12/17/2018

Archimandrita Placide Deseille: La mia conversione all’Ortodossia


(conferenza tenuta in Grecia, registrazione originale in: http://pigizois.net/france/omilies/2071_MA_ROUTE_ENVERS_%20L'%20ORTHODOXY.mp3)


Sono molto felice d’essere qui ma, sfortunatamente, non parlo bene il greco. Penso quindi sia meglio che la sorella Ypandia traduca il mio intervento dal francese.
Inizialmente vorrei dirvi, con qualche discorso, come Dio mi ha condotto verso l’Ortodossia. Durante gli anni della mia formazione sia scolastica sia spirituale e religiosa, in Francia nella Chiesa cattolica esisteva un movimento di rinnovamento spirituale e intellettuale essenzialmente fondato sullo studio dei santi Padri della Chiesa. Uomini che erano spesso universitari o preti istruiti e con una fede profonda, come poteva aversi nella Chiesa cattolica, pensavano che il Cristianesimo in Occidente era divenuto qualcosa di troppo misero, chiuso, freddo, separato dalla vita e pensavano che nella dottrina e nell’insegnamento dei Padri della Chiesa si poteva trovare un Cristianesimo autentico, giovane, pieno di gioia e di freschezza. Sia nella mia famiglia che nella scuola da me frequentata, era seguita questa corrente di rinnovamento. È così che, assai giovane, quando avevo quattordici o quindici anni, ho avuto un’iniziale conoscenza di quello che potevano essere i Padri della Chiesa. In quell’epoca non pensavo di divenire monaco. Intravvedevo di sposarmi e lavorare nel mondo. Tra i quindici e i sedici anni conobbi dei monaci, frequentando dei monasteri, e incontrai un padre spirituale, Igumeno*di un grande monastero. Egli mi disse che potevo divenire monaco ed è in questa direzione che trovai la mia strada. Sono allora entrato in un monastero cattolico nel quale si seguiva una regola antica, scritta prima della separazione tra la Chiesa latina e l’Ortodossia da san Benedetto, definito il “padre dei monaci d’Occidente”. Il padre spirituale del monastero spiegava ai giovani monaci che nei Padri della Chiesa e nei Padri del deserto dei primi secoli, si trovano le sorgenti della nostra regola monastica e, allo stesso tempo, si poteva comprendere la nostra regola monastica. In questo contesto cattolico ci s’interessava all’Ortodossia ma in una prospettiva che, in seguito, capii essere inesatta: generalmente si pensava che l’Ortodossia fosse la forma orientale del Cristianesimo e che il Cattolicesimo fosse la forma occidentale. Quindi il Cattolicesimo poteva rinnovarsi e trovare una nuova gioventù ispirandosi all’Ortodossia ma conservando la sua linea tradizionale. In fondo, si pensava con una formula utilizzata in tutti quegli anni, che l’Ortodossia e il Cattolicesimo erano due forme, due maniere d’esistere d’una stessa Chiesa, erano due rami d’uno stesso albero. Pian piano, tuttavia, studiando i Padri, entrando pienamente in questo movimento di rinnovamento che partiva dalle fonti patristiche, sono arrivato alla convinzione che il Cattolicesimo in quanto tale è profondamente differente dall’Ortodossia. Le differenze non sono semplicemente superficiali, provenienti da culture differenti. Esistono delle autentiche differenze dottrinali. Mi ci è voluto del tempo per scoprirlo pienamente ma, ad un certo punto, io stesso e diversi compagni che mi avevano seguito in questo cammino pensammo non fosse più possibile restare nella Chiesa cattolica. Non era sufficiente migliorare il Cattolicesimo ispirandosi all’Ortodossia; era necessario chiedere d’essere ricevuti nella Chiesa ortodossa. In quel tempo vivevamo in un piccolo monastero fondato con l’accordo dei nostri superiori cattolici, un piccolo monastero che avevamo costruito noi stessi con le nostre mani nei pressi di una foresta. I monaci abitavano in piccole capanne di legno costruite nella foresta. Lì vivevamo la nostra vita monastica pregando e leggendo i Padri. Ogni tanto lasciavamo il monastero per fare dei viaggi in Grecia, in Romania per conoscere meglio l’Ortodossia e il monachesimo ortodosso. Non sapevamo ancora quale cammino seguire per entrare nell’Ortodossia. Un giorno con i miei compagni ci trovavamo ad Atene, in una libreria in cui cercavamo dei libri ortodossi. Lì incontrammo un prete italiano ortodosso. Gli comunicammo il nostro problema. Egli ci disse: “C’è un uomo che qui in Grecia vi può comprendere: l’Archimandrita Aemilianos, igumeno di Simonos Petra nel Monte Athos”. Siamo dunque andati nel Monte Athos, abbiamo incontrato il gerondaAemilianos, abbiamo pure incontrato altri geronda*, ad esempio il geronda Paisios, il geronda Efrem di Katounakia. Tutti ci hanno consigliato di diventare ortodossi nella Santa Montagna, di chiedere l’ingresso nella Chiesa e, allo stesso tempo, di divenire monaci nel Monte Athos. È così che divenimmo monaci di Simonos Petra. Dopo due anni nel monastero [atonita], il nostro igumeno ci ha consigliato di rientrare in Francia per creare due metochia* di Simons Petra in Francia. È quanto abbiamo fatto. Questo è stato all’origine del monastero di sant’Antonio il Grande, monastero maschile, e del monastero della Protezione della Madre di Dio, il corrispondente monastero femminile. Le cose si evolsero in tal maniera che uno dei membri del nostro gruppo fondò un terzo metochion femminile di Simonos Petra nella Francia occidentale: il monastero della Trasfigurazione.
Perché dei monasteri in Francia? Era certo molto più facile condurre la vita ortodossa nel Monte Athos. Evidentemente ci sarebbero stati problemi di lingua, di adattamento ma con il tempo sarebbero stati superati. Il geronda Aemilianos era molto cosciente del fatto che stava per nascere la Chiesa ortodossa in Francia. La Francia non era più ortodossa dalla separazione con l’Ortodossia nell’XI secolo ma gruppi consistenti di ortodossi si erano stabiliti in Francia, a causa dell’emigrazione russa dopo la rivoluzione sovietica e dell’emigrazione greca dopo la catastrofe dell’Asia minore. Quindi, pressappoco dal 1920, l’Ortodossia riapparse in Francia, composta soprattutto da gruppi di stranieri. Molto presto, verso il 1926 o il 1930, dei francesi, pure dei preti cattolici, cominciarono a convertirsi all’Ortodossia. Erano soprattutto persone che avevano partecipato al movimento del ritorno ai padri della Chiesa di cui vi ho parlato all’inizio. Attorno al 1975, epoca in cui siamo divenuti ortodossi, nonostante il tempo trascorso, nonostante un numero relativamente importante di francesi divenuti ortodossi, l’Ortodossia rimaneva ancora esclusivamente legata a questo contesto di emigrazione. Il gerondaAemilianos era convinto che dei monasteri sarebbero stati un fermento per una ortodossia veramente francese. In quell’epoca in Francia era apparso qualche monastero prima delle nostre fondazioni. Due di questi monasteri erano russi. Erano monasteri di monache. Gli altri erano fondati da francesi. Noi ci siamo inseriti in questo movimento di fondazioni monastiche ortodosse in Francia. Ora sono pressappoco vent’anni che il nostro monastero di sant’Antonio il Grande è stato fondato e questo ci ha permesso di verificare l’esattezza della visione del nostro padre igumeno. Penso che l’esistenza di monasteri, particolarmente di tradizione atonita, caratteristica del nostro metochio atonita, sono molto utili per la Chiesa in Francia. I nostri monasteri sono divenuti luogo d’incontro e di raccolta in cui ortodossi di diverse origini, possono ritrovarsi, conoscersi e prendere coscienza che sono tutti membri di un unico Corpo di Cristo superando qualsiasi nazionalismo. D’altronde, da una trentina di anni in Francia, si è sviluppato una specie di movimento spirituale, o almeno un movimento di ricerca spirituale. I suoi aderenti si sono staccati dal Cattolicesimo, nel quale hanno pensato di non trovare sufficiente nutrimento spirituale, preferendo rivolgersi all’induismo o al buddismo. Per tali persone i monasteri ortodossi con una ricca tradizione spirituale, in cui si può prendere conoscenza dell’insegnamento dei padri spirituali, di tutti i geronda apparsi nel Monte Athos e in Grecia in questi ultimi trenta o quarant’anni, sono stati una scoperta. Questo ha permesso a tali persone allontanate dal Cristianesimo, di ritrovare una forma di vita cristiana, una fede cristiana, che ha tutta la ricchezza, tutta la pienezza dell’Ortodossia. Qualche volta dico che i monaci ortodossi in Francia hanno un ruolo di missionari tra i buddisti! Ecco, dunque, riassunto brevemente quanto stiamo cercando di fare in Francia. Per questo è necessario seguire una linea rigorosa con il Monte Athos. Però non solo con il Monte Athos ma con la Grecia e Cipro. Infatti il monachesimo non si può separare dal popolo ortodosso. Il monachesimo è come una pianta che deve immergere le sue radici nel popolo ortodosso! In Francia il popolo ortodosso è ancora piccolo per conoscere molte cose e, dunque, è presso voi [greci] che cerchiamo questo radicamento, questa tradizione e questo sostegno fraterno.
Penso che, ora, la cosa migliore sia che facciate delle domande che mi permetteranno di precisare questo o quel punto di quanto stavo cercando di dirvi.

Qual’è stata la reazione del Vaticano alla vostra decisione?

Quando siamo divenuti ortodossi la reazione dello stesso Vaticano e degli uffici legati ad esso è stata assai ostile. Da allora in quella direzione abbiamo incontrato difficoltà. Ad esempio, quando siamo divenuti ortodossi in Francia c’era un’organizzazione cattolica che pagava delle borse di studio per studenti greci o di altri paesi ortodossi, per sostenerli all’Istituto san Sergio di studi ortodossi a Parigi. Ebbene, quando siamo divenuti ortodossi hanno soppresso tre borse di studio all’Istituto san Sergio. Noi stessi siamo stati obbligati a lasciare il piccolo monastero che avevamo costruito con le nostre mani e andare altrove. Oggi mi è ancora difficile pubblicare un libro presso un editore francese perché l’editore teme sempre che vi siano reazioni negative da parte delle autorità cattoliche e che il libro non si possa vendere. Tuttavia questa opposizione giunge da certi vescovi, da certi ambienti del Vaticano mentre, contrariamente, dai semplici fedeli cattolici, da comunità monastiche cattoliche, come la comunità nella quale io stesso appartenevo, ci sono ottime relazioni. Il superiore del monastero cattolico da me conosciuto disse, ad un visitatore che gli parlava del nostro ingresso nell’Ortodossia, “Non solo non rimprovero padre Placide d’essere divenuto ortodosso ma qualche volta mi chiedo se non sia lui ad avere ragione”. In molti ambienti cattolici francesi esiste una simpatia e, a volte, una specie di nostalgia verso l’Ortodossia. Non hanno una coscienza viva delle difficoltà dogmatiche esistenti tra Cattolicesimo e Ortodossia, non pensano di divenire ortodossi, ma nonostante ciò, penso esista un germe che più avanti potrà svilupparsi.

Potete condividere con noi il ricordo dei due grandi gerondes, padre Efrem e padre Paisios, da voi incontrati?

Sarebbe troppo lungo descriverlo dettagliatamente. Mi ricordo, in particolare, di un incontro con padre Paisios quando ci preparavamo a divenire ortodossi. Esposi a padre Paisios le ragioni che ci spingevano a divenire ortodossi e le ragioni che vi si opponevano. Padre Paisios rispose a tutto questo con delle ragioni estremamente chiare e precise, con un grande rigore unita ad una grande bontà. Sentendolo pensavo ad un’espressione di san Gregorio il Teologo secondo la quale il discorso del prete o del padre spirituale dev’essere contemporaneamente tranciante, come una spada, e attraente come un magnete. Questo è il ricordo dell’incontro con il padre Paissios. Riguardo a papa Efrem ho conservato un ricordo realmente luminoso. Si può dire che l’amore di Dio per noi traspariva visibilmente e sensibilmente attraverso di lui.

Quali sono le ragioni spirituali che vi hanno spinto a rivolgervi all’Ortodossia?

Le ragioni spirituali sono che nell’Ortodossia abbiamo trovato la pienezza della vita spirituale, la pienezza dei Sacramenti e della verità. È la vera Chiesa di Cristo.

Ci potete elencare le differenze essenziali tra l’Ortodossia e il Cattolicesimo?

È difficile riassumere brevemente le differenze tra Ortodossia e Cattolicesimo. Tuttavia penso che si possono ricondurre a due differenze fondamentali. C’è innanzitutto una differenza sulla concezione stessa della Chiesa, della sua struttura. La Chiesa cattolica è un grande corpo diffuso in tutto il mondo di cui il papa di Roma è la testa. Roma è il vero governo centrale della Chiesa. Questo comporta, evidentemente, tutta una concezione della Chiesa e della vita della Chiesa. Viceversa, nell’Ortodossia non esiste un governo centrale. Le differenti Chiese canoniche sono tutte in piena comunione tra loro, sono veramente una nella fede, nella pratica dei sacramenti, nel modo di vivere il cristianesimo ma non c’è un’autorità umana che sia, in qualche modo, al di sopra della Chiesa e che governi la Chiesa.
La seconda differenza è contemporaneamente teologica e spirituale. Nel IV secolo l’Occidente ha conosciuto un padre della Chiesa che fu un grande genio e un autentico santo. Tuttavia egli non conosceva il greco – oppure assai poco – non conosceva dunque bene il pensiero dei padri della sua epoca e dei Cappadoci* in particolare. Perciò su qualche punto il suo insegnamento, sulla santa Trinità ad esempio, fu un po’ differente e deviato rispetto all’insegnamento degli altri padri. Si trattava di errori personali su alcuni punti. D’altronde pure presso qualche altro padre della Chiesa ci potevano essere alcuni insegnamenti che dovevano essere rettificati e corretti, comparandoli con quelli di altri padri. Purtroppo in Occidente sant’Agostino è stato così ammirato che, invece di correggere alcuni suoi inesatti insegnamenti comparandoli con gli altri padri, il suo insegnamento è stato progressivamente solidificato e sistematizzato. Così su qualche punto, come ad esempio il Filioque, la teologia dello Spirito Santo, la teologia occidentale è divenuta nettamente differente da quella dei santi padri. Questo ha avuto conseguenze su altri punti, forse meno importanti ma che hanno avuto il loro peso, come ad esempio la relazione tra la grazia di Dio e la libertà umana. Penso che le differenze tra Cattolicesimo e Ortodossia hanno la loro origine da queste due cose e, di conseguenza, da una differente concezione del ruolo del papa di Roma nella Chiesa e, dall’altra parte, da un’ipertrofia, un’esagerazione e una solidificazione del pensiero di sant’Agostino. Perciò il pensiero [cristiano] occidentale perse la pienezza della tradizione ortodossa.

Potete offrirci la vostra opinione su quanto si dice riguardo all’unione delle Chiese in questo periodo?

Questo riguarda ciò che è denominato come “l’unione delle Chiese”. Bisogna dire che quest’espressione per se stessa è inesatta. Infatti la Chiesa non può essere “divisa”, la vera Chiesa è una e le Chiese non ortodosse non sono pienamente delle Chiese. Questo è, piuttosto, un modo d’argomentare in funzione della storia ma l’unione di tutti i cristiani non si può fare che con il ritorno di tutti i gruppi cristiani all’Ortodossia. È un fine che dobbiamo molto sperare, per il quale dobbiamo pregare ma che, a meno di un grande miracolo di Dio, non penso possa rapidamente realizzarsi. D’altra parte, c’è pure l’Uniatismo. L’Uniatismo, all’origine, era un metodo impiegato dal Vaticano per accorpare certi gruppi ortodossi che avevano lasciato l’Ortodossia per ragioni generalmente politiche permettendo loro il rito, o la maniera di celebrare la liturgia. Ma la loro teologia e il dogma è cattolico. La Chiesa cattolica si è resa conto, da trent’anni o più, che gli Uniati sono un ostacolo per l’incontro con gli Ortodossi. Ma gli uniati esistono, sono un grosso problema per tutti e non si possono sopprimere con un tratto di penna. D’altra parte, si deve aggiungere che fintanto che la Chiesa cattolica pensa d’essere la vera Chiesa e che l’Ortodossia è una Chiesa scismatica, si comprende la presenza degli Uniati. Gli Uniati manifestano che la differenza tra Chiesa cattolica e Ortodossia è più profonda di quanto si dice nei discorsi ecumenici.

Come comparate la vita liturgica della Chiesa cattolica e di quella ortodossa e quali furono le vostre prime impressioni davanti ad un’agripnìa* aghioritica?

Parlando della liturgia cattolica bisogna fare una distinzione. La liturgia cattolica di 50 anni fa, soprattutto nei monasteri, era certamente meno ricca di quella ortodossa ma le assomigliava ancora e vi si poteva trovare una reale bellezza e nutrimento spirituali. In seguito c’è stata una profonda evoluzione nella liturgia cattolica e, come molti cattolici hanno riconosciuto, è divenuta fredda, secca e non può più nutrire le anime. Le prime agripnìealle quali ho assistito nel Monte Athos furono per me una grande meraviglia e una grande esperienza spirituale.

Qual’è il comportamento del popolo che circonda il vostro monastero nei riguardi dell’esistenza del monastero? Quali sono le difficoltà del vostro monastero, in quanto ortodosso, in Francia?

Bisogna fare una distinzione a seconda delle regioni. I nostri due monasteri (maschile e femminile) non sono molto distanti ma sono in regioni molto diverse. Attorno al Monastero di sant’Antonio la maggioranza della popolazione è scristianizzata e sono ostili verso quant’è cristiano, ortodosso o cattolico che sia. Ad esempio l’indicazione stradale che indica il monastero è stata divelta diverse volte. Solo i cattolici profondamente credenti della regione hanno benevolenza verso il monastero. Invece, per quanto riguarda il monastero femminile, questo si trova in una regione rimasta molto più cristiana, cattolica ma con una simpatia verso l’Ortodossia. Le nostre monache sono state molto ben accolte da tutta la popolazione. Invece noi, al monastero di sant’Antonio, abbiamo difficoltà anche amministrative perché siamo cristiani. Per esempio, ci hanno imposto diverse tasse molto alte ma non siamo riusciti a trattare con il governo per la diminuzione del loro importo. Abbiamo diverse difficoltà presso l’amministrazione [statale].


Traduzione a cura di © Tradizione Cristiana

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Igumeno = è il termine greco che corrisponde all’Abate del mondo latino. È il superiore di un monastero.
Geronda = significa letteralmente “anziano”. È normalmente riferito ai monaci o ai padri spirituali.
Metochion = Dipendenza monastica da un grande Monastero. Corrisponde pressappoco ad un “priorato” benedettino.
Agripnìa = Veglia di preghiera che nei monasteri dura tutta la notte. Si compie solitamente in occasione d’una solennità.
Padri Cappadoci = Sono Basilio Magno, Gregorio il Teologo e Gregorio di Nissa provenienti dalla Cappadocia, una regione interna dell’odierna Turchia.

Jonathan Jackson si è convertito all'Ortodossia nel 2012. Ha raccontato la sua storia in un'intervista ad Ancient Faith Radio


P. Andrew Stephen Damick: Qui parla padre Andrew Stephen Damick, e questo è un episodio un po’ diverso di Roads From Emmaus. Siete abituati a sentirmi parlare di fronte a un microfono a un gruppo di persone in ascolto a una conferenza, ma oggi in realtà faremo una conversazione. Sto facendo un colloquio con qualcuno. Perché dovrei farlo? Il motivo è che sono molto interessato alle questioni di comunione e località e di connessioni dirette. Così una volta che ho sentito che il mio ospite di oggi era sulla costa orientale, abbiamo studiato un modo per collegarci in persona. Al momento siamo seduti nel parcheggio del Newark Liberty International Airport, dove si appresta a salire sul suo aereo per tornare sulla costa occidentale.
Il mio ospite di oggi è il signor Jonathan Jackson, attore e musicista forse più noto per il suo ruolo come Lucky Spencer in General Hospital, che è andato in onda nell'ultimo paio di anni - beh, pensano che ora tu si stia prendendo una pausa - ma ha recitato anche in un film, Tuck Everlasting, di circa dieci anni fa. Ha vinto quattro Emmy, e ha anche avuto un ruolo ricorrente nella serie della Fox The Sarah Connor Chronicles, che è un derivato dei film di Terminator, e ha la sua band musicale, che si chiama Enation, ed è per questo motivo che è stato qui sulla costa orientale.
Perché, vi chiederete, sto intervistando una star di una soap opera? Beh, il motivo è che in questo momento lui e la sua famiglia sono catecumeni nella Chiesa ortodossa. Quindi, ti ringrazio molto per avermi incontrato. Sono molto onorato di essere con te, davvero.
Jonathan Jackson: Grazie, padre. Anch’io sono onorato. Lo apprezzo. Sono contento di essere qui.
P. Andrew: La mia prima domanda è: come sei arrivato a questo punto? Qual è il tuo background religioso?
J. Jackson: Entrambi i miei genitori sono stati cresciuti come avventisti del settimo giorno, probabilmente per circa quattro generazioni in entrambe le famiglie sono stati avventisti del settimo giorno. Così sono cresciuto con questa eredità come parte della mia educazione cristiana fino probabilmente circa all'età di nove o dieci anni. I miei genitori hanno cominciato ad allontanarsi da quella particolare denominazione. Ci siamo trasferiti a Los Angeles quando avevo dieci anni, quasi 11, e ho iniziato a lavorare come attore abbastanza presto. Ho iniziato con una parte in General Hospital quando avevo 11 anni, così ho iniziato davvero presto...
P. Andrew: Vero, e quelli un po' più anziani tra i miei ascoltatori potranno ricordare, alla fine degli anni '70 e nei primi anni '80, la super-coppia di Luke e Laura a General Hospital; Jonathan interpretava il loro figlio, Lucky. Questo ti mette all'interno del pantheon della soap opera.
J. Jackson: Quando mi sono trasferito a Los Angeles, non andavamo in nessuna chiesa. E io e mio fratello, Richard Lee Jackson - è un attore, e anche lui fa parte di Enation - ascoltavamo registrazioni di sermoni da un paio di altoparlanti diversi, quasi ogni sera della settimana. E quella era in un certo modo la nostra chiesa; era la nostra vita spirituale.
Per circa cinque anni a Los Angeles, dagli 11 ai 16 anni, praticamente non sono andato in chiesa. Ascoltavo appena questi nastri alla sera, e ho cominciato a leggere libri apologetici e spirituali su temi cristiani, probabilmente quando avevo 12 o 13 anni. Un paio di sermoni mi hanno davvero lasciato una profonda impressione, a 12 o 13 anni, e questo è stato il punto in cui la mia vita ha iniziato a orientarsi verso il mio rapporto con Dio in modo molto serio. Ho iniziato a leggere Il cristianesimo così com’è e Il grande divorzio di C. S. Lewis e tutti i grandi libri di quel genere.
P. Andrew: Opere eccellenti.
J. Jackson: Opere eccellenti. E che davvero mi hanno messo su un cammino, a circa 12 o 13 anni.
Quindi, non andavo ancora in chiesa. Non ne vedevo lo scopo. Per me non aveva senso. Amavo Dio, amavo Gesù, ma la chiesa era solo un concetto assolutamente confuso. Era quasi... per me, sembrava inutile. Ho pensato che se potevo leggere libri, se potevo ascoltare registrazioni, perché dovevo andarci?
P. Andrew: Proprio così. Solo io-e-Gesù, vero?
J. Jackson: Sì, esattamente. Bene, e allo stesso tempo, c'era anche questo senso cosmico. Ho sempre pensato che volevo essere... che non volevo far parte di una denominazione. Volevo appartenere a tutto il movimento del mondo cristiano. Non avevo idea di cosa ciò potesse significare nel senso di una Chiesa universale, ma mi sentivo collegato a C. S. Lewis, che era di una generazione precedente, che era inglese, e ho pensato...
P. Andrew: Ed era anglicano.
J. Jackson: ...ed era anglicano, giusto. Ma tra me, mi sono detto: questo è qualcuno con cui mi sento connesso. Le denominazioni mi sembravano tutte strane, per essere onesto.
E poi, quando avevo circa 17 anni, abbiamo cominciato davvero a cercare alcuni gruppi ecclesiali, e lo abbiamo fatto piuttosto nel mondo protestante carismatico, non confessionale.
P. Andrew: Quindi, quanti anni hai ora?
J. Jackson: 29.
P. Andrew: 29. E che hai fatto da quel momento nella tua tarda adolescenza fino a ora? Ora sei un catecumeno nella Chiesa ortodossa.
J. Jackson: Qualche anno fa non avrei nemmeno saputo che cosa significava la parola catecumeno.
P. Andrew: Già, è una specie di Shibbolet ortodossa. La tiri fuori, e ti ci trovi dentro.
J. Jackson: Beh, sa, una volta che ci siamo messi in contatto con il movimento carismatico, di fatto abbiamo creato una chiesa domestica a Burbank per due anni e mezzo, gestita in qualche modo da me e da mio fratello assieme ai miei genitori. Loro andavano avanti e indietro dalla città, e un pastore con cui eravamo collegati veniva a controllare le cose. Ma lo abbiamo fatto per circa due anni e mezzo, assieme a circa da 15 a 20 attori e attrici e persone del settore, che venivano quasi ogni fine settimana.
P. Andrew: Così la vostra famiglia in qualche modo ha formato il nucleo di questo gruppo, ma poi ci sono state altre persone associate ad esso.
J. Jackson: Sì, è stato fantastico. È stato un momento molto significativo, ed è stata un'esperienza incredibile. Mi sono trasferito nello stato di Washington, dopo che mi sono sposato. Saranno dieci anni a giugno da quando mi sono sposato.
P. Andrew: Ti sei sposato a 19 anni?
J. Jackson: 20. Avevo appena compiuto 20 anni.
P. Andrew: Buon per te, amico. Buon per te. Sono molto a favore del matrimonio dei giovani. Prendetene tutti nota.
J. Jackson: Sì, lo è stato. Matrimonio di giovani, e ho già tre figli. I bambini hanno otto anni, sei anni e 17 mesi.
P. Andrew: Ringraziamo Dio.
J. Jackson: Sì, è meraviglioso.
In ogni caso, abbiamo seguito il movimento carismatico per dieci anni. E ci sono state alcune esperienze belle, incredibili. C'era qualcosa per cui penso che molte persone nel movimento carismatico sarebbero attratte dall'Ortodossia, perché molti degli elementi più razionalistici in alcune altre denominazioni protestanti sembrano davvero rifuggire dallo Spirito Santo. Evitano ogni cosa che sa di mistico e soprannaturale. Penso che al centro di questo anelito che hanno i protestanti carismatici ci sia il desiderio di incontrare Dio, di sperimentare lui e il mistero del suo essere.
P. Andrew: Questo è un gran modo di descrivere il fenomeno.
J. Jackson: E non hanno la tradizione della Chiesa. Non ce l’hanno proprio, tanto che stanno creando nuove tradizioni, ma penso che per la maggior parte, i cuori di quelle persone sono assolutamente nel posto giusto. Sono alla ricerca di Dio. Sono alla ricerca di quell'incontro. E penso che molti di loro avrebbero trovato molte risposte nella fede antica, e avrebbero trovato una casa. Certamente è stato così per me.
P. Andrew: E in termini di come è iniziato tutto, come è avvenuta la transizione? Qual è stata la scoperta, il catalizzatore che ti ci ha portato?
J. Jackson: Sa, sono stato inviato in Romania per lavorare in un film. Sono stato per circa tre mesi e mezzo a Bucarest.
P. Andrew: Che film era?
J. Jackson: È una storia curiosa. Era un film che ha finito per essere chiamato Il risveglio delle tenebre. È interessante perché avevo un grande ruolo di co-protagonista, molto importante per il film. Il film era basato su un libro, e io sono stato lì per tre mesi e mezzo, ho girato tutto, e quando hanno fatto le modifiche del filmato, lo studio ha finito per voler tagliare completamente il mio personaggio fuori dal film.
P. Andrew: Carino...
J. Jackson: Cose che capitano, e per questo non sono nel film. Ma penso di essere stato mandato lì per un altro motivo.
P. Andrew: Già. La provvidenza.
J. Jackson: Sì. Ci sono andato con mia moglie, avevamo due bambini al momento, Caleb e Adora. Siamo stati per tre mesi e mezzo in Romania, ed è stato davvero intenso. Eravamo a Bucarest, un ambiente molto intenso. È interessante notare, che non è lì che ho conosciuto l'Ortodossia.
P. Andrew: Oh, wow. Lì ci sono chiese ortodosse in ogni angolo!
J. Jackson: Avrebbe dovuto essere così, ma nel mio spazio mentale pensavo così: tutto ciò che era antico era religioso e oppressivo. Era solo una supposizione. Questo è tutto quello che sapevo.
Sono entrato in alcune chiese ortodosse, molto piccole, con un sacco di oro e per me completamente estranee. E non ci ho davvero pensato molto. Ho pensato - e mia moglie pensava la stessa cosa, lei è italiana ed è cresciuta come cattolica romana - entrambi abbiamo avuto lo stesso pensiero, che era:
gli ortodossi erano una specie di cugino strano del cattolicesimo romano. Questo era tutto quello che pensavamo.
P. Andrew: Sì, lo sentiamo dire spesso!
J. Jackson: Non ho nemmeno pensato di studiare la cosa più a fondo. Ho solo pensato, ah, è solo un ramo di Roma un po' bizzarro, o qualcosa del genere.
P. Andrew: Sei andato qualche funzione religiosa, mentre eri lì, o hai semplicemente visitato le chiese?
J. Jackson: No, abbiamo solo visitato le chiese. La prima cosa che abbiamo fatto quando siamo arrivati ​​è stato entrare in una chiesa ortodossa. E la prima cosa che abbiamo fatto quando siamo usciti è farci rapinare dagli zingari. Non è uno scherzo. Non è stato un bel "Benvenuti in Romania".
La Romania è stata grande, ma dato che avevo una settimana di riposo dalle riprese, e mia moglie è italiana, abbiamo pensato: "Ehi, andiamo a Roma."
P. Andrew: Sì, non è poi così lontano.
J. Jackson: Non è poi così lontano, quindi... Eravamo a Bucarest già da due mesi, credo, in quel momento. Quindi, andiamo a Roma ed è stato lì che ho incontrato per la prima volta questo senso di "Aspetta un attimo. C'è molto di più in questa fede, nel cristianesimo, di quanto avrei mai pensato. E non risale solo ai padri fondatori dell'America".
P. Andrew: Ora, tua moglie era cattolica romana praticante quando vi siete sposati?
J. Jackson: No. No, il modo in cui è tornata a Cristo... si è allontanata dalla sua fede dopo i vent’anni, ha avuto un periodo molto buio. Questa è una cosa del tutto diversa, una storia molto intensa, di come ci siamo messi insieme. È tornata a Cristo nelle chiese domestiche che stavamo organizzando.
P. Andrew: Okay. Allora, è così che l'hai incontrata, attraverso la chiesa?
J. Jackson: Beh, era un'attrice in General Hospital, quindi le nostre strade si sono incrociate, ed è stato in realtà agli Emmy che ci siamo davvero legati, perché ho ringraziato Cristo quando ho ricevuto uno dei premi, e questo ha fatto scattare qualcosa in lei. Era lontana dal Signore in quel momento.
P. Andrew: meraviglioso.
J. Jackson: Si era sentita scandalizzato e anche molto incuriosita da questa frase. Era come se dicesse: "Non dire così!"
P. Andrew: Già, "Aspetta un attimo. Gesù è qui adesso!" all’improvviso.
J. Jackson: Comunque, no, non era cattolica romana. Era come me, vale a dire non confessionale. E mi aspettavo, a modo mio, quel che si potrebbe dire un fanatismo religioso, mi aspettavo di andare a Roma e sentire "Questo è un posto religioso così opprimente. Deve essere così". ebbene, è ​​stato l'esatto contrario.
Sono arrivato a Roma. Era la Domenica delle Palme, ed è stato semplicemente incredibile. Rami di palma erano allineati per le strade, e Papa Benedetto parlava. Eravamo a tre isolati di distanza da San Pietro, ed è stato magico. È stato molto, molto profondo, ma non ho davvero capito perché. Nel Colosseo, c'è questa grande croce, e ha colpito mia moglie e me in modo così forte che ci siamo sentiti in presenza di martiri cristiani... È una cosa leggerlo in un libro, ma è un'altra cosa essere lì, fisicamente, e realizzare.
Questo è stato il viaggio che ha risvegliato qualcosa in me. Ho pensato: "Devo imparare qualcosa di più sulla mia fede, sulla storia cristiana". Siamo tornati in Romania. Ho ordinato un libro di Justo L. Gonzalez. È uno storico davvero grande. Ha scritto un libro intitolato The Story of Christianity, in due volumi. Ho letto il primo libro, e l’autore è protestante, ma mi ha davvero aperto gli occhi sulla storia cristiana.
Questo è stato l’inizio, perché una volta che si apre la porta si comincia a dire, "Aspetta un attimo! Da dove viene tutto questo?"
P. Andrew: È come il vecchio detto - probabilmente ne hai sentito parlare - di John Henry Newman, convertito dalla Chiesa anglicana al cattolicesimo. Egli disse: "Essere in profondità nella storia significa cessare di essere protestante."
J. Jackson: Già. Sa, è divertente, perché l'ho letto. Che cosa è realmente accaduto è stato che sono andato a Roma, e ho iniziato a leggere libri di storia, che erano tutti o cattolici o protestanti. Non vi era quasi alcuna menzione dell’Ortodossia o della Chiesa d'Oriente.
P. Andrew: Già, siamo invisibili.
J. Jackson: Ho trascorso tre anni a leggere con attenzione libri di storia, di storia cristiana, e non ho incontrato quasi nulla della Chiesa d'Oriente, perché sono tutti scritti da storici occidentali.
Sono stato in questo luogo dove ho iniziato a scoprire quella che ritenevo essere la Chiesa storica, l'unica opzione. Ho pensato che questa portasse a Roma. Ho letto G. K. Chesterton. Ho letto probabilmente 15 di libri di Papa Benedetto XVI. Ho letto Giovanni Paolo II, Henry Nouwen. "Now-en": è così che si pronuncia il suo nome?
P. Andrew: "New-in."
J. Jackson: "New-in". Bei libri, come La vita dell’amato e quello sul figliol prodigo. Libri intensi. Ma c'erano alcune cose sul cattolicesimo romano che non riuscivo a conciliare, cose come l'infallibilità papale, in particolare quanto in ritardo era diventata una dottrina ufficiale, intorno al 1870 o qualcosa del genere. Era piuttosto interessante per me, perché stavo cercando la continuità, la storia della fede.
Finalmente, dopo tre anni, è venuto il punto di svolta in cui ho pensato: "Va bene..." Perché mia moglie e io abbiamo cominciato ad andare ad alcune messe cattoliche, ed ero andato a circa 12, nel corso di quel viaggio. Ed è stato interessante perché ci sono andato e sono rimasto molto mosso dallo Spirito Santo, molto commosso, e ho pensato: "Wow. Sono in presenza di... Questa è una fede storica". Ma mi sentivo come se fossi quasi nella storia del Medioevo. Non è stato fino a quando sono entrato in una chiesa ortodossa per la prima volta che ho sentito che ero in presenza della Chiesa antica, la Chiesa originale antica - ma ho fatto un salto in avanti.
In ogni caso, sono arrivato a questo punto che mi sono reso conto, "Sto per diventare cattolico?" E c’erano solo un paio di cose, cose molto grandi nel mio cuore, che io non riuscivo ad accogliere nell’anima, così mi sono trovato letteralmente a pregare per una terza porta. Ho chiesto a Dio, mi sono detto: "Non capisco più il protestantesimo," perché, per me, una casa divisa contro se stessa non può resistere. Ci sono oltre 23.000 denominazioni nella sola America.
P. Andrew: A seconda di come si conta.
J. Jackson: Sì, beh, in qualunque modo le contiamo, ci sono migliaia e migliaia di denominazioni nella sola America. Come concorda questo con i primi mille anni in cui la fede era una? Ovviamente, ci sono molte eresie, ma la Chiesa universale è una, e anche dopo la scissione di Roma, ovviamente si considerano ancora l'unica Chiesa.
P. Andrew: La storia riguarda ancora l'unità.
J. Jackson: Sì, questo è il nucleo. E anche Martin Lutero è stato... Non hanno detto tutti di colpo: "Tutto è finito," e "Potete essere tutto ciò che volete." Stavano ancora cercando di essere la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
Stavo pregando, e ho avuto molte notti che si avvicinavano a una sorta di notte quasi oscura dell'anima, una ricerca struggente della verità, perché volevo così disperatamente l'unità della fede antica. Eppure, c'era qualcosa circa la fede cattolica romana, che non era del tutto in risonanza con me. Ma tutto quello che sapevo era che l'altra opzione era quella di rimanere protestante.
Sono arrivato alla fine di questa ricerca, dopo circa tre anni, e alla fine ho pregato e ho detto, "A questo punto, perché non riesco ad accogliere appieno il cattolicesimo romano, credo che dovrò essere una sorta di protestante privo ​di diritti civili". E questo pensiero è entrato nella mia testa. Non so come sia successo. Ho pensato: "Prima di gettare del tutto la spugna e diventare un protestante rassegnato, non ho mai studiato il Grande Scisma, davvero." Ho pensato, "È una cosa che dovrei probabilmente conoscere... Ho letto tutta la storia cristiana. Dovrei dare un'occhiata a questo".
Appena ho dato un’occhiata, è stato come un fulmine. Tutte queste cose hanno cominciato a collocarsi al loro posto. Non so nemmeno come sia successo. Penso che il primo libro che ho letto è stato The Orthodox Church di padre John Anthony McGuckin, ed era appena stato pubblicato. Era un libro nuovo e l'ho preso sul mio iPhone.
P. Andrew: È appena uscito in edizione economica, tra l'altro.
J. Jackson: Lo consiglio a chiunque sia interessato a conoscere la Chiesa ortodossa. Io non riuscivo a smettere di leggerlo. Me ne stavo in piedi, fino a tarda notte, a leggerlo. Da lì in poi, è stato... È stato il culmine di quello che a quel punto era diventato un percorso di quattro anni di apprendimento e di ricerca.
Ho continuato a leggere The Orthodox Way del Vescovo Kallistos Ware, For the Life of the Worlddi Alexander Schmemann (un libro fenomenale), Becoming Orthodox di Gillquist, The Mountain of Silence... non riesco mai a ricordare il nome dell'autore. Spero che un prete antiocheno mi possa aiutare...
P. Andrew: Kyriakos Markides.
J. Jackson: Questo libro è stato fenomenale, una grande esperienza di trasformazione.
Comunque, andiamo avanti. C'è una lista enorme di libri che ho letto da allora, e tutti sono stati semplicemente incredibili e profondi. Ho iniziato a cercare chiese ortodosse su Google, e ho trovato un paio di chiese greche a cui sono andato. La prima volta che sono entrato in una chiesa ortodossa, è stato un giorno in cui non c'era nessuno. C'era questa signora anziana nella chiesa, le porte erano chiuse, ho bussato, e mi ha guardato come per dire, "Che cosa ci fai qui?" Mi ha fatto entrare, era davvero dolce.
Ho detto, "Sto solo guardando queste chiese. In realtà non ne so ancora molto".
Mi ha detto: "Vieni dentro! Vai avanti, la chiesa è vuota. Cammina, sentiti libero di guardarti intorno". Entro in chiesa da solo, in un silenzio completo, circondato da icone enormi, completamente estranee al mio background, e alzo lo sguardo e vedo il Pantocratore è lì. La prima cosa che è uscita dalla mia bocca è stata un’imprecazione, che probabilmente non era la cosa giusta...
P. Andrew: Beh, ma che si può dire quando si sta guardando il Signore Iddio onnipotente?
J. Jackson: Esattamente. Voglio dire, è stato come ... "Oh, santo...! Wow, probabilmente non avrei dovuto dirlo". Ma ero così sbigottito da quello che provavo. E questo è stato il momento in cui ho capito che quello che provavo a una funzione cattolica romana era come se fossi stato trasportato quasi al Medioevo. Quello che provavo qui era: Questa è la Chiesa originale. E l’ho provato solo stando in presenza delle icone.
Ma ecco un'altra cosa interessante: avevo sognato di essere in una chiesa ortodossa, prima di essere mai effettivamente entrato in una di esse. Quando sono entrato un quella chiesa greca, davvero bella... E sono entrato in un’altra bella chiesa greca dedicata a san Nicola nei pressi di Ventura, credo. La cosa interessante è che avevo fatto un sogno molto, molto vivido di quello che si prova ad essere in questa particolare Chiesa ortodossa, prima di averne mai vista una.
E quando sono entrato in quelle chiese, erano solo un po' diverse dal sogno, e io ne ero davvero, per qualche ragione, affascinato. Ho continuato a cercare on-line, e ho trovato questa chiesa particolare, quella in cui ora vado, chiamata Cattedrale di Santa Maria Vergine a Silverlake, e la foto sul sito web era esattamente l'esperienza che avevo avuto. Non c'erano banchi, e questo era un particolare molto preciso nel sogno che avevo avuto. La luce fluiva attraverso le finestre tra i fumi d'incenso, ed era un’esperienza molto mistica, le persone si muovevano attorno. E non appena l’ho vista, ho pensato, " Questo è proprio quello che ho sperimentato nel sogno! "
P. Andrew: Oh, wow!
J. Jackson: Ho chiamato, e il rettore della chiesa, padre John Strickland, ha risposto al telefono. Era arrivato appena due giorni prima da Seattle. Ha risposto al telefono, e ho potuto dire subito che questo era il posto giusto, perché era egli stesso un convertito, anche lui dallo stato di Washington, e siamo subito andati d’accordo.
Ho avuto alcuni incontri con lui, e poi ho portato mia moglie, Elisa, e abbiamo iniziato il collegamento con lui. La prima funzione – la prego di interrompermi se ha altre domande...
P. Andrew: No, no, questa è una bella storia!
J. Jackson: Va bene. La prima funzione a cui sono effettivamente andato era ... Ero da solo, perché stavo ancora osservando. È stato interessante perché la prima reazione che ho avuto quando sono entrato in chiesa è stata un’impressione molto, molto forte di sentirmi dire, "Va’ via. Scappa. Vattene. Esci. Vai. Non dovresti essere qui". E io pensavo che era così strano, perché avevo già letto alcuni libri, sapevo nel mio cuore che questo era il luogo dove Dio mi stava mandando, e ho pensato: "Wow". Ho iniziato a sudare. Era una sensazione davvero intensa.
Mi sentivo molto a disagio. Non conoscevo nessuno, e tutto era molto estraneo. Non sapevo cosa fare, ma, dopo, ho sentito come se lo Spirito Santo mi avesse detto: "No, resta per tutta la funzione, e poi saprai come ci si sente". [Sospiro.] Ho detto, "Va bene, lo posso fare. Lo posso fare." Così i primi 45 minuti sono stati solo un disagio assoluto.
P. Andrew: Sai, non sei la prima persona da cui ho sentito cose del genere. Ci sono molte persone che, quando incontrano l'Ortodossia, hanno questo forte senso di disagio, e credo che, per cercare di dare un’interpretazione al fenomeno, che questo sia proprio perché si sta in piedi alla presenza di Dio. E così come la tua reazione quando hai visto il Pantocrator è stato quello di dire qualche parola sconveniente, che cosa dire alla presenza di Dio? Cosa sentiamo o cosa facciamo?
Io in realtà ho visto un ateo che è venuto in una chiesa ortodossa perché era interessato a una ragazza che la frequentava, ed è stato presente per circa 20 minuti, e poi è corso fuori dalla porta principale, ha vomitato sul prato ed è letteralmente scappato. È una reazione un po' più estrema della tua, ma è accaduta davvero.
J. Jackson: Io stavo sudando. Stavo per andarmene. Ma c’era come un pensiero vivo. Non era il mio pensiero. Era del genere: "Esci. Scappa. Vai fuori di qui. Adesso". E io pensavo, "Ma perché mai? Non è... non credo che sia da Dio, ma cosa sta succedendo qui?" La cosa incredibile è stata:" Resta per tutta la funzione, e poi saprai come ci si sente".
A 45 minuti dall'inizio, è successo qualcosa. Tutta la stanza si è trasformata, e sono passato dal disagio totale a - le dirò quando è accaduto per gli ascoltatori ortodossi che conoscono la Divina Liturgia - è stato subito dopo l'omelia, dopo la preghiera per i catecumeni. Al canto di un inno - sono sicuro che ce ne sono molti, ma c’è un inno specifico che si canta dopo "Catecumeni, uscite." E tutto il luogo si è trasformato visivamente.
P. Andrew: Probabilmente è l'inno dei cherubini.
J. Jackson: Penso anch’io che sia quello.
P. Andrew: Si tratta di noi che raffiguriamo gli angeli.
J. Jackson: Sì.
P. Andrew: E siamo in adorazione di fronte al trono e all'altare di Dio.
J. Jackson: Questo è quello che è successo, perché il cielo... si è aperto. E io stavo lì. Dall'estremo di sentirmi dire "Vai fuori di qui. Queste non sono altro che cose estranee, bizzarre e scomode" fino alle lacrime sul mio viso, completamente affascinato. Era la prima funzione a cui sono andato, per quel che ricordo, le visite alle chiese greche hanno avuto luogo dopo; penso in realtà di essere andato prima a questa funzione, e poi di avere controllato alcune altre chiese per vedere a quali mi sentivo più collegato personalmente - ma la prima funzione era stata alla Domenica del pubblicano e del fariseo, che abbiamo appena passato un paio di settimane fa.
E ciò che mi ha affascinato in quel momento era che non avevo mai visto un gruppo di persone che pregano Dio con tanta umiltà. Non l'avevo davvero mai visto. Mi ha tolto il fiato, vedere persone che si fanno il segno della croce ripetendo: "Signore, abbi misericordia". E non era un pentimento da auto-flagellazione, del tipo "sono un verme". Non lo era. Era un pentimento collegato in qualche modo alla gioia, alla risurrezione. Era in qualche modo... come una relazione romantica con Dio.
Non l’avevo mai visto prima, e mentre le lacrime mi rigavano il viso, mi sono riscoperto a pregare, "Tutto quello che voglio fare è essere qui, in questa presenza. Non mi importa di niente altro al mondo. Tutto quello che voglio fare è semplicemente stare qui in questa presenza con questo gruppo di persone". Non solo il corpo locale dei fedeli, ma il Corpo.
P. Andrew: Il Corpo.
J. Jackson: Il Corpo di Cristo.
A quel punto... Non è stato facile, da quel punto.
P. Andrew: No, non è mai facile. Mai.
J. Jackson: Ma è stato certamente un momento cruciale.
P. Andrew: Non devi dirmelo se non vuoi, ma tua moglie, era con te in questa esperienza?
J. Jackson: No, non era con me in quella prima esperienza.
P. Andrew: Quindi l'hai portata dopo aver sperimentato queste cose.
J. Jackson: Sì, e l’ho portata a incontrare padre John prima che avesse mai partecipato a una funzione. E lui è stato semplicemente incredibile. Ci siamo incontrati e abbiamo parlato di molte cose. Lui ci ha accompagnato in tutta la chiesa prima che lei fosse mai stata a una funzione. E per lei è stato intimidatorio. Ha guardato le icone, e si è sentita in un certo modo impaurita. Voglio dire, come si dice, noi non giudichiamo le icone, ma loro giudicano noi. Ed è vero. È vero, spaventoso, intimidatorio. E soprattutto perché la gente deve capire che se si è cresciuti in Occidente, sia nel cattolicesimo romano o nella maggior parte delle denominazioni protestanti, si sta guardando l'esterno dell'Ortodossia attraverso la lente di qualunque esperienza o incontri che abbiamo con il cattolicesimo romano.
Ora, io non voglio criticare troppo i cattolici romani. Ho molto rispetto per loro. Ho un ottimo rapporto con molti cattolici, quindi non voglio essere troppo polemico nel mio dialogo, ma ci sonodifferenze tra le tradizioni. Alcuni dei punti di vista più strettamente giuridici sulla salvezza... Questo era ciò che mia moglie stava vivendo. Quando era nella Chiesa ortodossa, la stava vedendo attraverso la lente di ciò che aveva sperimentato nel cattolicesimo.
P. Andrew: Da ex-cattolica.
J. Jackson: Già, da ex-cattolica. E non solo, ma con la pesante influenza di dieci anni nel mondo protestante, che è estremamente anti-cattolico. E 'Romafobia', è uno dei termini che conosco.
P. Andrew: Specialmente quello che potremmo definire "Protestantesimo da Chiesa bassa."
J. Jackson: Sì, assolutamente. Per me non c'era sottofondo sacramentale per me. Per i sacramenti mi ci è voluto molto tempo, e sto ancora crescendo nella mia comprensione, e, a Dio piacendo, continuerò a crescere senza diventare stagnante.
Ma in ogni caso, lei era un po’ più titubante su molte cose. Ma io volevo condividere con lei tutto il tempo, ogni libro che stavo leggendo. Le ho letto delle cose a lei, ne ho parlato con lei. Anche quando stavo cercando nel cattolicesimo, questo apriva punti di vista diversi sulla Vergine Maria, che, crescendo nel mondo protestante, è la cosa più bizzarra e strana che si possa pensare. E, da ex-cattolica, mia moglie aveva trascurato Maria, come qualcosa del tutto irrilevante, tranne forse a Natale. Va bene durante il periodo natalizio, ma a parte questo ...
P. Andrew: "Arrivi a tenere in braccio il bambino Gesù".
J. Jackson: Già, esattamente. Ma ha cominciato a venire in chiesa con me e a prendere confidenza. Siamo arrivati all’inizio della Quaresima, e io ho uno di quei caratteri che voglio tutto subito. Così mi sono immerso completamente. Ho fatto il digiuno, lo voglio sperimentare. Lei al momento stava allattando il nostro figlio più giovane, così non era in grado di digiunare tanto. E in realtà abbiamo avuto una specie di non-proprio-meravigliosa esperienza di Pasqua a causa della tensione che c'era. E va bene così. Fa parte del cammino.
Ma ora... il suo cuore è completamente immerso. Doveva venire al Vespro del perdono ieri sera, e c'è stato un fraintendimento, e non ha potuto esserci a causa del bambino. Mi ha chiamato al telefono, piangendo, perché voleva essere lì. Ecco dove è il suo cuore.
P. Andrew: Sappiamo cos’è la maternità e la vita di un cristiano ortodosso - non abbiamo il tempo di entrare in dettaglio - ma l’ho notato anche con mia moglie. Si tratta di una costante... lotta ascetica. È un compito enorme.
Beh, vorrei cambiare un po' argomento e ti chiedo una cosa che vorrebbero chiederti i tuoi fan: Com’è che la tua fede, specialmente ora che stai diventando un cristiano ortodosso, informa e modella la tua recitazione e anche la tua musica?
J. Jackson: Sì, sono domande importanti. Ho iniziato a recitare, come ho detto, quando avevo circa 11 anni.
P. Andrew: Era in General Hospital.
J. Jackson: Già, e molto presto, mio ​​fratello e io ci siamo resi conto che dovevamo fare qualche seria riflessione su come questa professione si collega alla nostra fede.
P. Andrew: È che ... penso che parte di questo è dovuta al fatto che, come attore, interpreti personaggi che spesso fanno cose che come cristiano non peneresti affatto di fare.
J. Jackson: Assolutamente. Questa è la recitazione. Assumi il ruolo di altre persone.
P. Andrew: Tu sei qualcun altro.
J. Jackson: Sì, è un mezzo di comunicazione davvero interessante, molto, molto interessante. Una delle cose che mi dà conforto è che Cristo ha insegnato attraverso parabole, attraverso storie. Mi accosto all’arte della recitazione a partire dalla narrazione, dalla ricerca di modi per presentare la vita con onestà, che si spera possano attirare la gente quasi come in uno specchio, capaci di vedere se stessi vivere un'esperienza.
Per esempio, se una storia ritrae una vendetta, a volte una vendetta può essere una cosa molto devastante, brutta da vedere se la si prende in tutta la sua estensione. Ed è una cosa molto shakespeariana, molto biblica.
P. Andrew: Penso che Shakespeare usi questa immagine di uno specchio, e lo specchio è la vita.
J. Jackson: Davvero? Beh, è così. Ma la cosa bella è che, diciamo nel tuo cuore, hai un seme di rabbia o rancore verso qualcuno, e hai un istinto verso una sorta di vendetta - non in un modo grandioso - , ma vedi un film che mostra lo stesso istinto in modo grandioso, e tutto ad un tratto, ti rendi conto: "Wow. Guarda che conseguenze".
P. Andrew: "Guarda come è realmente il male."
J. Jackson: Già. Ti permette di vedere te stesso in forma esagerata, estesa, ma che può, credo, cambiare la vita delle persone. O mettiamo che si tratti di tossicodipendenza. Diciamo che c'è qualcuno che sta solo fumando marijuana, e non prenderebbe mai in considerazione l'eroina o il crack o qualcosa del genere. Ma va a vedere un film su un tossicodipendente, e vede la sua devastazione... Forse gli farà pensano due volte prima di coinvolgersi in queste cose. Forse si ricorderanno l'immagine del personaggio sofferente - che era finzione: anche se è un attore a farlo, forse avrà un impatto su di lui, per fargli dire, "Io non vorrei mai finire così".
P. Andrew: Penso che spesso le storie possono insegnare in modo molto più efficace, almeno per molta gente, di una semplicemente predica o insegnamento, "Questa è la nostra morale". Sì, penso che ne abbiamo bisogno, ma al  stesso tempo, se non vediamo nella nostra mente l'immagine di come appare il male, e come appare la santità, non sapremo come fare, o se dovremmo fare qualcosa.
J. Jackson: Rimane una cosa astratta. Teorica. Nell’Ortodossia, l'incontro con Dio è una cosa enorme. Uno degli altri libri che ho letto, dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, è stato Incontro con il mistero, davvero un libro bellissimo.
Recitare è un tipo di incontro, e una delle persone che vedo come una sorta di ispirazione è C. S. Lewis - che sapeva scrivere storie. Penso che a un certo punto della sua vita abbia capito di essere uno dei migliori apologeti cristiani negli ultimi cento anni, credo, ma scrisse ancora storie. Ha scritto Narnia. Se ne rese conto dicendo "ho bisogno di presentarlo in un modo che le persone possono incontrarlo in un modo viscerale, istintivo, emozionale."
Come il matrimonio, per esempio. Non ci innamoriamo teoricamente. Non ci innamoriamo razionalmente. Ci innamoriamo incontrando quell'altra persona, e se qualcuno ti domanda, puoi nominare un paio di cose, ma in realtà non puoi indicare ciò che è. È... un mistero.
P. Andrew: Lo è davvero.
J. Jackson: Così le storie, credo, fanno questo alla gente. E l'altra ispirazione è stato Dostoevskij, che è stato una grande influenza, perché l’ho scoperto da adolescente, e ha scritto cose molto, molto tenebrose. E tuttavia, ne ha scritto da un luogo di luce. Così, come attore, interpretavo serial killer, suicidi, eroinomani. Per qualche ragione, la maggior parte dei ruoli che ho ricoperto erano molto oscuri, molto disturbati, eppure ho dovuto cercare un modo di rappresentarli, non entrando io stesso nelle tenebre, ma in realtà entrando di più nella luce in modo da essere in grado di rappresentare le tenebre, ma partendo da un luogo di preghiera e intercessione; questo sarebbe in realtà, a Dio piacendo, una qualche forma di liberazione o illuminazione per la gente.
P. Andrew: Ebbene, ecco una specie di domanda un po’ più personale: L'umiltà è la virtù chiave degli ortodossi. È il modo in cui... È il cammino che stiamo percorrendo come cristiani ortodossi. Lo menziono perché alcuni potrebbero pensare: "Beh, perché sta intervistando questo ragazzo che è una star della televisione e del cinema e un musicista, e così via?" Ma non è questo il punto del colloquio. Non è il fatto che sei famoso.
D'altra parte, ho voluto sottolineare, almeno per alcuni dei nostri ascoltatori ortodossi, che, sì, ci sono alcuni personaggi famosi che sono ortodossi, non solo le persone cresciute nella fede come Tina Fey di Saturday Night Live o Jennifer Aniston di Amici o Jim e John Belushi, che sono stati tutti cresciuti ortodossi, ma anche alcuni che ci sono arrivati da adulti, come il calciatore dei Pittsburg Steelers, Troy Polamalu, che è una specie di eroe per gli ortodossi della Pennsylvania, l'attore Tom Hanks che si è sposato con una ragazza greca , e il cantante Chris Cornell dei Sound Garden, e ora tu.
Come funziona questo per te? Ovviamente, la nostra cultura valorizza la fama come un bene quasi intrinseco, ma imparare l'umiltà è il nostro obiettivo di cristiani ortodossi. Direi che la celebrità è quasi uno strumento necessario per il tuo lavoro, è una delle cose che devi essere in grado di gestire. Quindi, sapendolo, come cerchi di perseguire l'umiltà in mezzo a tutti questi fan che ti dicono quanto sei grande?
J. Jackson: Penso che sia un cammino e un interrogativo di tutta la vita. La preghiera di Gesù è utile. Questa è una domanda che ho fatto fin da quando avevo 12 anni. Mi alzavo ogni mattina, come se stessi sperimentando questa trasformazione nella mia vita con Dio, e una delle preghiere di ogni mattina quando mi alzavo era che vorrei la sapienza, ma: "Dammi la saggezza solo in proporzione all’umiltà, perché non voglio la sapienza senza un fattore di equilibrio".
E poi c’è anche CS Lewis, per esempio, che dice fondamentalmente che quanto più umile uno diventa, tanto più si rende conto del suo orgoglio. Quindi per me, una delle più grandi trasformazioni che ho avuto è stato proprio uno di quei sermoni che ho ascoltato da bambino, un sermone sull'orgoglio, e mi ha toccato fino al cuore. Non avevo mai veramente capito quant’ero orgoglioso e arrogante e sconsiderato nei miei pensieri e nelle cose che dicevo alla gente. È diventato quasi una gara di corsa con lo Spirito Santo. Tutto ad un tratto ho cominciato a sentire me stesso nelle conversazioni con le persone e questi orribili pensieri di giudizio. Ho solo pensato: "Wow! Non ho mai saputo che tutto questo esisteva in me". Ma sapendo che non c'è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo, questo mi ha ancorato a essere in grado di ricevere la condanna e pentirmi senza un senso di perdita di speranza.
Fondamentalmente, io non so come farlo. Tutto quello che so è che "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di me peccatore" è una parte della mia vita quotidiana con Dio. Le vite dei santi: se pensi di essere spirituale o santo, letto solo di uno dei santi, e poi diventerà abbastanza evidente che ti restano una vita e l'eternità per scoprire la fede.
Penso che queste siano alcune delle cose principali. La fama è una cosa ridicola, ed è l'enfasi completamente opposta al regno. Gli ultimi saranno i primi, i primi saranno gli ultimi. E devi entrare nel regno come un bambino.
P. Andrew: Penso che sia una croce, in realtà. Credo che la fama sia una croce. Ci sono alcune persone che se ne nutrono, e sono sicuro che probabilmente hai incontrato un sacco di gente del genere. Cosa fai? Ma al tempo stesso, credo che, se la vedi come una croce, sia che si tratti di una persona che si trova di fronte a un gruppo di un centinaio di persone o di qualcuno che sta di fronte a milioni, è ancora una croce. È sempre una croce.
J. Jackson: Giusto. Già. E devo dire che il mio cammino con Dio è stato segnato da questa domanda disperata. "Signore, per favore aiutami, aiutami a rimanere alla tua presenza". Non c'è modo di rimanere aperto alla sua grazia senza l'umiltà, e scoprire l'Ortodossia e sperimentarla fino a questo punto e camminare verso il giorno del nostro battesimo, devo dire che la tradizione ortodossa e le vite dei santi, la comunione dei santi, e le dottrine e la teologia nella fede ortodossa aiutano nel cammino dell’umiltà.
Una delle cose che mi ha davvero colpito, alla prima funzione a cui sono andato, è stato quando il prete, che era p. John, nel bel mezzo della funzione, è uscito e si è inchinato e ha detto: "Perdonatemi, fratelli e sorelle." Ora, questo è stato strabiliante, perché in Occidente, tutto quello che sappiamo sul sacerdozio è una sorta di clericalismo, una sorta di essere al di sopra di tutti gli altri.
P. Andrew: "L'intermediario".
J. Jackson: Sì, l'intermediario tra Dio e l'uomo. E questo era completamente diverso. Questo era... era un sacerdozio basato sull’umiltà, basato sul servizio, e sull’essere un riflesso e un'icona di Cristo. Ed è integrato nel sistema, nella tradizione. Non è come se questo individuo, padre John, fosse per caso umile, ma è nel sistema. È lì. Ed è nelle preghiere che il sacerdote recita durante la confessione. Voglio dire, una cosa ha segnato profondamente: l'umiltà. Non è una cosa del genere, "Sì, sì, povero peccatore, io ti assolverò." No. E del genere, "Io sono sulla tua stessa barca, e ci troviamo davanti al giudice che verrà di nuovo".
Sono grato alla Chiesa ortodossa, perché mi ha dato una casa e un posto per praticare questo combattimento spirituale di umiltà - perché è una guerra - e mi ha aiutato a darmi una casa.
P. Andrew: Hai parlato del tuo imminente battesimo. Oggi è il primo giorno di Quaresima per i cristiani ortodossi nel 2012. Noi chiamiamo questo lunedì il "Lunedì puro", e quando è che sarai battezzato?
J. Jackson: A Dio piacendo, sarà a Pasqua. Dovrebbe essere al Sabato Santo.
P. Andrew: Così questo è il giorno. Voglio dire, ogni giorno va bene per essere battezzati, ma questo è il giorno. Così sarai tu con tua moglie e i tuoi tre figli.
J. Jackson: Sì.
P. Andrew: Wow.
J. Jackson: E una cosa che volevo dire sulla mia famiglia che entra nella Chiesa è stata l'esperienza che hanno avuto i miei figli, perché è stata davvero affascinante, perché la amano assolutamente. Voglio dire, quando sono entrati la prima volta, è stato... erano semplicemente stupefatti.
P. Andrew: È come un circo a tre piste per i bambini.
J. Jackson: Oh, è incredibile!
P. Andrew: Ho anch’io tre figli.
J. Jackson: Penso che l'apprendimento, l'incontro visivo con la fede... ne parla Gillquist, e sono sicuro che ne parlano molti altri autori: tutti i sensi sono presenti alla Divina Liturgia in una chiesa ortodossa: il profumo dell’incenso, il suono degli inni che ci uniscono con gli angeli, le icone e gli elementi visivi, e quindi per gli ortodossi battezzati, la comunione: gustare e ricevere il corpo e il sangue di Cristo - ci sono tutti i sensi, e per un bambino di sei - sette anni, credo che ascoltare una predica per un'ora e venti minuti non avrà su di loro un impatto tanto quanto essere semplicemente nel bel mezzo di tutto e ricevere impressioni da quel luogo misterioso.
Anche il mio figlio più giovane, Titus, che è di 17 mesi, si sveglia ogni mattina e vuole andare verso l'angolo bello, e vuole baciare le icone. E si sveglia e dice: "Jesuh?" Cercando di dire, "Gesù". E si tocca la testolina per fare il segno della croce. Pur così giovane, è già in grado di comprendere che Gesù non è un nome teorico. C'è un'immagine, e perché è così importante? Perché Dio si è fatto visibile in Cristo, e la connessione tra le icone e l'incarnazione di Dio è molto profonda per me, e vedere la risposta dei miei figli e la connessione all’esperienza di Dio, non solo attraverso l'insegnamento, ma visivamente e attraverso l'incontro, è una cosa potente.
P. Andrew: Ho due domande. La prima è: che tipo di progetti hai in corso? Uno di quelli che mi hai raccontato, prima di questa intervista, è che stai lavorando a un libro sui contatti, le connessioni, le formazione tra l’Ortodossia e quello che fai per vivere.
J. Jackson: Questo libro in particolare è chiamato Recitare nello Spirito, e l'idea alla base era che ci sono molti metodi per gli attori, un sacco di metodi diversi...
P. Andrew: Certo, Stanislavskij.
J. Jackson: Stanislavskij e così via. Meisner e così via.
P. Andrew: L’ho letto ai tempi del college.
J. Jackson: Concettualmente non ho davvero nulla contro di loro, ma ho voluto esplorare un modo diverso di avvicinarsi al mestiere della recitazione, e l’ho fatto in un certo modo durante il mio cammino. Ora faccio l’attore da circa 20 anni. Volevo esplorare questo: come si fa ad accostarsi a personaggi tenebrosi, come ha detto lei? Come ci si avvicina a queste cose?
Il libro è davvero questo. Ogni capitolo, più o meno, parla di "recitazione come preghiera" o "recitazione come profezia", "recitazione come incontro", tutte queste cose. Parla dell'arte della recitazione, ma anche, in realtà, di ogni tipo di forma d'arte. Se qualcuno è un musicista, un poeta, uno scrittore, un regista, tutto è connesso, ma è per lo più focalizzato sulla recitazione.
Una delle cose fondamentali per recitare, nel libro, è la visione ortodossa, una visione sacramentale del mondo, per me davvero potente, rendersi conto che tutto il mondo è un sacramento, e quando il Dio invisibile incontra il mondo fisico... e recitare è un mezzo fisico: hai a che fare con altre persone: è incarnazionale. Quindi, in qualche modo, la parola deve farsi carne, misticamente, in tutti noi che siamo in Cristo, incontrandoci insieme con l'umanità nell'arte della recitazione. Si tratta davvero di un’esplorazione,. Non è certamente una cosa che viene - spero - da un luogo di cui credo di conoscere molto. È più come fare un sacco di domande e dire: "Questa è la mia esperienza", e poi sperare, forse, che potrà ispirare alcune persone, perché alcuni metodi di recitazione possono diventare piuttosto devastanti per le persone, nella loro vita personale.
Molti giovani attori, se devono interpretare un eroinomane, iniziano a sperimentare le droghe, perché pensano di dover iniziare da quel punto di vista il metodo di recitazione. La mia opinione è che questo è assolutamente inutile. Se si cresce nella compassione del cuore, come dice sant’Isacco, e si vedono le cose da un punto di vista cosmico, non solo come individui, il nostro cuore deve essere aperto a piangere con quelli che piangono, a rallegrarsi con quelli che sono nella gioia, e come attore diventa un’esperienza molto cosmica, spirituale, perché si sta entrando nella vita del personaggio, ma non è finzione quello che stai facendo, è l'intercessione che stai portando alle persone con cui lavori e alle persone che potranno vedere la storia e ciò che vi è rappresentato. Ecco alcuni dei temi del libro.
P. Andrew: E che si chiama Recitare nello Spirito?
J. Jackson: Sì, Recitare nello Spirito.
P. Andrew: Lo aspetteremo, a Dio piacendo, quando uscirà. Ecco la mia ultima domanda, allora. Per i tuoi fan, o chiunque altro potrebbe essere ora in ascolto, che non sanno nulla della Chiesa ortodossa, e tutta questa cosa può essere strana per loro, cosa diresti loro? Se avessi la possibilità di sederti con loro, come hai avuto la possibilità di sedersi con me, e ti chiedessero, "Che cosa è questo?" Forse dopo che hanno ascoltato tutto quello che hai appena detto, che messaggio vuoi dare loro? Quale messaggio vuoi dare ai tuoi fan sul cristianesimo ortodosso?
J. Jackson: Hmm. Wow. Beh, avrei dovuto usare meno parole e fare più affidamento sulla preghiera per incontrare la persona a cui sto parlando. Vorrei solo dire che è la cosa più bella che puoi sperimentare e che "Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato..." ecco che cos’è questo per me. Ed è a disposizione di tutto il mondo, di tutta la creazione. Se qualcuno è attratto verso Cristo, allora direi che questa è la casa perfetta, e se proviene da un background diverso, da una diversa tradizione, allora sarà, molto probabilmente, a volte un po' scomodo, ma al di là del disagio c'è una benedizione e una trascendenza che ne vale la pena.
Lo so, per me, il mio viaggio è una sorta di stato simile a quel momento nel Vangelo di Giovanni, quando Gesù cominciò a raccontare ai suoi seguaci: "Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue non è degno di..."
P. Andrew: Giovanni 6.
J. Jackson: Sì. Non riesco a ricordare il numero - forse lei lo ricorda - ma c’erano circa una settantina di discepoli, o quant’altro, ma la maggior parte se ne andò.
P. Andrew: Sì, la maggior parte lo ha lasciato quando ha detto quelle cose.
J. Jackson: E più o meno tutti quelli che rimasero erano i dodici, e Gesù si voltò e li guardò, e disse: "Volete andarvene anche voi?" E la risposta di Pietro a Cristo è un po’ ciò che prova il mio cuore nei confronti della Chiesa ortodossa: "È un discorso duro, quello che hai appena fatto. Non lo capisco completamente, ma tu hai parole di vita eterna. Dove posso andare?" E questo è più o meno come mi sento. Sono affascinato, e anche a disagio, vedo difficoltà, a volte, c'è una bellezza trascendente e una comunione con Dio che onestamente non cambierei con nulla, perché questo è l’oggetto originale vecchio di 2,000 anni, proprio qui.
E inoltre, la comunione mistica dei santi è qualcosa di molto, molto potente: rendersi conto che durante la Divina Liturgia non stiamo solo pregando insieme. Stiamo pregando assieme al Corpo globale di Cristo che è vivo, presente oggi, ma stiamo anche pregando assieme al Corpo di Cristo, che è al di fuori del tempo, e ci uniamo con il cielo. Fare parte di questa esperienza mistica è qualcosa che non si può esprimere a parole, e non è disponibile, in realtà, in qualsiasi altro luogo, perché è solo nella Chiesa storica. È la fede storica.
P. Andrew: Molte, molte grazie, per essere venuto a parlare con me oggi. Ancora una volta, sono qui con l'attore e musicista Jonathan Jackson, e saremo lieti di vedere qualsiasi altra cosa hai in programma, ma ti auguriamo anche successo nel tuo cammino quaresimale mentre vai, a Dio piacendo, verso l’illuminazione alla santa Pasqua. Grazie mille.
J. Jackson: Grazie, Padre.