punto era diventato un percorso di quattro anni di apprendimento e di ricerca.
Ho continuato a leggere The Orthodox Way del Vescovo Kallistos Ware, For the Life of the Worlddi Alexander Schmemann (un libro fenomenale), Becoming Orthodox di Gillquist, The Mountain of Silence... non riesco mai a ricordare il nome dell'autore. Spero che un prete antiocheno mi possa aiutare...
P. Andrew: Kyriakos Markides.
J. Jackson: Questo libro è stato fenomenale, una grande esperienza di trasformazione.
Comunque, andiamo avanti. C'è una lista enorme di libri che ho letto da allora, e tutti sono stati semplicemente incredibili e profondi. Ho iniziato a cercare chiese ortodosse su Google, e ho trovato un paio di chiese greche a cui sono andato. La prima volta che sono entrato in una chiesa ortodossa, è stato un giorno in cui non c'era nessuno. C'era questa signora anziana nella chiesa, le porte erano chiuse, ho bussato, e mi ha guardato come per dire, "Che cosa ci fai qui?" Mi ha fatto entrare, era davvero dolce.
Ho detto, "Sto solo guardando queste chiese. In realtà non ne so ancora molto".
Mi ha detto: "Vieni dentro! Vai avanti, la chiesa è vuota. Cammina, sentiti libero di guardarti intorno". Entro in chiesa da solo, in un silenzio completo, circondato da icone enormi, completamente estranee al mio background, e alzo lo sguardo e vedo il Pantocratore è lì. La prima cosa che è uscita dalla mia bocca è stata un’imprecazione, che probabilmente non era la cosa giusta...
P. Andrew: Beh, ma che si può dire quando si sta guardando il Signore Iddio onnipotente?
J. Jackson: Esattamente. Voglio dire, è stato come ... "Oh, santo...! Wow, probabilmente non avrei dovuto dirlo". Ma ero così sbigottito da quello che provavo. E questo è stato il momento in cui ho capito che quello che provavo a una funzione cattolica romana era come se fossi stato trasportato quasi al Medioevo. Quello che provavo qui era: Questa è la Chiesa originale. E l’ho provato solo stando in presenza delle icone.
Ma ecco un'altra cosa interessante: avevo sognato di essere in una chiesa ortodossa, prima di essere mai effettivamente entrato in una di esse. Quando sono entrato un quella chiesa greca, davvero bella... E sono entrato in un’altra bella chiesa greca dedicata a san Nicola nei pressi di Ventura, credo. La cosa interessante è che avevo fatto un sogno molto, molto vivido di quello che si prova ad essere in questa particolare Chiesa ortodossa, prima di averne mai vista una.
E quando sono entrato in quelle chiese, erano solo un po' diverse dal sogno, e io ne ero davvero, per qualche ragione, affascinato. Ho continuato a cercare on-line, e ho trovato questa chiesa particolare, quella in cui ora vado, chiamata Cattedrale di Santa Maria Vergine a Silverlake, e la foto sul sito web era esattamente l'esperienza che avevo avuto. Non c'erano banchi, e questo era un particolare molto preciso nel sogno che avevo avuto. La luce fluiva attraverso le finestre tra i fumi d'incenso, ed era un’esperienza molto mistica, le persone si muovevano attorno. E non appena l’ho vista, ho pensato, " Questo è proprio quello che ho sperimentato nel sogno! "
P. Andrew: Oh, wow!
J. Jackson: Ho chiamato, e il rettore della chiesa, padre John Strickland, ha risposto al telefono. Era arrivato appena due giorni prima da Seattle. Ha risposto al telefono, e ho potuto dire subito che questo era il posto giusto, perché era egli stesso un convertito, anche lui dallo stato di Washington, e siamo subito andati d’accordo.
Ho avuto alcuni incontri con lui, e poi ho portato mia moglie, Elisa, e abbiamo iniziato il collegamento con lui. La prima funzione – la prego di interrompermi se ha altre domande...
P. Andrew: No, no, questa è una bella storia!
J. Jackson: Va bene. La prima funzione a cui sono effettivamente andato era ... Ero da solo, perché stavo ancora osservando. È stato interessante perché la prima reazione che ho avuto quando sono entrato in chiesa è stata un’impressione molto, molto forte di sentirmi dire, "Va’ via. Scappa. Vattene. Esci. Vai. Non dovresti essere qui". E io pensavo che era così strano, perché avevo già letto alcuni libri, sapevo nel mio cuore che questo era il luogo dove Dio mi stava mandando, e ho pensato: "Wow". Ho iniziato a sudare. Era una sensazione davvero intensa.
Mi sentivo molto a disagio. Non conoscevo nessuno, e tutto era molto estraneo. Non sapevo cosa fare, ma, dopo, ho sentito come se lo Spirito Santo mi avesse detto: "No, resta per tutta la funzione, e poi saprai come ci si sente". [Sospiro.] Ho detto, "Va bene, lo posso fare. Lo posso fare." Così i primi 45 minuti sono stati solo un disagio assoluto.
P. Andrew: Sai, non sei la prima persona da cui ho sentito cose del genere. Ci sono molte persone che, quando incontrano l'Ortodossia, hanno questo forte senso di disagio, e credo che, per cercare di dare un’interpretazione al fenomeno, che questo sia proprio perché si sta in piedi alla presenza di Dio. E così come la tua reazione quando hai visto il Pantocrator è stato quello di dire qualche parola sconveniente, che cosa dire alla presenza di Dio? Cosa sentiamo o cosa facciamo?
Io in realtà ho visto un ateo che è venuto in una chiesa ortodossa perché era interessato a una ragazza che la frequentava, ed è stato presente per circa 20 minuti, e poi è corso fuori dalla porta principale, ha vomitato sul prato ed è letteralmente scappato. È una reazione un po' più estrema della tua, ma è accaduta davvero.
J. Jackson: Io stavo sudando. Stavo per andarmene. Ma c’era come un pensiero vivo. Non era il mio pensiero. Era del genere: "Esci. Scappa. Vai fuori di qui. Adesso". E io pensavo, "Ma perché mai? Non è... non credo che sia da Dio, ma cosa sta succedendo qui?" La cosa incredibile è stata:" Resta per tutta la funzione, e poi saprai come ci si sente".
A 45 minuti dall'inizio, è successo qualcosa. Tutta la stanza si è trasformata, e sono passato dal disagio totale a - le dirò quando è accaduto per gli ascoltatori ortodossi che conoscono la Divina Liturgia - è stato subito dopo l'omelia, dopo la preghiera per i catecumeni. Al canto di un inno - sono sicuro che ce ne sono molti, ma c’è un inno specifico che si canta dopo "Catecumeni, uscite." E tutto il luogo si è trasformato visivamente.
P. Andrew: Probabilmente è l'inno dei cherubini.
J. Jackson: Penso anch’io che sia quello.
P. Andrew: Si tratta di noi che raffiguriamo gli angeli.
J. Jackson: Sì.
P. Andrew: E siamo in adorazione di fronte al trono e all'altare di Dio.
J. Jackson: Questo è quello che è successo, perché il cielo... si è aperto. E io stavo lì. Dall'estremo di sentirmi dire "Vai fuori di qui. Queste non sono altro che cose estranee, bizzarre e scomode" fino alle lacrime sul mio viso, completamente affascinato. Era la prima funzione a cui sono andato, per quel che ricordo, le visite alle chiese greche hanno avuto luogo dopo; penso in realtà di essere andato prima a questa funzione, e poi di avere controllato alcune altre chiese per vedere a quali mi sentivo più collegato personalmente - ma la prima funzione era stata alla Domenica del pubblicano e del fariseo, che abbiamo appena passato un paio di settimane fa.
E ciò che mi ha affascinato in quel momento era che non avevo mai visto un gruppo di persone che pregano Dio con tanta umiltà. Non l'avevo davvero mai visto. Mi ha tolto il fiato, vedere persone che si fanno il segno della croce ripetendo: "Signore, abbi misericordia". E non era un pentimento da auto-flagellazione, del tipo "sono un verme". Non lo era. Era un pentimento collegato in qualche modo alla gioia, alla risurrezione. Era in qualche modo... come una relazione romantica con Dio.
Non l’avevo mai visto prima, e mentre le lacrime mi rigavano il viso, mi sono riscoperto a pregare, "Tutto quello che voglio fare è essere qui, in questa presenza. Non mi importa di niente altro al mondo. Tutto quello che voglio fare è semplicemente stare qui in questa presenza con questo gruppo di persone". Non solo il corpo locale dei fedeli, ma il Corpo.
P. Andrew: Il Corpo.
J. Jackson: Il Corpo di Cristo.
A quel punto... Non è stato facile, da quel punto.
P. Andrew: No, non è mai facile. Mai.
J. Jackson: Ma è stato certamente un momento cruciale.
P. Andrew: Non devi dirmelo se non vuoi, ma tua moglie, era con te in questa esperienza?
J. Jackson: No, non era con me in quella prima esperienza.
P. Andrew: Quindi l'hai portata dopo aver sperimentato queste cose.
J. Jackson: Sì, e l’ho portata a incontrare padre John prima che avesse mai partecipato a una funzione. E lui è stato semplicemente incredibile. Ci siamo incontrati e abbiamo parlato di molte cose. Lui ci ha accompagnato in tutta la chiesa prima che lei fosse mai stata a una funzione. E per lei è stato intimidatorio. Ha guardato le icone, e si è sentita in un certo modo impaurita. Voglio dire, come si dice, noi non giudichiamo le icone, ma loro giudicano noi. Ed è vero. È vero, spaventoso, intimidatorio. E soprattutto perché la gente deve capire che se si è cresciuti in Occidente, sia nel cattolicesimo romano o nella maggior parte delle denominazioni protestanti, si sta guardando l'esterno dell'Ortodossia attraverso la lente di qualunque esperienza o incontri che abbiamo con il cattolicesimo romano.
Ora, io non voglio criticare troppo i cattolici romani. Ho molto rispetto per loro. Ho un ottimo rapporto con molti cattolici, quindi non voglio essere troppo polemico nel mio dialogo, ma ci sonodifferenze tra le tradizioni. Alcuni dei punti di vista più strettamente giuridici sulla salvezza... Questo era ciò che mia moglie stava vivendo. Quando era nella Chiesa ortodossa, la stava vedendo attraverso la lente di ciò che aveva sperimentato nel cattolicesimo.
P. Andrew: Da ex-cattolica.
J. Jackson: Già, da ex-cattolica. E non solo, ma con la pesante influenza di dieci anni nel mondo protestante, che è estremamente anti-cattolico. E 'Romafobia', è uno dei termini che conosco.
P. Andrew: Specialmente quello che potremmo definire "Protestantesimo da Chiesa bassa."
J. Jackson: Sì, assolutamente. Per me non c'era sottofondo sacramentale per me. Per i sacramenti mi ci è voluto molto tempo, e sto ancora crescendo nella mia comprensione, e, a Dio piacendo, continuerò a crescere senza diventare stagnante.
Ma in ogni caso, lei era un po’ più titubante su molte cose. Ma io volevo condividere con lei tutto il tempo, ogni libro che stavo leggendo. Le ho letto delle cose a lei, ne ho parlato con lei. Anche quando stavo cercando nel cattolicesimo, questo apriva punti di vista diversi sulla Vergine Maria, che, crescendo nel mondo protestante, è la cosa più bizzarra e strana che si possa pensare. E, da ex-cattolica, mia moglie aveva trascurato Maria, come qualcosa del tutto irrilevante, tranne forse a Natale. Va bene durante il periodo natalizio, ma a parte questo ...
P. Andrew: "Arrivi a tenere in braccio il bambino Gesù".
J. Jackson: Già, esattamente. Ma ha cominciato a venire in chiesa con me e a prendere confidenza. Siamo arrivati all’inizio della Quaresima, e io ho uno di quei caratteri che voglio tutto subito. Così mi sono immerso completamente. Ho fatto il digiuno, lo voglio sperimentare. Lei al momento stava allattando il nostro figlio più giovane, così non era in grado di digiunare tanto. E in realtà abbiamo avuto una specie di non-proprio-meravigliosa esperienza di Pasqua a causa della tensione che c'era. E va bene così. Fa parte del cammino.
Ma ora... il suo cuore è completamente immerso. Doveva venire al Vespro del perdono ieri sera, e c'è stato un fraintendimento, e non ha potuto esserci a causa del bambino. Mi ha chiamato al telefono, piangendo, perché voleva essere lì. Ecco dove è il suo cuore.
P. Andrew: Sappiamo cos’è la maternità e la vita di un cristiano ortodosso - non abbiamo il tempo di entrare in dettaglio - ma l’ho notato anche con mia moglie. Si tratta di una costante... lotta ascetica. È un compito enorme.
Beh, vorrei cambiare un po' argomento e ti chiedo una cosa che vorrebbero chiederti i tuoi fan: Com’è che la tua fede, specialmente ora che stai diventando un cristiano ortodosso, informa e modella la tua recitazione e anche la tua musica?
J. Jackson: Sì, sono domande importanti. Ho iniziato a recitare, come ho detto, quando avevo circa 11 anni.
P. Andrew: Era in General Hospital.
J. Jackson: Già, e molto presto, mio ​​fratello e io ci siamo resi conto che dovevamo fare qualche seria riflessione su come questa professione si collega alla nostra fede.
P. Andrew: È che ... penso che parte di questo è dovuta al fatto che, come attore, interpreti personaggi che spesso fanno cose che come cristiano non peneresti affatto di fare.
J. Jackson: Assolutamente. Questa è la recitazione. Assumi il ruolo di altre persone.
P. Andrew: Tu sei qualcun altro.
J. Jackson: Sì, è un mezzo di comunicazione davvero interessante, molto, molto interessante. Una delle cose che mi dà conforto è che Cristo ha insegnato attraverso parabole, attraverso storie. Mi accosto all’arte della recitazione a partire dalla narrazione, dalla ricerca di modi per presentare la vita con onestà, che si spera possano attirare la gente quasi come in uno specchio, capaci di vedere se stessi vivere un'esperienza.
Per esempio, se una storia ritrae una vendetta, a volte una vendetta può essere una cosa molto devastante, brutta da vedere se la si prende in tutta la sua estensione. Ed è una cosa molto shakespeariana, molto biblica.
P. Andrew: Penso che Shakespeare usi questa immagine di uno specchio, e lo specchio è la vita.
J. Jackson: Davvero? Beh, è così. Ma la cosa bella è che, diciamo nel tuo cuore, hai un seme di rabbia o rancore verso qualcuno, e hai un istinto verso una sorta di vendetta - non in un modo grandioso - , ma vedi un film che mostra lo stesso istinto in modo grandioso, e tutto ad un tratto, ti rendi conto: "Wow. Guarda che conseguenze".
P. Andrew: "Guarda come è realmente il male."
J. Jackson: Già. Ti permette di vedere te stesso in forma esagerata, estesa, ma che può, credo, cambiare la vita delle persone. O mettiamo che si tratti di tossicodipendenza. Diciamo che c'è qualcuno che sta solo fumando marijuana, e non prenderebbe mai in considerazione l'eroina o il crack o qualcosa del genere. Ma va a vedere un film su un tossicodipendente, e vede la sua devastazione... Forse gli farà pensano due volte prima di coinvolgersi in queste cose. Forse si ricorderanno l'immagine del personaggio sofferente - che era finzione: anche se è un attore a farlo, forse avrà un impatto su di lui, per fargli dire, "Io non vorrei mai finire così".
P. Andrew: Penso che spesso le storie possono insegnare in modo molto più efficace, almeno per molta gente, di una semplicemente predica o insegnamento, "Questa è la nostra morale". Sì, penso che ne abbiamo bisogno, ma al  stesso tempo, se non vediamo nella nostra mente l'immagine di come appare il male, e come appare la santità, non sapremo come fare, o se dovremmo fare qualcosa.
J. Jackson: Rimane una cosa astratta. Teorica. Nell’Ortodossia, l'incontro con Dio è una cosa enorme. Uno degli altri libri che ho letto, dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, è stato Incontro con il mistero, davvero un libro bellissimo.
Recitare è un tipo di incontro, e una delle persone che vedo come una sorta di ispirazione è C. S. Lewis - che sapeva scrivere storie. Penso che a un certo punto della sua vita abbia capito di essere uno dei migliori apologeti cristiani negli ultimi cento anni, credo, ma scrisse ancora storie. Ha scritto Narnia. Se ne rese conto dicendo "ho bisogno di presentarlo in un modo che le persone possono incontrarlo in un modo viscerale, istintivo, emozionale."
Come il matrimonio, per esempio. Non ci innamoriamo teoricamente. Non ci innamoriamo razionalmente. Ci innamoriamo incontrando quell'altra persona, e se qualcuno ti domanda, puoi nominare un paio di cose, ma in realtà non puoi indicare ciò che è. È... un mistero.
P. Andrew: Lo è davvero.
J. Jackson: Così le storie, credo, fanno questo alla gente. E l'altra ispirazione è stato Dostoevskij, che è stato una grande influenza, perché l’ho scoperto da adolescente, e ha scritto cose molto, molto tenebrose. E tuttavia, ne ha scritto da un luogo di luce. Così, come attore, interpretavo serial killer, suicidi, eroinomani. Per qualche ragione, la maggior parte dei ruoli che ho ricoperto erano molto oscuri, molto disturbati, eppure ho dovuto cercare un modo di rappresentarli, non entrando io stesso nelle tenebre, ma in realtà entrando di più nella luce in modo da essere in grado di rappresentare le tenebre, ma partendo da un luogo di preghiera e intercessione; questo sarebbe in realtà, a Dio piacendo, una qualche forma di liberazione o illuminazione per la gente.
P. Andrew: Ebbene, ecco una specie di domanda un po’ più personale: L'umiltà è la virtù chiave degli ortodossi. È il modo in cui... È il cammino che stiamo percorrendo come cristiani ortodossi. Lo menziono perché alcuni potrebbero pensare: "Beh, perché sta intervistando questo ragazzo che è una star della televisione e del cinema e un musicista, e così via?" Ma non è questo il punto del colloquio. Non è il fatto che sei famoso.
D'altra parte, ho voluto sottolineare, almeno per alcuni dei nostri ascoltatori ortodossi, che, sì, ci sono alcuni personaggi famosi che sono ortodossi, non solo le persone cresciute nella fede come Tina Fey di Saturday Night Live o Jennifer Aniston di Amici o Jim e John Belushi, che sono stati tutti cresciuti ortodossi, ma anche alcuni che ci sono arrivati da adulti, come il calciatore dei Pittsburg Steelers, Troy Polamalu, che è una specie di eroe per gli ortodossi della Pennsylvania, l'attore Tom Hanks che si è sposato con una ragazza greca , e il cantante Chris Cornell dei Sound Garden, e ora tu.
Come funziona questo per te? Ovviamente, la nostra cultura valorizza la fama come un bene quasi intrinseco, ma imparare l'umiltà è il nostro obiettivo di cristiani ortodossi. Direi che la celebrità è quasi uno strumento necessario per il tuo lavoro, è una delle cose che devi essere in grado di gestire. Quindi, sapendolo, come cerchi di perseguire l'umiltà in mezzo a tutti questi fan che ti dicono quanto sei grande?
J. Jackson: Penso che sia un cammino e un interrogativo di tutta la vita. La preghiera di Gesù è utile. Questa è una domanda che ho fatto fin da quando avevo 12 anni. Mi alzavo ogni mattina, come se stessi sperimentando questa trasformazione nella mia vita con Dio, e una delle preghiere di ogni mattina quando mi alzavo era che vorrei la sapienza, ma: "Dammi la saggezza solo in proporzione all’umiltà, perché non voglio la sapienza senza un fattore di equilibrio".
E poi c’è anche CS Lewis, per esempio, che dice fondamentalmente che quanto più umile uno diventa, tanto più si rende conto del suo orgoglio. Quindi per me, una delle più grandi trasformazioni che ho avuto è stato proprio uno di quei sermoni che ho ascoltato da bambino, un sermone sull'orgoglio, e mi ha toccato fino al cuore. Non avevo mai veramente capito quant’ero orgoglioso e arrogante e sconsiderato nei miei pensieri e nelle cose che dicevo alla gente. È diventato quasi una gara di corsa con lo Spirito Santo. Tutto ad un tratto ho cominciato a sentire me stesso nelle conversazioni con le persone e questi orribili pensieri di giudizio. Ho solo pensato: "Wow! Non ho mai saputo che tutto questo esisteva in me". Ma sapendo che non c'è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo, questo mi ha ancorato a essere in grado di ricevere la condanna e pentirmi senza un senso di perdita di speranza.
Fondamentalmente, io non so come farlo. Tutto quello che so è che "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di me peccatore" è una parte della mia vita quotidiana con Dio. Le vite dei santi: se pensi di essere spirituale o santo, letto solo di uno dei santi, e poi diventerà abbastanza evidente che ti restano una vita e l'eternità per scoprire la fede.
Penso che queste siano alcune delle cose principali. La fama è una cosa ridicola, ed è l'enfasi completamente opposta al regno. Gli ultimi saranno i primi, i primi saranno gli ultimi. E devi entrare nel regno come un bambino.
P. Andrew: Penso che sia una croce, in realtà. Credo che la fama sia una croce. Ci sono alcune persone che se ne nutrono, e sono sicuro che probabilmente hai incontrato un sacco di gente del genere. Cosa fai? Ma al tempo stesso, credo che, se la vedi come una croce, sia che si tratti di una persona che si trova di fronte a un gruppo di un centinaio di persone o di qualcuno che sta di fronte a milioni, è ancora una croce. È sempre una croce.
J. Jackson: Giusto. Già. E devo dire che il mio cammino con Dio è stato segnato da questa domanda disperata. "Signore, per favore aiutami, aiutami a rimanere alla tua presenza". Non c'è modo di rimanere aperto alla sua grazia senza l'umiltà, e scoprire l'Ortodossia e sperimentarla fino a questo punto e camminare verso il giorno del nostro battesimo, devo dire che la tradizione ortodossa e le vite dei santi, la comunione dei santi, e le dottrine e la teologia nella fede ortodossa aiutano nel cammino dell’umiltà.
Una delle cose che mi ha davvero colpito, alla prima funzione a cui sono andato, è stato quando il prete, che era p. John, nel bel mezzo della funzione, è uscito e si è inchinato e ha detto: "Perdonatemi, fratelli e sorelle." Ora, questo è stato strabiliante, perché in Occidente, tutto quello che sappiamo sul sacerdozio è una sorta di clericalismo, una sorta di essere al di sopra di tutti gli altri.
P. Andrew: "L'intermediario".
J. Jackson: Sì, l'intermediario tra Dio e l'uomo. E questo era completamente diverso. Questo era... era un sacerdozio basato sull’umiltà, basato sul servizio, e sull’essere un riflesso e un'icona di Cristo. Ed è integrato nel sistema, nella tradizione. Non è come se questo individuo, padre John, fosse per caso umile, ma è nel sistema. È . Ed è nelle preghiere che il sacerdote recita durante la confessione. Voglio dire, una cosa ha segnato profondamente: l'umiltà. Non è una cosa del genere, "Sì, sì, povero peccatore, io ti assolverò." No. E del genere, "Io sono sulla tua stessa barca, e ci troviamo davanti al giudice che verrà di nuovo".
Sono grato alla Chiesa ortodossa, perché mi ha dato una casa e un posto per praticare questo combattimento spirituale di umiltà - perché è una guerra - e mi ha aiutato a darmi una casa.
P. Andrew: Hai parlato del tuo imminente battesimo. Oggi è il primo giorno di Quaresima per i cristiani ortodossi nel 2012. Noi chiamiamo questo lunedì il "Lunedì puro", e quando è che sarai battezzato?
J. Jackson: A Dio piacendo, sarà a Pasqua. Dovrebbe essere al Sabato Santo.
P. Andrew: Così questo è il giorno. Voglio dire, ogni giorno va bene per essere battezzati, ma questo è il giorno. Così sarai tu con tua moglie e i tuoi tre figli.
J. Jackson: Sì.
P. Andrew: Wow.
J. Jackson: E una cosa che volevo dire sulla mia famiglia che entra nella Chiesa è stata l'esperienza che hanno avuto i miei figli, perché è stata davvero affascinante, perché la amano assolutamente. Voglio dire, quando sono entrati la prima volta, è stato... erano semplicemente stupefatti.
P. Andrew: È come un circo a tre piste per i bambini.
J. Jackson: Oh, è incredibile!
P. Andrew: Ho anch’io tre figli.
J. Jackson: Penso che l'apprendimento, l'incontro visivo con la fede... ne parla Gillquist, e sono sicuro che ne parlano molti altri autori: tutti i sensi sono presenti alla Divina Liturgia in una chiesa ortodossa: il profumo dell’incenso, il suono degli inni che ci uniscono con gli angeli, le icone e gli elementi visivi, e quindi per gli ortodossi battezzati, la comunione: gustare e ricevere il corpo e il sangue di Cristo - ci sono tutti i sensi, e per un bambino di sei - sette anni, credo che ascoltare una predica per un'ora e venti minuti non avrà su di loro un impatto tanto quanto essere semplicemente nel bel mezzo di tutto e ricevere impressioni da quel luogo misterioso.
Anche il mio figlio più giovane, Titus, che è di 17 mesi, si sveglia ogni mattina e vuole andare verso l'angolo bello, e vuole baciare le icone. E si sveglia e dice: "Jesuh?" Cercando di dire, "Gesù". E si tocca la testolina per fare il segno della croce. Pur così giovane, è già in grado di comprendere che Gesù non è un nome teorico. C'è un'immagine, e perché è così importante? Perché Dio si è fatto visibile in Cristo, e la connessione tra le icone e l'incarnazione di Dio è molto profonda per me, e vedere la risposta dei miei figli e la connessione all’esperienza di Dio, non solo attraverso l'insegnamento, ma visivamente e attraverso l'incontro, è una cosa potente.
P. Andrew: Ho due domande. La prima è: che tipo di progetti hai in corso? Uno di quelli che mi hai raccontato, prima di questa intervista, è che stai lavorando a un libro sui contatti, le connessioni, le formazione tra l’Ortodossia e quello che fai per vivere.
J. Jackson: Questo libro in particolare è chiamato Recitare nello Spirito, e l'idea alla base era che ci sono molti metodi per gli attori, un sacco di metodi diversi...
P. Andrew: Certo, Stanislavskij.
J. Jackson: Stanislavskij e così via. Meisner e così via.
P. Andrew: L’ho letto ai tempi del college.
J. Jackson: Concettualmente non ho davvero nulla contro di loro, ma ho voluto esplorare un modo diverso di avvicinarsi al mestiere della recitazione, e l’ho fatto in un certo modo durante il mio cammino. Ora faccio l’attore da circa 20 anni. Volevo esplorare questo: come si fa ad accostarsi a personaggi tenebrosi, come ha detto lei? Come ci si avvicina a queste cose?
Il libro è davvero questo. Ogni capitolo, più o meno, parla di "recitazione come preghiera" o "recitazione come profezia", "recitazione come incontro", tutte queste cose. Parla dell'arte della recitazione, ma anche, in realtà, di ogni tipo di forma d'arte. Se qualcuno è un musicista, un poeta, uno scrittore, un regista, tutto è connesso, ma è per lo più focalizzato sulla recitazione.
Una delle cose fondamentali per recitare, nel libro, è la visione ortodossa, una visione sacramentale del mondo, per me davvero potente, rendersi conto che tutto il mondo è un sacramento, e quando il Dio invisibile incontra il mondo fisico... e recitare è un mezzo fisico: hai a che fare con altre persone: è incarnazionale. Quindi, in qualche modo, la parola deve farsi carne, misticamente, in tutti noi che siamo in Cristo, incontrandoci insieme con l'umanità nell'arte della recitazione. Si tratta davvero di un’esplorazione,. Non è certamente una cosa che viene - spero - da un luogo di cui credo di conoscere molto. È più come fare un sacco di domande e dire: "Questa è la mia esperienza", e poi sperare, forse, che potrà ispirare alcune persone, perché alcuni metodi di recitazione possono diventare piuttosto devastanti per le persone, nella loro vita personale.
Molti giovani attori, se devono interpretare un eroinomane, iniziano a sperimentare le droghe, perché pensano di dover iniziare da quel punto di vista il metodo di recitazione. La mia opinione è che questo è assolutamente inutile. Se si cresce nella compassione del cuore, come dice sant’Isacco, e si vedono le cose da un punto di vista cosmico, non solo come individui, il nostro cuore deve essere aperto a piangere con quelli che piangono, a rallegrarsi con quelli che sono nella gioia, e come attore diventa un’esperienza molto cosmica, spirituale, perché si sta entrando nella vita del personaggio, ma non è finzione quello che stai facendo, è l'intercessione che stai portando alle persone con cui lavori e alle persone che potranno vedere la storia e ciò che vi è rappresentato. Ecco alcuni dei temi del libro.
P. Andrew: E che si chiama Recitare nello Spirito?
J. Jackson: Sì, Recitare nello Spirito.
P. Andrew: Lo aspetteremo, a Dio piacendo, quando uscirà. Ecco la mia ultima domanda, allora. Per i tuoi fan, o chiunque altro potrebbe essere ora in ascolto, che non sanno nulla della Chiesa ortodossa, e tutta questa cosa può essere strana per loro, cosa diresti loro? Se avessi la possibilità di sederti con loro, come hai avuto la possibilità di sedersi con me, e ti chiedessero, "Che cosa è questo?" Forse dopo che hanno ascoltato tutto quello che hai appena detto, che messaggio vuoi dare loro? Quale messaggio vuoi dare ai tuoi fan sul cristianesimo ortodosso?
J. Jackson: Hmm. Wow. Beh, avrei dovuto usare meno parole e fare più affidamento sulla preghiera per incontrare la persona a cui sto parlando. Vorrei solo dire che è la cosa più bella che puoi sperimentare e che "Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato..." ecco che cos’è questo per me. Ed è a disposizione di tutto il mondo, di tutta la creazione. Se qualcuno è attratto verso Cristo, allora direi che questa è la casa perfetta, e se proviene da un background diverso, da una diversa tradizione, allora sarà, molto probabilmente, a volte un po' scomodo, ma al di là del disagio c'è una benedizione e una trascendenza che ne vale la pena.
Lo so, per me, il mio viaggio è una sorta di stato simile a quel momento nel Vangelo di Giovanni, quando Gesù cominciò a raccontare ai suoi seguaci: "Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue non è degno di..."
P. Andrew: Giovanni 6.
J. Jackson: Sì. Non riesco a ricordare il numero - forse lei lo ricorda - ma c’erano circa una settantina di discepoli, o quant’altro, ma la maggior parte se ne andò.
P. Andrew: Sì, la maggior parte lo ha lasciato quando ha detto quelle cose.
J. Jackson: E più o meno tutti quelli che rimasero erano i dodici, e Gesù si voltò e li guardò, e disse: "Volete andarvene anche voi?" E la risposta di Pietro a Cristo è un po’ ciò che prova il mio cuore nei confronti della Chiesa ortodossa: "È un discorso duro, quello che hai appena fatto. Non lo capisco completamente, ma tu hai parole di vita eterna. Dove posso andare?" E questo è più o meno come mi sento. Sono affascinato, e anche a disagio, vedo difficoltà, a volte, c'è una bellezza trascendente e una comunione con Dio che onestamente non cambierei con nulla, perché questo è l’oggetto originale vecchio di 2,000 anni, proprio qui.
E inoltre, la comunione mistica dei santi è qualcosa di molto, molto potente: rendersi conto che durante la Divina Liturgia non stiamo solo pregando insieme. Stiamo pregando assieme al Corpo globale di Cristo che è vivo, presente oggi, ma stiamo anche pregando assieme al Corpo di Cristo, che è al di fuori del tempo, e ci uniamo con il cielo. Fare parte di questa esperienza mistica è qualcosa che non si può esprimere a parole, e non è disponibile, in realtà, in qualsiasi altro luogo, perché è solo nella Chiesa storica. È la fede storica.
P. Andrew: Molte, molte grazie, per essere venuto a parlare con me oggi. Ancora una volta, sono qui con l'attore e musicista Jonathan Jackson, e saremo lieti di vedere qualsiasi altra cosa hai in programma, ma ti auguriamo anche successo nel tuo cammino quaresimale mentre vai, a Dio piacendo, verso l’illuminazione alla santa Pasqua. Grazie mille.
J. Jackson: Grazie, Padre.

10/31/2012

IL METODO DELLA PREGHIERA ESICASTA


Ci riteniamo in dovere di esporre, a questo punto, nella misura delle nostre modeste conoscenze e della nostra esperienza

limitata, l'insegnamento dei santi Padri sul modo di coltivare "con arte" la preghiera di Gesù. Indicheremo chiaramente quale è il modo di praticare la preghiera e quale forma della preghiera della mente e del cuore siano alla portata di tutti i cristiani senza eccezione, ivi compresi i principianti, e quale forma sia invece riservata a quanti per la benevolenza e grazia di Dio hanno fatto progressi su questa via.
  

1) Introduzione al  metodo
  Metodo di Giovanni Climaco
  Senza alcun dubbio, fra tutti i metodi il primo posto spetta a quello raccomandato da Giovanni Climaco. Tale metodo, infatti, è particolarmente pratico e non presenta alcun pericolo: è necessario e addirittura indispensabile per l'efficacia della preghiera; esso è alla portata di tutti i cristiani che vivono con pietà e cercano la salvezza, siano essi monaci o laici. Giovanni Climaco, grande guida dei monaci, parla di tale metodo in due punti della sua Scala che conduce dalla terra al cielo: nel gradino che tratta dell'obbedienza e in quello sulla preghiera. Il fatto stesso che egli esponga il primo metodo nel capitolo consacrato alla dottrina riguardante l'obbedienza dei monaci cenobiti, mostra chiaramente che esso è concepito anche per i monaci. L'esposizione di tale metodo è poi ripresa nel lungo capitolo consacrato alla preghiera, dopo le istruzioni concernenti gli esicasti; è rivolta quindi anche ai monaci più avanzati nel cammino spirituale. Lo ripetiamo: il suo grande merito consiste nel fatto che esso dà piena soddisfazione evitando qualsiasi pericolo.
“Rinchiudi il tuo pensiero nelle parole”
Nel gradino sulla preghiera Giovanni Climaco dice: “Sforzati di ricondurre o esattamente di rinchiudere il pensiero nella preghiera. Se, dato il suo stato d’infanzia, il tuo pensiero viene a mancare e si disperde, riconducilo. La mente tende all'instabilità. Ma colui che mette ordine in tutte le cose può darle stabilità. Se tu perseveri in questa attività e la custodisci costantemente, colui che stabilisce in te dei limiti al tuo mare verrà e le dirà durante la tua preghiera: “Fin qui giungerai e non oltre”(Gb 38.11). Non è possibile legare lo spirito; ma là dove si trova il creatore di tale spirito, tutto si sottomette a lui".
La fase iniziale della preghiera consiste  nel respingere i pensieri fin dal loro nascere,   mediante la preghiera; la fase centrale si ha invece quando la mente rimane esclusivamente nelle parole pronunciate vocalmente o mentalmente; il coronamento, infine, è il rapimento della mente verso Dio.   Nel gradino sull'obbedienza, Giovanni afferma: "Lotta costantemente con il tuo pensiero e fallo ritornare a te ogni volta che prende il volo. Dio non esige dai novizi una preghiera totalmente libera dalle distrazioni; non affliggerti se derubato, ma resisti e fai costantemente ritornare la mente verso di te.

  Pregare con attenzione
  Il metodo esposto qui consiste nel pregare con attenzionesia che lo si faccia vocalmente che mentalmente. Quando si prega con attenzione, il cuore non può estraniarsi, come ha detto Marco l'Asceta: "La mente che prega senza distrazione rende il cuore contrito".Così, dunque, colui che prega secondo il metodo esposto da Giovanni Climaco pregherà con le labbra, con la mente e con il cuore; e chi avrà progredito in questo modo di pregare possiederà la preghiera della mente  e de cuore e attirerà su di sé la grazia divina, come si può vedere dalle parole del grande maestro dei monaci. Che desiderare di più? Nulla, certamente.
 Quando si pratica la preghiera di Gesù in questo modo, in quale illusione si potrebbe incorrere? Si rischia solo una cosa: lasciarsi trascinare nelle distrazioni. Ma questo è un difetto che appare chiaramente: è inevitabile nei principianti, ma lo si può immediatamente correggere facendo ritornare il pensiero alle parole della preghiera. Infine può essere completamente eliminato, grazie a alla misericordia e all’aiuto di Dio, e al prezzo di un costante sforzo ascetico.
  Come Giovanni Climaco parla della preghiera del cuore
Certuni si chiederanno forse se un Padre tanto illustre e vissuto in un'epoca in cui l'orazione mentale era fiorente non abbia detto niente della preghiera compiuta dalla mente nel cuore. Ne parla sì ma in un modo così velato che soltanto coloro che conoscono per esperienza tale preghiera possono comprendere di che cosa si tratti. Il santo ha agito così in quanto guidato da quella sapienza spirituale con cui tutto il suo libro è stato scritto. Dopo aver esposto a riguardo della preghiera l'insegnamento più sicuro possibile e che può condurre chi lo pratica a uno stato di grazia, Climaco si espresse in modo allegorico su ciò che si compie quando la grazia viene a coronare la fatica della preghiera. "Una cosa", dice, "è volgersi frequentemente verso il proprio cuore [....], pregare con attenzione, con la partecipazione del cuore; altra cosa è, però,  discendere con la mente nel tempio del proprio cuore e offrirvi una preghiera mistica piena della forza e della grazia di Diola seconda tuttavia procede dalla prima. L'attenzione della mente durante la preghiera attira la  partecipazione del cuore; quando l'attenzione aumenta, la partecipazione Del cuore alla mente si trasforma in unione del cuore con la mente; quando infine si opera la 'fusione  dell'attenzione e della preghiera, la mente discende nel cuore per compiervi il vastissimo servizio sacro dell'orazione. Tutto ciò si realizza sotto la direzione della grazia di Dio, secondo il suo beneplacito e il suo giudizio. Ricercare  il secondo stato prima d'aver realizzato il primo è non soltanto inutile, ma può anche causare grossi danni. Per salvaguardare il lettore da un tale rischio, il mistero della preghiera, in questo libro destinato all'uso comune dei monaci, viene protetto contro la curiosità  e la leggerezza di spirito. In  quei tempi benedetti, in cui numerosissimi ricettacoli  della grazia, si poteva ricorrere ai loro consigli ogniqualvolta le circostanze lo richiedessero.

  Linguaggio simbolico dei Padri
  Fra i monaci di Raito, per i quali il beato Giovanni scrisse la  Scalal'orazione mentale era fiorente sotto la direzione di guide spi4tuali esperte. Il santo scrittore vi fa nuovamente allusione, in modo velato, nella sua "Lettera al pastore». Ecco come si esprime: "Innanzitutto, venerabile padre, noi abbiamo bisogno di forze spirituali per poter prendere per mano come fossero bambini e poter liberare dalla folla dei pensieri coloro che desideriamo condurre nel Santo dei Santi e ai quali speriamo di mostrare il Cristo che riposa sul loro altare mistico e segreto, e questo quando si trovano nell'anticamera di quel luogo, allorché vediamo che la folla li stringe e  li spinge nell'intento di impedire loro l'entrata desiderata. E se questi bambini sono estremamente deboli e nudi, bisogna che ce li mettiamo sulle spalle e li portiamo fino a che abbiano raggiunto la porta d'entrata. So benissimo che lì abitualmente ci si accalca e scoppiano risse di ogni genere. Ecco perché c'è chi ha detto a questo proposito: Questa fatica è dinanzi a me fino a che io non entri nel santuario di Dio (Sal 72.16-17). La fatica, però, dura solo fino all'entrata.

Isacco il  Siro
"Colui che desidera vedere il Signore in se stesso si sforza di purificare il proprio cuore con l’incessante memoriaIl paese spirituale di un uomo la c cui anima è pura si trova dentro di lui, il sole che vi brilla è la luce della santa Trinità, l'aria che vi respirano i suoi abitanti è lo Spirito Santo, la gioia, l’esultanza di quel paese è Cristo, Luce dalla Luce che è il Padre. Questa è la Gerusalemme, il regno di Dio nascosto in noi di cui parla il  Signore (cf. Lc  17.21). Quel paese è la nube della gloria  di Dio: solo coloro che sono puri di cuore vi entreranno per vedere il Volto del loro Maestro e per avere la mente illuminata dai raggi della sua luce".  "Sforzati di entrare nella cella che è in te e vedrai la cella celeste. L'una e l’altra sono una sola: è attraverso un’unica entrata che penetri in entrambe.  La scala che porta al regno dei cieli dei cieli è in te: essa misteriosamente issata nella tua anima. Entra nel profondo dite stesso, lontano da ogni peccato, e la troverai i gradini per salire in cielo"

Barsanufio
Barsanufio fu un monaco che raggiunse le più alte vette della vita spirituale e seppe introdurre i propri discepoli nel santuario della preghiera del cuore mossa dalla grazia e negli stati cui essa conduce.  Fra le sue istruzioni leggiamo ora quella che egli diede  a un esicasta che si trovava sotto la sua direzione: "Dio, che solo è senza peccato e che salva quanti sperano in lui, renda forte l’amore col quale tu lo servi nella santità e nella giustizia tutti i giorni della  tua vita nel santuario e sull’altare dell’ uomo interiore, là dove sono offerti a Dio sacrifici spirituali, l’oro, l’incenso e la mirra, dove è sacrificato il vitello grasso, dove è sparso il sangue prezioso dell'Agnello senza macchia e dove risuonano gli inni armoniosi dei santi angeli.   “Allora si offriranno vitelli sul tuo altare (Sal 50.21). Allora... quando, dunque? Quando verrà il nostro Signore, questo sommo sacerdote che offre e che riceve il sacrificio non  cruento; quando,  nel suo Nome, lo storpio seduto alla porta Bella sarà giudicato degno di udire l'annuncio gioioso: 'Alzati e cammina (At 3.6). Egli entrerà allora nel santuario camminando, saltando, lodando Dio. Allora avrà fine il sonno della negligenza e ignoranza; allora si ritirerà dalle palpebre la sonnolenza dell’acedia e della pigrizia; allora le cinque vergini sagge accenderanno le loro lampade (cf. Mt25.3) ed esulteranno con lo sposo nella santa camera nuziale, cantando a a una sola voce e senza turbamento: “Gustate e vedete quanto è buono il Signore: beato l’uomo che mette in lui la sua speranza” (Sal 33.9).  Allora avranno fine le lotte, i turbamenti, i monti; allora regnerà la pace della santa Trinità; il tesoro sarà sigillato e resterà al sicuro. Prega, perché tu possa comprendere e realizzare tutto questo,  e rallegrarti in Cristo, nostro Signore”.

Pregare alla porta del santuario
La maniera grandiosa con cui i Padri descrivono la di­sciplina spirituale della preghiera del cuore ispira in noi la grande riverenza per essa. Questa riverenza e la stessa prudenza esigono da noi che rinunciamo a ogni sforzo prematuro, presuntuoso e scriteriato di entrare nel santuario segreto; esse ci insegnano a perseverare nella preghiera attenta, nella preghiera del pentimento,  stando alla porta del tempio. L'attenzione e la contrizione di spirito: ecco la cella offerta come rifugio ai peccatori che si pentono.  E’ l’anticamera del santuario: vi troveremo riparo, vi ci rinchiuderanno mo, lontano dal peccato. Si radunino in questa Betzaeta tutti coloro che soffrono di paralisi, tutti i lebbrosi, tutti i ciechi e i sordi, in una parola tutti coloro sono malati di peccato e "che attendono l'agitarsi dell’acqua" (Gv 5.3), cioè l'azione della misericordia e della grazia di Dio.  Il Signore in persona, e lui solo,  nel tempo a lui noto, concederà, secondo la sua insondabile benevolenza, la guarigione e l’ingresso nel santuario. “ Io conosco quelli che ho scelto (Gv 13.18), dice il signore. “Non voi avete scelto me”, dice ai suoi eletti, “ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio Nome ve lo conceda” (Gv 15 16)

2) Come iniziare
 Lo ieromonaco Doroteo, asceta e autore spirituale russo, ha proposto un metodo eccellente per imparare la preghiera di Gesù: "Colui che prega con le labbra", scrive questo autore, "ma trascura la sua anima e non custodisce il suo cuore, fa salire le sue preghiere in aria, ma non verso Dio, e s'affatica invano, perchè Dio è attento allo spirito e allo zelo e non alla molteplicità delle parole. Bisogna pregare con grande fervore: con tutta l'anima, con tutto lo spirito, con tutto il cuore, con timor di Dio e con tutte le proprie forze. L'orazione mentale non permette di entrare nella cella interiore nè alle fantasie nè ai cattivi pensieri. Vuoi imparare a praticare la preghiera della mente e del cuore? Te la insegnerò. Stà bene attento, amico e obbediscimi. Per cominciare, devi dire la preghiera vocalmente, cioè con le labbra, la lingua e la voce, forte quanto basta perchè tu possa udire te stesso. Quando le labbra, la lingua e i sensi saranno sazi della preghiera detta vocalmente, la preghiera vocale cessa e si comincia a dirla in un sussurro. Dopo di ciò si deve imparare a fissare costantemente la propria attenzione sulla zona della gola. Allora, a un segno, la preghiera della mente e del cuore comincerà a sgorgare spontaneamente e incessantemente: si presenterà da sè e agirà in ogni momento, durante qualsiasi attività e in qualsiasi luogo".

L'insegnamento di Serafim di Sarov
Il beato starec e ieromonaco Serafim di Sarov prescrive al principiante, in conformità a un costume già stabilito nel "deserto" di Sarov, di dire incessantemente la preghiera: "SIGNORE GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME, PECCATORE""Durante la preghiera", insegna lo starec, "sii presente a te stesso, cioè raccogli la tua mente e uniscila alla tua anima. All'inizio, per uno o due giorni o anche più, fà questa preghiera con la sola mente,staccando le parole e fissando la tua attenzione su ciascuna di esse in particolare. Quando il Signore riscalderà il tuo cuore con il calore della sua grazia e unificherà il tuo essere in un solo spirito, questa preghiera si metterà a sgorgare in te incessantemente: essa sarà sempre con te e ti porterà gioia e nutrimento". E' proprio questo il senso delle parole pronunciate dal profeta Isaia: 'La rugiada che è con te è guarigione per loro' (Is 26.19). [...] Taci, custodisci costantemente il silenzio, ricordati sempre della presenza di Dio e del suo Nome. [...] Quando sei seduto a tavola [...] sii attento a te stesso e nutri la tua anima con la preghiera".
Dopo aver dato questa istruzione al principiante che conduce la vita attiva ed avergli insegnato la pratica della preghiera adatta a lui, l'anziano gli proibisce di slanciarsi in modo prematuro e scriteriato verso la vita contemplativa, perchè è impossibile arrivare alla seconda senza passare per la prima. La vita attiva ci purifica dalle nostre passioni peccaminose, ci fa salire fino alla perfezione attiva e, per ciò stesso, ci spiana la strada che porta alla vita contemplativa. Non possono avvicinarsi se non coloro che si sono purificati dalle proprie passioni e hanno ricevuto una formazione completa nella vita attiva, come si può vedere dalle parole della Sacra Scrittura: "Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio (Mt 5.8) e da quelle di Gregorio Teologo: "Possono avvicinarsi alla contemplazione solo coloro che hanno acquisito un'esperienza perfetta nella vita attiva. E' necessario avvicinarsi alla vita contemplativa con timore e tremore, con cuore umile e contrito, scrutando a lungo le Sante Scritture e sotto la direzione di una guida esperta - se se n'è potuta trovare una - e non con temerarietà e di propria iniziativa. A detta di Gregorio Sinaita, l'uomo temerario e presuntuoso ricerca uno stato spirituale elevato che lo supera e si sforza con orgoglio di raggiungerlo prematuramente. E ancora, se, ispirato da un desiderio satanico e non autentico, qualcuno sogna con la sua fantasia di raggiungere uno stato elevato, il diavolo lo prenderà nelle sue reti e lo farà suo schiavo". [...] 
Vigilanza e preghiera incessante
"Solo coloro che hanno l'attività interiore e che vigilano sulla propria anima", afferma Serafim, "ricevono i doni della grazia". Quelli che hanno realmente deciso di servire Dio devono esercitarsi alla memoria Dei e alla preghiera incessante al Signore Gesù Cristo, dicendo in spirito: "SIGNORE GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME, PECCATORE". A condizione che ci si metta al riparo dalle distrazioni e che si custodisca la pace dell'anima, questa pratica permette di avvicinarsi a Dio e di unirsi a Lui. Secondo le parole di Isacco il Siro, non possiamo avvicinarci a Dio se non mediante la preghiera incessante.
(Questa prima parte dello studio sul metodo è tratta in gran parte dalla preziosa opera di IGNATIJ BRJANCANINOV, Preghiera e lotta spirituale, ed. Gribaudi, a cui rimandiamo vivamente per un serio approfondimento). 

3) IL METODO 
Nil Sorskij prescrive di far silenzio interiormente, proibendo a se stessi non soltanto di pensare a qualcosa di peccaminoso o di vano ma anche a qualcosa di apparentemente utile o di spirituale. Invece di pensare, bisogna guardare incessantemente nelle profondità del proprio cuore e dire: "SIGNORE GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME, PECCATORE". Si può pregare in piedi, seduti, coricati. Coloro che sono robusti e in buona salute preghino stando in piedi; i deboli, invece, possono pregare anche stando coricati, perchè in questa pregheira l'ascesi spirituale prende il sopravvento su quella del corpo. Bisogna dare al corpo una posizione che procuri allo spirito ogni libertà per l'attività che gli è propria. Tuttavia, è da tenere presente che qui si parla del modo di agire dei monaci che, mediante un'ascesi corporale adeguata, hanno messo ordine nelle proprie inclinazioni corporali e che, in seguito ai progressi già compiuti, sono passati dall'ascesi del corpo a quella dell'anima. 

Controllo del respiro
 
Nil Sorskij raccomanda di rinchiudere la mente nel cuore e di controllare, per quanto è possibile, il respiro, per non respirare troppo spesso. In altre parole, bisogna respirare molto adagio. In generale, bisogna reprimere tutti i movimenti del sangue emantenere il corpo e l'anima in uno stato di tranquillità, di silenzio, di adorazione, di timor di Dio; altrimenti l'attività propriamente spirituale non può manifestarsi in noi: essa lo fa quando tutti i movimenti e i ribollimenti del sangue si sono placati. L'esperienza insegnerà che il controllare il fiato, cioè il respirare con minor frequenza e lentamente, contribuisce molto a farci entrare in uno stato di calma e a ricondurre la mente dal suo vagabondare. " Vi sono molte opere virtuose", dice Nil, "ma sono tutte parziali; LA PREGHIERA DEL CUORE, invece, E' LA SORGENTE DI TUTTI I BENI: essa irriga l'anima come fosse un giardino. Quest'opera, che consiste nel mantenere la mente nel cuore senza nessun pensiero, è estremamente difficile per coloro che non hanno imparato a praticarla; [...]. Ma quando l'uomo riceve la grazia, allora prega senza sforzo e con amore, perchè è da essa consolato. Allorchè sopraggiunge l'attività della preghiera, essa attira a se la mente, la riempie di allegrezza e la libera dalle distrazioni.  
Per abituarsi al metodo raccomandato da Nil Sorskij è molto utile combinarlo con quello di Giovanni Climaco e pregare senza nessuna fretta.

La tecnica di Niceforo l'Esicasta
Nella seconda metà del XIII secolo, l'eremita Niceforo l’Esicasta è il primo che attesti un legame tra la preghiera di Gesù e una tecnica di respirazione.  Dopo aver chiarito la funzione del cuore e i suoi rapporti con il respiro, egli insegna il raccoglimento dello spirito che deve essere introdotto nelle narici e spinto sin dentro al cuore contemporaneamente all’aria inspirata. Quando lo spirito, placato, è entrato nel cuore, bisogna gridare dentro di sé: SIGNORE GESU’ CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA’ DI ME!”.   
Su Niceforo è degna di nota la testimonianza di san Gregorio Palamas: "Niceforo che aveva confessato la vera fede (antiunionista) e per questa ragione fu condannato all'esilio dal primo imperatore Paleologo che accettò il pensiero dei latini; che era di origine italica, ma riconosciuta l'eresia di quelle genti, raggiunse la nostra chiesa ortodossa.... qui venuto, adottò la vita più rigorosa, quella dei monaci, e scelse come abitazione quel luogo che porta il nome della santità, cioè l'Athos, casa della virtù, posta al limite del mondo e del soprannaturale. Dimostrò subito di saper obbedire sottomettendosi ai padri più eminenti, dopo un lungo tempo dette loro la prova della sua umiltà; allora anche lui ricevette da loro L'ARTE DELLE ARTI,  cioè l'esichia come esperienza (Triadi II, 2,2).  Nel suo celebre scritto sulla pratica esicastica, Trattato della sobrietà e della custodia del cuore, Niceforo invita i lettori ad imparare la TECNICA D'ORAZIONE e afferma: "Ritorna dunque, o più esattamente torniamo, cari fratelli, a noi stessi, rigettando col massimo disprezzo il consiglio del serpente [....]. Perchè non vi è che un mezzo per accedere al perdono e alla familiarità con Dio; prima di tutto, ritornare per quanto è possibile in noi stessi". Niceforo fa seguire poi un Elenco di brani patristici che invitano all'attenzione e alla custodia del cuore e nell'ultima parte dello scritto parla della preghiera e del METODO: "Prima di tutto la tua vita sia tranquilla, libera da ogni preoccupazione, in pace con tutti....Orbene:
in quanto a te siediti, raccogli il tuo spirito, introducilo - lo spirito intendo - nelle narici; è appunto questa la via di cui si serve il respiro per arrivare al cuore. Spingilo, forzalo a discendere nel tuo cuore insieme con l'aria inspirata. Quando vi sarà, tu vedrai quale gioia ne consegue: non avrai nulla da rimpiangere... Fratello mio, abitua dunque il tuo respiro a non essere sollecito a uscirne. Agli inizi gli manca lo zelo... per questa reclusione e questo sentirsi alle strette. Ma una volta che abbia contratta l'abitudine, non proverà più alcun piacere a circolare al di fuori, PERCHE' IL REGNO DI DIO E' DENTRO DI NOI e a chi volge verso di lui i suoi sguardi e lo ricerca con preghiera pura, tutto il mondo esterno diviene vile e spregevole. Se fin dall'inizio riesci a penetrare con lo spirito NEL LUOGO DEL CUORE che ti ho mostrato, sia ringraziato Dio! Glorificalo, esulta e attaccati unicamente a questo esercizio. Esso ti insegnerà ciò che ora ignori. Sappi che mentre il tuo spirito si trova là, tu non devi nè tacere nè stare inerte. Ma non avrai altra preoccupazione che quella di GRIDARE: "SIGNORE GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME". Ma fratello mio, se malgrado tutti gli sforzi, non giungi a penetrare nei luoghi del cuore pur seguendo le mie indicazioni, fà come ti dico e, con l'aiuto di Dio, arriverai allo scopo. Tu sai che la ragione dell'uomo ha sede nel petto.... Dopo aver bandito da questo luogo ogni pensiero (lo puoi, basta volerlo), donagli l'invocazione "SIGNORE GESU' CRISTO ABBI PIETA' DI ME"  e costringiti a gridare interiormente queste parole, escludendo ogni altro pensiero. quando, col tempo, sarai reso padrone di questa pratica, essa ti aprirà senz'altro l'entrata nel luogo del cuore.
All'esicasta dunque che vuole avvalersi di un metodo psicofisico nella sua vita di preghiera, Niceforo consiglia una strada che comprende una pluralità di esigenze: scegliersi una guida esperta; sedersi, creando calma, anzitutto fisica, in se stessi; concentrare l'attenzione sulla respirazione, costringere la mente a seguire il respiro che scende verso il luogo del cuore. Infatti la mente dispersa nelle cose esteriori può essere raccolta solo facendola scendere nel cuore, centro di tutto l'uomo. Quando la mente sarà discesa nel cuore, sgorgherà la preghiera.Il metodo d'altra parte non opera da solo. E' per questo che Niceforo invita a legare ad esso la recita interiore della preghiera di Gesù. Infatti è la ripetizione del NOME DI GESU'  la vera arma contro il demonio e l'autentica via per elevarsi all'amore e al desiderio di Dio. Tale metodo pur esprimendo una condizione della preghiera dell'esicastanon ne costituisce nè l'essenza nè lo scopo.   La Preghiera del cuore, pur legata alla respirazione, non può tuttavia essere separata da una mistica sacramentaria e da una teologia dellagrazia.

Gregorio il Sinaita
In Gregorio il Sinaita la preghiera di Gesù è esplicitamente accompagnata da pratiche volte alla concentrazione dello spirito:
«A partire dal mattino, siediti su una seggiola bassa, spingi il tuo spirito dalla mente nel cuore e mantienivelo […]; faticosamente chino, con vivo dolore  al petto, alle spalle e alla nuca,  griderai senza posa nel tuo spirito o nell’animo: “SIGNORE GESU’ CRISTO ABBI PIETA’ DI ME!”. In seguito, a causa della costrizione e del disagio dovuto alla persistenza, trasporterai il tuo spirito sulla seconda metà dicendo: “FIGLIO DI DIO ABBI PIETA’ DI ME!”.
Le indicazioni sono più precise, e va notato come l'atteggiamento del corpo che viene suggerito si diversifichi dalle posizioni per la meditazione codificate in Asia. A parte questo, sono doverosi degli accostamenti per quel che riguarda l'uso ed il controllo della respirazione. Gregorio prescrive una posizione che rende tale respirazione difficoltosa in quanto «la tempesta del respiro che proviene dal cuore oscura lo spirito e agita l’anima, la distrae, rendendola soggetta all’oblio….” Ne scaturirà l’ esigenza di calmare il ritmorespiratorio per difendersi dall'oblio. Citando Evagrio egli precisa che un monaco deve avere il « ricordo di Dio» per respirazionee perseverare in cuor suo nella ricerca del Signore. Controllare i moti dell' anima e concentrare lo spirito costituiscono i due primi obiettivi per colui che desidera dedicarsi alla preghiera d'invocazione del nome. Non viene precisato che occorre sincronizzare la ripetizione della formula con il ritmo della respirazione.

Simeone il Nuovo Teologo
A Simeone il Nuovo teologo viene attribuito dalla tradizione un piccolo opuscolo dal titolo: Metodo della santa preghiera e attenzione e che invece sembra essere di un autore sconosciuto che una parte degli studiosi ha chiamato Pseudo-Simeone. L'autore inizia il suo scritto descrivendo tre metodi o forme di preghiera. Invita a scegliere quindi lo stato migliore al fine di raggiungere la sobrietà del cuore e l'attenzione.  Infatti la preghiera e l'attenzione sono "vere e senza errore" solo quando "la mente, pregando, custodisce il cuore e ritorna sempre all'interno di questo e dal suo profondo fa risalire le sue domande verso il Signore. Allora la mente, avendo gustato quanto è buono il Signore, non è più espulsa dal soggiorno del cuore". il transito della mente verso il cuore avviene  soprattutto con l'invocazione del Nome di Gesù:
"Quando la mente trova il posto nel cuore, vede subito quello in cui non avrebbe mai creduto: vede l'aria all'interno del cuore e se stessa tutta luminosa e piena di discernimento; appena spunta un pensiero, prima che si completi e prenda forma, lo scaccia e lo annienta con l'invocazione di Gesù Cristo. Allora la mente piena di risentimento nei confronti dei demoni, desta la collera secondo natura e colpisce, cacciandoli, i nemici spirituali. Il resto lo apprenderai con l'aiuto di Dio, nella custodia della mente, mantenendo Gesù nel cuore". 
L'autore consiglia infine UN METODO NATURALE  PER L'INVOCAZIONE DEL NOME  e la custodia del cuore:
"Quindi, seduto in una cella tranquillo, in disparte, in un angolo, fà quello che ti dico: chiudi la porta, ed eleva la tua mente al di sopra di ogni oggetto vano e temporale. quindi appoggia la barba sul petto, volgi il tuo occhio corporeo, assieme a tutta la mente, nel centro del tuo ventre, cioè nell'ombelico. Comprimi l'inspirazione che passa per il naso, in modo da non respirare agevolmente ed esplora mentalmente all'interno delle viscere, PER TROVARE IL POSTO DEL CUORE ove sono solite dimorare tutte le potenze dell'animo. Dapprima troverai oscurità e una durezza ostinata, ma, PERSEVERANDO IN QUEST' OPERA NOTTE E GIORNO, troverai, oh meraviglia!, una felicità infinita. 
Il METODO raccomanda, durante la ripetizione della preghiera "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me", una posizione rilassata: "seduto in una cella tranquilla"; una disciplina della respirazione; una pratica immaginale alla ricerca del luogo del cuore nelle viscere: Sembra che questa tecnica avesse un preciso significato: "L'ombelico, secondo l'anonimo - che seguiva un'antichissima concezione già attestata nel Timeo di Platone - era la sede della concupiscenza. La trasmutazione che viene operata con questo metodo, il raffreddamento delle potenze dell'anima, non va intesa come repressione o annientamento di qualche parte, ma come UNA TRASFORMAZIONE DELLE DIVERSE COMPONENTI PSICHICHE. Di qui la necessità di una discesa nella zona ombelicale, per poi risalire nel luogo del cuore. Ma sarà proprio questa concezione a suscitare polemiche e difficoltà.
Tale metodo psicofisico sembra infatti mostrare più di una affinità con le tecniche yoga dell'estremo oriente sia di derivazione indiana (tantra induista), sia di derivazione tibetana e cinese (tantra buddhista, zen, taoismo) che mirano, appunto, alla trasformazione delle energie interne in vista dell'illuminazione e/o della lunga vita. La stessa alchimia occidentale, nel suo risvolto mistico-spirituale, opera con delle tecniche simili che mirano alla trasmutazione delle energie sessuali in vista del cosiddetto "corpo di luce". Paralleli importanti si ritrovano, infine, anche nell'ambito della mistica islamica (sufismo) sia sotto il profilo della tecnica (dihkr), che dal punto di vista teorico-concettuale.
In un prossimo articolo ci proponiamo di analizzare tutte queste convergenze e somiglianze; per il momento notiamo come, a differenza di tutte queste correnti religiose ed esoteriche, tutti i maestri esicasti (G. Palamas, Teofane il recluso, I. Brjiancaninov, etc.) abbiano sempre sottolineato che la tecnica è solo un accessorio, anche se utile, che facilita il raccoglimento dello spirito e aiuta i principianti a iniziare un cammino non facile verso l'incontro con Dio, vero e unico artefice, attraverso la sua grazia, del progresso spirituale nella contemplazione.  

IL METODO DELLA PREGHIERA ESICASTA


Ci riteniamo in dovere di esporre, a questo punto, nella misura delle nostre modeste conoscenze e della nostra esperienza

limitata, l'insegnamento dei santi Padri sul modo di coltivare "con arte" la preghiera di Gesù. Indicheremo chiaramente quale è il modo di praticare la preghiera e quale forma della preghiera della mente e del cuore siano alla portata di tutti i cristiani senza eccezione, ivi compresi i principianti, e quale forma sia invece riservata a quanti per la benevolenza e grazia di Dio hanno fatto progressi su questa via.
  

1) Introduzione al  metodo
  Metodo di Giovanni Climaco
  Senza alcun dubbio, fra tutti i metodi il primo posto spetta a quello raccomandato da Giovanni Climaco. Tale metodo, infatti, è particolarmente pratico e non presenta alcun pericolo: è necessario e addirittura indispensabile per l'efficacia della preghiera; esso è alla portata di tutti i cristiani che vivono con pietà e cercano la salvezza, siano essi monaci o laici. Giovanni Climaco, grande guida dei monaci, parla di tale metodo in due punti della sua Scala che conduce dalla terra al cielo: nel gradino che tratta dell'obbedienza e in quello sulla preghiera. Il fatto stesso che egli esponga il primo metodo nel capitolo consacrato alla dottrina riguardante l'obbedienza dei monaci cenobiti, mostra chiaramente che esso è concepito anche per i monaci. L'esposizione di tale metodo è poi ripresa nel lungo capitolo consacrato alla preghiera, dopo le istruzioni concernenti gli esicasti; è rivolta quindi anche ai monaci più avanzati nel cammino spirituale. Lo ripetiamo: il suo grande merito consiste nel fatto che esso dà piena soddisfazione evitando qualsiasi pericolo.
“Rinchiudi il tuo pensiero nelle parole”
Nel gradino sulla preghiera Giovanni Climaco dice: “Sforzati di ricondurre o esattamente di rinchiudere il pensiero nella preghiera. Se, dato il suo stato d’infanzia, il tuo pensiero viene a mancare e si disperde, riconducilo. La mente tende all'instabilità. Ma colui che mette ordine in tutte le cose può darle stabilità. Se tu perseveri in questa attività e la custodisci costantemente, colui che stabilisce in te dei limiti al tuo mare verrà e le dirà durante la tua preghiera: “Fin qui giungerai e non oltre”(Gb 38.11). Non è possibile legare lo spirito; ma là dove si trova il creatore di tale spirito, tutto si sottomette a lui".
La fase iniziale della preghiera consiste  nel respingere i pensieri fin dal loro nascere,   mediante la preghiera; la fase centrale si ha invece quando la mente rimane esclusivamente nelle parole pronunciate vocalmente o mentalmente; il coronamento, infine, è il rapimento della mente verso Dio.   Nel gradino sull'obbedienza, Giovanni afferma: "Lotta costantemente con il tuo pensiero e fallo ritornare a te ogni volta che prende il volo. Dio non esige dai novizi una preghiera totalmente libera dalle distrazioni; non affliggerti se derubato, ma resisti e fai costantemente ritornare la mente verso di te.

  Pregare con attenzione
  Il metodo esposto qui consiste nel pregare con attenzionesia che lo si faccia vocalmente che mentalmente. Quando si prega con attenzione, il cuore non può estraniarsi, come ha detto Marco l'Asceta: "La mente che prega senza distrazione rende il cuore contrito".Così, dunque, colui che prega secondo il metodo esposto da Giovanni Climaco pregherà con le labbra, con la mente e con il cuore; e chi avrà progredito in questo modo di pregare possiederà la preghiera della mente  e de cuore e attirerà su di sé la grazia divina, come si può vedere dalle parole del grande maestro dei monaci. Che desiderare di più? Nulla, certamente.
 Quando si pratica la preghiera di Gesù in questo modo, in quale illusione si potrebbe incorrere? Si rischia solo una cosa: lasciarsi trascinare nelle distrazioni. Ma questo è un difetto che appare chiaramente: è inevitabile nei principianti, ma lo si può immediatamente correggere facendo ritornare il pensiero alle parole della preghiera. Infine può essere completamente eliminato, grazie a alla misericordia e all’aiuto di Dio, e al prezzo di un costante sforzo ascetico.
  Come Giovanni Climaco parla della preghiera del cuore
Certuni si chiederanno forse se un Padre tanto illustre e vissuto in un'epoca in cui l'orazione mentale era fiorente non abbia detto niente della preghiera compiuta dalla mente nel cuore. Ne parla sì ma in un modo così velato che soltanto coloro che conoscono per esperienza tale preghiera possono comprendere di che cosa si tratti. Il santo ha agito così in quanto guidato da quella sapienza spirituale con cui tutto il suo libro è stato scritto. Dopo aver esposto a riguardo della preghiera l'insegnamento più sicuro possibile e che può condurre chi lo pratica a uno stato di grazia, Climaco si espresse in modo allegorico su ciò che si compie quando la grazia viene a coronare la fatica della preghiera. "Una cosa", dice, "è volgersi frequentemente verso il proprio cuore [....], pregare con attenzione, con la partecipazione del cuore; altra cosa è, però,  discendere con la mente nel tempio del proprio cuore e offrirvi una preghiera mistica piena della forza e della grazia di Diola seconda tuttavia procede dalla prima. L'attenzione della mente durante la preghiera attira la  partecipazione del cuore; quando l'attenzione aumenta, la partecipazione Del cuore alla mente si trasforma in unione del cuore con la mente; quando infine si opera la 'fusione  dell'attenzione e della preghiera, la mente discende nel cuore per compiervi il vastissimo servizio sacro dell'orazione. Tutto ciò si realizza sotto la direzione della grazia di Dio, secondo il suo beneplacito e il suo giudizio. Ricercare  il secondo stato prima d'aver realizzato il primo è non soltanto inutile, ma può anche causare grossi danni. Per salvaguardare il lettore da un tale rischio, il mistero della preghiera, in questo libro destinato all'uso comune dei monaci, viene protetto contro la curiosità  e la leggerezza di spirito. In  quei tempi benedetti, in cui numerosissimi ricettacoli  della grazia, si poteva ricorrere ai loro consigli ogniqualvolta le circostanze lo richiedessero.

  Linguaggio simbolico dei Padri
  Fra i monaci di Raito, per i quali il beato Giovanni scrisse la  Scalal'orazione mentale era fiorente sotto la direzione di guide spi4tuali esperte. Il santo scrittore vi fa nuovamente allusione, in modo velato, nella sua "Lettera al pastore». Ecco come si esprime: "Innanzitutto, venerabile padre, noi abbiamo bisogno di forze spirituali per poter prendere per mano come fossero bambini e poter liberare dalla folla dei pensieri coloro che desideriamo condurre nel Santo dei Santi e ai quali speriamo di mostrare il Cristo che riposa sul loro altare mistico e segreto, e questo quando si trovano nell'anticamera di quel luogo, allorché vediamo che la folla li stringe e  li spinge nell'intento di impedire loro l'entrata desiderata. E se questi bambini sono estremamente deboli e nudi, bisogna che ce li mettiamo sulle spalle e li portiamo fino a che abbiano raggiunto la porta d'entrata. So benissimo che lì abitualmente ci si accalca e scoppiano risse di ogni genere. Ecco perché c'è chi ha detto a questo proposito: Questa fatica è dinanzi a me fino a che io non entri nel santuario di Dio (Sal 72.16-17). La fatica, però, dura solo fino all'entrata.

Isacco il  Siro
"Colui che desidera vedere il Signore in se stesso si sforza di purificare il proprio cuore con l’incessante memoriaIl paese spirituale di un uomo la c cui anima è pura si trova dentro di lui, il sole che vi brilla è la luce della santa Trinità, l'aria che vi respirano i suoi abitanti è lo Spirito Santo, la gioia, l’esultanza di quel paese è Cristo, Luce dalla Luce che è il Padre. Questa è la Gerusalemme, il regno di Dio nascosto in noi di cui parla il  Signore (cf. Lc  17.21). Quel paese è la nube della gloria  di Dio: solo coloro che sono puri di cuore vi entreranno per vedere il Volto del loro Maestro e per avere la mente illuminata dai raggi della sua luce".  "Sforzati di entrare nella cella che è in te e vedrai la cella celeste. L'una e l’altra sono una sola: è attraverso un’unica entrata che penetri in entrambe.  La scala che porta al regno dei cieli dei cieli è in te: essa misteriosamente issata nella tua anima. Entra nel profondo dite stesso, lontano da ogni peccato, e la troverai i gradini per salire in cielo"

Barsanufio
Barsanufio fu un monaco che raggiunse le più alte vette della vita spirituale e seppe introdurre i propri discepoli nel santuario della preghiera del cuore mossa dalla grazia e negli stati cui essa conduce.  Fra le sue istruzioni leggiamo ora quella che egli diede  a un esicasta che si trovava sotto la sua direzione: "Dio, che solo è senza peccato e che salva quanti sperano in lui, renda forte l’amore col quale tu lo servi nella santità e nella giustizia tutti i giorni della  tua vita nel santuario e sull’altare dell’ uomo interiore, là dove sono offerti a Dio sacrifici spirituali, l’oro, l’incenso e la mirra, dove è sacrificato il vitello grasso, dove è sparso il sangue prezioso dell'Agnello senza macchia e dove risuonano gli inni armoniosi dei santi angeli.   “Allora si offriranno vitelli sul tuo altare (Sal 50.21). Allora... quando, dunque? Quando verrà il nostro Signore, questo sommo sacerdote che offre e che riceve il sacrificio non  cruento; quando,  nel suo Nome, lo storpio seduto alla porta Bella sarà giudicato degno di udire l'annuncio gioioso: 'Alzati e cammina (At 3.6). Egli entrerà allora nel santuario camminando, saltando, lodando Dio. Allora avrà fine il sonno della negligenza e ignoranza; allora si ritirerà dalle palpebre la sonnolenza dell’acedia e della pigrizia; allora le cinque vergini sagge accenderanno le loro lampade (cf. Mt25.3) ed esulteranno con lo sposo nella santa camera nuziale, cantando a a una sola voce e senza turbamento: “Gustate e vedete quanto è buono il Signore: beato l’uomo che mette in lui la sua speranza” (Sal 33.9).  Allora avranno fine le lotte, i turbamenti, i monti; allora regnerà la pace della santa Trinità; il tesoro sarà sigillato e resterà al sicuro. Prega, perché tu possa comprendere e realizzare tutto questo,  e rallegrarti in Cristo, nostro Signore”.

Pregare alla porta del santuario
La maniera grandiosa con cui i Padri descrivono la di­sciplina spirituale della preghiera del cuore ispira in noi la grande riverenza per essa. Questa riverenza e la stessa prudenza esigono da noi che rinunciamo a ogni sforzo prematuro, presuntuoso e scriteriato di entrare nel santuario segreto; esse ci insegnano a perseverare nella preghiera attenta, nella preghiera del pentimento,  stando alla porta del tempio. L'attenzione e la contrizione di spirito: ecco la cella offerta come rifugio ai peccatori che si pentono.  E’ l’anticamera del santuario: vi troveremo riparo, vi ci rinchiuderanno mo, lontano dal peccato. Si radunino in questa Betzaeta tutti coloro che soffrono di paralisi, tutti i lebbrosi, tutti i ciechi e i sordi, in una parola tutti coloro sono malati di peccato e "che attendono l'agitarsi dell’acqua" (Gv 5.3), cioè l'azione della misericordia e della grazia di Dio.  Il Signore in persona, e lui solo,  nel tempo a lui noto, concederà, secondo la sua insondabile benevolenza, la guarigione e l’ingresso nel santuario. “ Io conosco quelli che ho scelto (Gv 13.18), dice il signore. “Non voi avete scelto me”, dice ai suoi eletti, “ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio Nome ve lo conceda” (Gv 15 16)

2) Come iniziare
 Lo ieromonaco Doroteo, asceta e autore spirituale russo, ha proposto un metodo eccellente per imparare la preghiera di Gesù: "Colui che prega con le labbra", scrive questo autore, "ma trascura la sua anima e non custodisce il suo cuore, fa salire le sue preghiere in aria, ma non verso Dio, e s'affatica invano, perchè Dio è attento allo spirito e allo zelo e non alla molteplicità delle parole. Bisogna pregare con grande fervore: con tutta l'anima, con tutto lo spirito, con tutto il cuore, con timor di Dio e con tutte le proprie forze. L'orazione mentale non permette di entrare nella cella interiore nè alle fantasie nè ai cattivi pensieri. Vuoi imparare a praticare la preghiera della mente e del cuore? Te la insegnerò. Stà bene attento, amico e obbediscimi. Per cominciare, devi dire la preghiera vocalmente, cioè con le labbra, la lingua e la voce, forte quanto basta perchè tu possa udire te stesso. Quando le labbra, la lingua e i sensi saranno sazi della preghiera detta vocalmente, la preghiera vocale cessa e si comincia a dirla in un sussurro. Dopo di ciò si deve imparare a fissare costantemente la propria attenzione sulla zona della gola. Allora, a un segno, la preghiera della mente e del cuore comincerà a sgorgare spontaneamente e incessantemente: si presenterà da sè e agirà in ogni momento, durante qualsiasi attività e in qualsiasi luogo".

L'insegnamento di Serafim di Sarov
Il beato starec e ieromonaco Serafim di Sarov prescrive al principiante, in conformità a un costume già stabilito nel "deserto" di Sarov, di dire incessantemente la preghiera: "SIGNORE GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME, PECCATORE""Durante la preghiera", insegna lo starec, "sii presente a te stesso, cioè raccogli la tua mente e uniscila alla tua anima. All'inizio, per uno o due giorni o anche più, fà questa preghiera con la sola mente,staccando le parole e fissando la tua attenzione su ciascuna di esse in particolare. Quando il Signore riscalderà il tuo cuore con il calore della sua grazia e unificherà il tuo essere in un solo spirito, questa preghiera si metterà a sgorgare in te incessantemente: essa sarà sempre con te e ti porterà gioia e nutrimento". E' proprio questo il senso delle parole pronunciate dal profeta Isaia: 'La rugiada che è con te è guarigione per loro' (Is 26.19). [...] Taci, custodisci costantemente il silenzio, ricordati sempre della presenza di Dio e del suo Nome. [...] Quando sei seduto a tavola [...] sii attento a te stesso e nutri la tua anima con la preghiera".
Dopo aver dato questa istruzione al principiante che conduce la vita attiva ed avergli insegnato la pratica della preghiera adatta a lui, l'anziano gli proibisce di slanciarsi in modo prematuro e scriteriato verso la vita contemplativa, perchè è impossibile arrivare alla seconda senza passare per la prima. La vita attiva ci purifica dalle nostre passioni peccaminose, ci fa salire fino alla perfezione attiva e, per ciò stesso, ci spiana la strada che porta alla vita contemplativa. Non possono avvicinarsi se non coloro che si sono purificati dalle proprie passioni e hanno ricevuto una formazione completa nella vita attiva, come si può vedere dalle parole della Sacra Scrittura: "Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio (Mt 5.8) e da quelle di Gregorio Teologo: "Possono avvicinarsi alla contemplazione solo coloro che hanno acquisito un'esperienza perfetta nella vita attiva. E' necessario avvicinarsi alla vita contemplativa con timore e tremore, con cuore umile e contrito, scrutando a lungo le Sante Scritture e sotto la direzione di una guida esperta - se se n'è potuta trovare una - e non con temerarietà e di propria iniziativa. A detta di Gregorio Sinaita, l'uomo temerario e presuntuoso ricerca uno stato spirituale elevato che lo supera e si sforza con orgoglio di raggiungerlo prematuramente. E ancora, se, ispirato da un desiderio satanico e non autentico, qualcuno sogna con la sua fantasia di raggiungere uno stato elevato, il diavolo lo prenderà nelle sue reti e lo farà suo schiavo". [...] 
Vigilanza e preghiera incessante
"Solo coloro che hanno l'attività interiore e che vigilano sulla propria anima", afferma Serafim, "ricevono i doni della grazia". Quelli che hanno realmente deciso di servire Dio devono esercitarsi alla memoria Dei e alla preghiera incessante al Signore Gesù Cristo, dicendo in spirito: "SIGNORE GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME, PECCATORE". A condizione che ci si metta al riparo dalle distrazioni e che si custodisca la pace dell'anima, questa pratica permette di avvicinarsi a Dio e di unirsi a Lui. Secondo le parole di Isacco il Siro, non possiamo avvicinarci a Dio se non mediante la preghiera incessante.
(Questa prima parte dello studio sul metodo è tratta in gran parte dalla preziosa opera di IGNATIJ BRJANCANINOV, Preghiera e lotta spirituale, ed. Gribaudi, a cui rimandiamo vivamente per un serio approfondimento). 

3) IL METODO 
Nil Sorskij prescrive di far silenzio interiormente, proibendo a se stessi non soltanto di pensare a qualcosa di peccaminoso o di vano ma anche a qualcosa di apparentemente utile o di spirituale. Invece di pensare, bisogna guardare incessantemente nelle profondità del proprio cuore e dire: "SIGNORE GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME, PECCATORE". Si può pregare in piedi, seduti, coricati. Coloro che sono robusti e in buona salute preghino stando in piedi; i deboli, invece, possono pregare anche stando coricati, perchè in questa pregheira l'ascesi spirituale prende il sopravvento su quella del corpo. Bisogna dare al corpo una posizione che procuri allo spirito ogni libertà per l'attività che gli è propria. Tuttavia, è da tenere presente che qui si parla del modo di agire dei monaci che, mediante un'ascesi corporale adeguata, hanno messo ordine nelle proprie inclinazioni corporali e che, in seguito ai progressi già compiuti, sono passati dall'ascesi del corpo a quella dell'anima. 

Controllo del respiro
 
Nil Sorskij raccomanda di rinchiudere la mente nel cuore e di controllare, per quanto è possibile, il respiro, per non respirare troppo spesso. In altre parole, bisogna respirare molto adagio. In generale, bisogna reprimere tutti i movimenti del sangue emantenere il corpo e l'anima in uno stato di tranquillità, di silenzio, di adorazione, di timor di Dio; altrimenti l'attività propriamente spirituale non può manifestarsi in noi: essa lo fa quando tutti i movimenti e i ribollimenti del sangue si sono placati. L'esperienza insegnerà che il controllare il fiato, cioè il respirare con minor frequenza e lentamente, contribuisce molto a farci entrare in uno stato di calma e a ricondurre la mente dal suo vagabondare. " Vi sono molte opere virtuose", dice Nil, "ma sono tutte parziali; LA PREGHIERA DEL CUORE, invece, E' LA SORGENTE DI TUTTI I BENI: essa irriga l'anima come fosse un giardino. Quest'opera, che consiste nel mantenere la mente nel cuore senza nessun pensiero, è estremamente difficile per coloro che non hanno imparato a praticarla; [...]. Ma quando l'uomo riceve la grazia, allora prega senza sforzo e con amore, perchè è da essa consolato. Allorchè sopraggiunge l'attività della preghiera, essa attira a se la mente, la riempie di allegrezza e la libera dalle distrazioni.  
Per abituarsi al metodo raccomandato da Nil Sorskij è molto utile combinarlo con quello di Giovanni Climaco e pregare senza nessuna fretta.

La tecnica di Niceforo l'Esicasta
Nella seconda metà del XIII secolo, l'eremita Niceforo l’Esicasta è il primo che attesti un legame tra la preghiera di Gesù e una tecnica di respirazione.  Dopo aver chiarito la funzione del cuore e i suoi rapporti con il respiro, egli insegna il raccoglimento dello spirito che deve essere introdotto nelle narici e spinto sin dentro al cuore contemporaneamente all’aria inspirata. Quando lo spirito, placato, è entrato nel cuore, bisogna gridare dentro di sé: SIGNORE GESU’ CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA’ DI ME!”.   
Su Niceforo è degna di nota la testimonianza di san Gregorio Palamas: "Niceforo che aveva confessato la vera fede (antiunionista) e per questa ragione fu condannato all'esilio dal primo imperatore Paleologo che accettò il pensiero dei latini; che era di origine italica, ma riconosciuta l'eresia di quelle genti, raggiunse la nostra chiesa ortodossa.... qui venuto, adottò la vita più rigorosa, quella dei monaci, e scelse come abitazione quel luogo che porta il nome della santità, cioè l'Athos, casa della virtù, posta al limite del mondo e del soprannaturale. Dimostrò subito di saper obbedire sottomettendosi ai padri più eminenti, dopo un lungo tempo dette loro la prova della sua umiltà; allora anche lui ricevette da loro L'ARTE DELLE ARTI,  cioè l'esichia come esperienza (Triadi II, 2,2).  Nel suo celebre scritto sulla pratica esicastica, Trattato della sobrietà e della custodia del cuore, Niceforo invita i lettori ad imparare la TECNICA D'ORAZIONE e afferma: "Ritorna dunque, o più esattamente torniamo, cari fratelli, a noi stessi, rigettando col massimo disprezzo il consiglio del serpente [....]. Perchè non vi è che un mezzo per accedere al perdono e alla familiarità con Dio; prima di tutto, ritornare per quanto è possibile in noi stessi". Niceforo fa seguire poi un Elenco di brani patristici che invitano all'attenzione e alla custodia del cuore e nell'ultima parte dello scritto parla della preghiera e del METODO: "Prima di tutto la tua vita sia tranquilla, libera da ogni preoccupazione, in pace con tutti....Orbene:
in quanto a te siediti, raccogli il tuo spirito, introducilo - lo spirito intendo - nelle narici; è appunto questa la via di cui si serve il respiro per arrivare al cuore. Spingilo, forzalo a discendere nel tuo cuore insieme con l'aria inspirata. Quando vi sarà, tu vedrai quale gioia ne consegue: non avrai nulla da rimpiangere... Fratello mio, abitua dunque il tuo respiro a non essere sollecito a uscirne. Agli inizi gli manca lo zelo... per questa reclusione e questo sentirsi alle strette. Ma una volta che abbia contratta l'abitudine, non proverà più alcun piacere a circolare al di fuori, PERCHE' IL REGNO DI DIO E' DENTRO DI NOI e a chi volge verso di lui i suoi sguardi e lo ricerca con preghiera pura, tutto il mondo esterno diviene vile e spregevole. Se fin dall'inizio riesci a penetrare con lo spirito NEL LUOGO DEL CUORE che ti ho mostrato, sia ringraziato Dio! Glorificalo, esulta e attaccati unicamente a questo esercizio. Esso ti insegnerà ciò che ora ignori. Sappi che mentre il tuo spirito si trova là, tu non devi nè tacere nè stare inerte. Ma non avrai altra preoccupazione che quella di GRIDARE: "SIGNORE GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME". Ma fratello mio, se malgrado tutti gli sforzi, non giungi a penetrare nei luoghi del cuore pur seguendo le mie indicazioni, fà come ti dico e, con l'aiuto di Dio, arriverai allo scopo. Tu sai che la ragione dell'uomo ha sede nel petto.... Dopo aver bandito da questo luogo ogni pensiero (lo puoi, basta volerlo), donagli l'invocazione "SIGNORE GESU' CRISTO ABBI PIETA' DI ME"  e costringiti a gridare interiormente queste parole, escludendo ogni altro pensiero. quando, col tempo, sarai reso padrone di questa pratica, essa ti aprirà senz'altro l'entrata nel luogo del cuore.
All'esicasta dunque che vuole avvalersi di un metodo psicofisico nella sua vita di preghiera, Niceforo consiglia una strada che comprende una pluralità di esigenze: scegliersi una guida esperta; sedersi, creando calma, anzitutto fisica, in se stessi; concentrare l'attenzione sulla respirazione, costringere la mente a seguire il respiro che scende verso il luogo del cuore. Infatti la mente dispersa nelle cose esteriori può essere raccolta solo facendola scendere nel cuore, centro di tutto l'uomo. Quando la mente sarà discesa nel cuore, sgorgherà la preghiera.Il metodo d'altra parte non opera da solo. E' per questo che Niceforo invita a legare ad esso la recita interiore della preghiera di Gesù. Infatti è la ripetizione del NOME DI GESU'  la vera arma contro il demonio e l'autentica via per elevarsi all'amore e al desiderio di Dio. Tale metodo pur esprimendo una condizione della preghiera dell'esicastanon ne costituisce nè l'essenza nè lo scopo.   La Preghiera del cuore, pur legata alla respirazione, non può tuttavia essere separata da una mistica sacramentaria e da una teologia dellagrazia.

Gregorio il Sinaita
In Gregorio il Sinaita la preghiera di Gesù è esplicitamente accompagnata da pratiche volte alla concentrazione dello spirito:
«A partire dal mattino, siediti su una seggiola bassa, spingi il tuo spirito dalla mente nel cuore e mantienivelo […]; faticosamente chino, con vivo dolore  al petto, alle spalle e alla nuca,  griderai senza posa nel tuo spirito o nell’animo: “SIGNORE GESU’ CRISTO ABBI PIETA’ DI ME!”. In seguito, a causa della costrizione e del disagio dovuto alla persistenza, trasporterai il tuo spirito sulla seconda metà dicendo: “FIGLIO DI DIO ABBI PIETA’ DI ME!”.
Le indicazioni sono più precise, e va notato come l'atteggiamento del corpo che viene suggerito si diversifichi dalle posizioni per la meditazione codificate in Asia. A parte questo, sono doverosi degli accostamenti per quel che riguarda l'uso ed il controllo della respirazione. Gregorio prescrive una posizione che rende tale respirazione difficoltosa in quanto «la tempesta del respiro che proviene dal cuore oscura lo spirito e agita l’anima, la distrae, rendendola soggetta all’oblio….” Ne scaturirà l’ esigenza di calmare il ritmorespiratorio per difendersi dall'oblio. Citando Evagrio egli precisa che un monaco deve avere il « ricordo di Dio» per respirazionee perseverare in cuor suo nella ricerca del Signore. Controllare i moti dell' anima e concentrare lo spirito costituiscono i due primi obiettivi per colui che desidera dedicarsi alla preghiera d'invocazione del nome. Non viene precisato che occorre sincronizzare la ripetizione della formula con il ritmo della respirazione.

Simeone il Nuovo Teologo
A Simeone il Nuovo teologo viene attribuito dalla tradizione un piccolo opuscolo dal titolo: Metodo della santa preghiera e attenzione e che invece sembra essere di un autore sconosciuto che una parte degli studiosi ha chiamato Pseudo-Simeone. L'autore inizia il suo scritto descrivendo tre metodi o forme di preghiera. Invita a scegliere quindi lo stato migliore al fine di raggiungere la sobrietà del cuore e l'attenzione.  Infatti la preghiera e l'attenzione sono "vere e senza errore" solo quando "la mente, pregando, custodisce il cuore e ritorna sempre all'interno di questo e dal suo profondo fa risalire le sue domande verso il Signore. Allora la mente, avendo gustato quanto è buono il Signore, non è più espulsa dal soggiorno del cuore". il transito della mente verso il cuore avviene  soprattutto con l'invocazione del Nome di Gesù:
"Quando la mente trova il posto nel cuore, vede subito quello in cui non avrebbe mai creduto: vede l'aria all'interno del cuore e se stessa tutta luminosa e piena di discernimento; appena spunta un pensiero, prima che si completi e prenda forma, lo scaccia e lo annienta con l'invocazione di Gesù Cristo. Allora la mente piena di risentimento nei confronti dei demoni, desta la collera secondo natura e colpisce, cacciandoli, i nemici spirituali. Il resto lo apprenderai con l'aiuto di Dio, nella custodia della mente, mantenendo Gesù nel cuore". 
L'autore consiglia infine UN METODO NATURALE  PER L'INVOCAZIONE DEL NOME  e la custodia del cuore:
"Quindi, seduto in una cella tranquillo, in disparte, in un angolo, fà quello che ti dico: chiudi la porta, ed eleva la tua mente al di sopra di ogni oggetto vano e temporale. quindi appoggia la barba sul petto, volgi il tuo occhio corporeo, assieme a tutta la mente, nel centro del tuo ventre, cioè nell'ombelico. Comprimi l'inspirazione che passa per il naso, in modo da non respirare agevolmente ed esplora mentalmente all'interno delle viscere, PER TROVARE IL POSTO DEL CUORE ove sono solite dimorare tutte le potenze dell'animo. Dapprima troverai oscurità e una durezza ostinata, ma, PERSEVERANDO IN QUEST' OPERA NOTTE E GIORNO, troverai, oh meraviglia!, una felicità infinita. 
Il METODO raccomanda, durante la ripetizione della preghiera "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me", una posizione rilassata: "seduto in una cella tranquilla"; una disciplina della respirazione; una pratica immaginale alla ricerca del luogo del cuore nelle viscere: Sembra che questa tecnica avesse un preciso significato: "L'ombelico, secondo l'anonimo - che seguiva un'antichissima concezione già attestata nel Timeo di Platone - era la sede della concupiscenza. La trasmutazione che viene operata con questo metodo, il raffreddamento delle potenze dell'anima, non va intesa come repressione o annientamento di qualche parte, ma come UNA TRASFORMAZIONE DELLE DIVERSE COMPONENTI PSICHICHE. Di qui la necessità di una discesa nella zona ombelicale, per poi risalire nel luogo del cuore. Ma sarà proprio questa concezione a suscitare polemiche e difficoltà.
Tale metodo psicofisico sembra infatti mostrare più di una affinità con le tecniche yoga dell'estremo oriente sia di derivazione indiana (tantra induista), sia di derivazione tibetana e cinese (tantra buddhista, zen, taoismo) che mirano, appunto, alla trasformazione delle energie interne in vista dell'illuminazione e/o della lunga vita. La stessa alchimia occidentale, nel suo risvolto mistico-spirituale, opera con delle tecniche simili che mirano alla trasmutazione delle energie sessuali in vista del cosiddetto "corpo di luce". Paralleli importanti si ritrovano, infine, anche nell'ambito della mistica islamica (sufismo) sia sotto il profilo della tecnica (dihkr), che dal punto di vista teorico-concettuale.
In un prossimo articolo ci proponiamo di analizzare tutte queste convergenze e somiglianze; per il momento notiamo come, a differenza di tutte queste correnti religiose ed esoteriche, tutti i maestri esicasti (G. Palamas, Teofane il recluso, I. Brjiancaninov, etc.) abbiano sempre sottolineato che la tecnica è solo un accessorio, anche se utile, che facilita il raccoglimento dello spirito e aiuta i principianti a iniziare un cammino non facile verso l'incontro con Dio, vero e unico artefice, attraverso la sua grazia, del progresso spirituale nella contemplazione.