Filocalia

TESTI DELLA FILOCALIA

Introduzione

La Filocalia rappresentò, quando uscì nel XVIII secolo, un evento importantissimo per la vita cristiana. Dinanzi al trionfare dell'illuminismo, segnò la scelta di tutta una Chiesa per la Rivelazione e la Tradizione autentica contro una visione di fede troppo intellettualistica e filosofica.   Dio non è astratto; Egli si rivela e conversa con gli uomini nella nostra carne (Bar 3, 37); una realissima conoscenza e comunione con Lui è possibile. Come? Attraverso la preghiera, e in special modo quel pregnante tipo di preghiera che è lapreghiera di Gesù; tale la tesi di fondo di questa ricca, sostanziosa e luminosa raccolta di testi che vanno dal IV al XV secolo. Ma la « preghiera di Gesù » non è qualcosa di a sé stante. Essa si basa sul mistero inconfondibilmente e unicamente cristiano della incarnazione, che stabilisce  nella persona del Cristo - l'unione ineffabile fra Dio e la creatura. Gesù, cioè, in quanto «consanguineo » con il credente, prega in lui, compiendo l'opera della redenzione. Per questo La Filocalia inquadra la « preghiera di Gesù » in un'ottica ampia, articolata e di grande profondità, dominata da un costante richiamo alla sobrietà e all'ascesi: tema, quest'ultimo, particolarmente attuale in un'epoca di spiritualità molte volte epidermica. Riproposta oggi - epoca di confusione ideologica e religiosa, e di paralisi della ragione - La Filocaliapuò favorire quel fortissimo recupero di fede rigeneratrice da tutti auspicato. (dall'introduzione all'edizione italiana della Filocalia, ed. Gribaudi).
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S. NILO DEL SINAI
TESTI SULLA PREGHIERA

"Prima di qualunque altra cosa domanda, nella preghiera, il dono delle lacrime"
"Se desideri la vera preghiera, rinuncia a tutto per avere in eredità  il Tutto"
"Se sei teologo, devi pregare nella verità; se preghi nella verità, sei teologo"

Nota biografica
Nilo è un nome diffuso in Oriente. Si contano ventuno scrittori con questo nome. I copisti li hanno confusi, ed è difficile stabilire quali scritti appartengano al più celebre di essi, S. Nilo del Sinai. Fu prima un dignitario della corte di Teodorico II (sec. V), poi si consacrò eremita, insieme a suo figlio Teodulo, sul monte Sinai.
Molti scritti di S. Nilo non riflettono la esperienza della vita eremitica, ma quella monastico-comunitaria; essi proverrebbero da un cenobita superiore di un monastero presso Ancira nella Galazia e morto verso il 430.
La critica più recente inclina a rivendicare ad Evagrio il Pontico vari scritti riportati col nome di Nilo nel Vol. 79 della patrologia greca del Migne. Così il celebre Trattato della preghiera, Migne 79, 1165-1200, dal quale prendiamo i testi, è da attribuirsi ad Evagrio (P. Hauscherr).


Testi sulla preghiera
2. Purificata dal compimento dei comandamenti, l'anima conquista una calma capacità di contemplare, atta a raggiungere lo stato necessario alla preghiera.
3. La preghiera è il colloquio della facoltà mentale con Dio; quale stato le è necessario per tendere, senza divagazioni, verso il Signore, e parlare con Lui senza intermediari ?
4. A Mosè fu impedito di accostarsi al roveto ardente, finché non tolse i calzari dai suoi piedi (Esodo 3, 5). Se non libererai il tuo intimo io da ogni forma passionale di pensiero, non potrai vedere e parlare con Colui che è oltre i sentimenti e i pensieri.
5. Prima di qualunque altra cosa domanda, nella preghiera, il dono delle lacrime, perchè il piangere ammollisca l'aridità dell'anima tua, e riconoscendo il tuo peccato davanti al Signore, possa da Lui ottenere il perdono.
9. Sii pazientemente fedele, e prega senza stancarti mai; respingi l'assalto delle preoccupazioni mondane e degli altri pensieri; essi ti turbano e agitano cercando di smorzare lo slancio della tua preghiera.
11. Sforzati di mantenere, durante la preghiera, la tua mente muta e sorda; così potrai pregare come devi.
14. La preghiera è il virgulto della mitezza e della libertà dall'ira.
15. La preghiera è il frutto della gioia e della gratitudine.
16. La preghiera è la medicina della tristezza e dello scoramento.
17. Va', vendi ciò che possiedi e dallo ai poveri (Mat 19, 21). Prendi la tua croce, rinnega il tuo io (Mat 16, 24). Potrai in tal modo pregare senza distrazione.
19. Di ogni pena, accolta con saggezza, troverai il frutto nell'ora della preghiera.
20. Se vuoi pregare veramente, non contristare alcun essere vivente; altrimenti inutilmente corri.
21. Il Signore dice: "Lascia il tuo dono davanti all'altare, e va' prima a riconciliarti col fratello"  e quando tornerai riuscirai a pregare senza turbamento. Perchè il rancore acceca la facoltà mentale di colui che prega e avvolge di tenebre la sua preghiera.
22. Chi s'impegna nella pratica della preghiera e conserva in sè delle ansietà e dei risentimenti, è come se volesse tirar acqua dal pozzo con un secchio bucato.
31. Non domandare, nella preghiera, che le cose vadano come vuoi tu, non sempre il tuo desiderio è in accordo col volere divino. La preghiera migliore, come ti è stato insegnato, è "la tua volontà sia fatta"  in me.
33. Cos'è il bene se non Dio stesso ? Affidiamo a Lui tutto ciò che ci riguarda, e in noi farà scendere il giusto volere. Egli che è il Bene è anche l'Elargitore di ogni dono di bene.
36. La preghiera è l'elevarsi della mente a Dio.
37. Se desideri la vera preghiera, rinuncia a tutto per avere in eredità  il Tutto.
38. Domanda d'essere purificato dalle passioni, poi di venir liberato dall'ignoranza, infine di essere immune dalle tentazioni e dall'essere lasciato alla deriva.
40. E' giusto domandare nella preghiera la purificazione per se stessi e per tutti gli uomini. Tale è la preghiera degli angeli.
45. Quando preghi, tieni ben aperti gli occhi sulla tua memoria, perché invece di suggerirti i suoi ricordi, ti conservi alla presenza del tuo esercizio. La mente, infatti, tende a lasciarsi saccheggiare dalla memoria quando è in orazione.
47. Il demonio è grandemente invidioso di colui che prega, usa molteplici astuzie per disturbarlo dal suo intento. Agita la memoria e il pensiero indirizzandolo alle  più svariate cose; mette in azione tutte le passioni fisiche. Il suo scopo è di corrompere il vero progresso che l'uomo compie ascendendo, con la preghiera silenziosa, a Dio.
48. Quando il demonio scaltro non riesce ad alterare la preghiera dell'orante attento, desiste per breve spazio di tempo. Terminata la preghiera, tenta la rivincita, provocando in lui l'irascibilità, cerca di distruggere la pace mentale raggiunta, oppure scatenandone la concupiscenza, si fa beffe del suo puro pensare.
49. Quando ti accingi a pregare veramente, aspettati il peggio dal demonio; tu resta saldo e proteggi il frutto della preghiera. Fin dai primordi, il compito dell'uomo fu di coltivare e custodire (Gen. 2, 15). Perciò dopo avere atteso, con la preghiera, all'opera di coltivazione, non lasciare indifesi i frutti del tuo lavoro, altrimenti la tua preghiera sarà stata vana.
51. I demoni risvegliano in noi la gola, la sensualità, la cupidigia, l'ira, il risentimento e le altre passioni, perché la mente, sotto il loro peso, non riesca a pregare veramente. Quando predomina l'attività delle passioni della nostra parte irrazionale, la mente è ostacolata nelll'agire razionalmente.
53. Lo stato della preghiera è puro da ogni passionalità; in esso l'amore supremo trasporta verso l'alto la mente spirituale ed amante della sapienza.
56. Quando avrai raggiunto il distacco dagli impulsi passionali, non possederai ancora la preghiera pura. La tua mente rimane ancora occupata da pensieri e distratta dalle loro rappresentazioni, e quindi lontana da Dio.
57. Anche se la mente non si sofferma su semplici pensieri concernenti le realtà esteriori, non vuol dire che abbia raggiunto ancora la dimora della preghiera, se è occupata nelle speculazioni attorno ad esse e nel misurare i loro rapporti casuali. Anche in questo modo le realtà esteriori imprimono la loro immagine nella mente e la tengono lontana da Dio.
58. Quando la mente riesce ad andare oltre le speculazioni attorno alle creature materiali, se rimane ferma nelle creature immateriali, non ha trovato ancora Dio, perché è colma di immagini estranee.
59. Cercando la vera preghiera, cerca di capire prima di tutto che tu hai bisogno di Dio, il quale dà lo stato di preghiera a chi prega.Invocalo nella preghiera dicendo: sia santificato il tuo Nome. Il tuo Regno venga. Cioè, venga lo Spirito Santo e il tuo Unigenito Figlio. Il Signore ci ha cosi insegnato: "Dio è Spirito, e chi Gli presta culto, lo deve fare nello spirito e nella verità". (Giov  4, 24).
60. Chi prega nello spirito e nella verità non attinga dalle creature pensieri per render gloria a Dio, ma dal Creatore stesso prenda pensieri contemplativi a sua lode.
61. Se sei teologo, devi pregare nella verità; se preghi nella verità, sei teologo.
62. Quando la tua mente, in un ardente amore di Dio, esce, per così dire, a poco a poco dalla tua carne, e abbandona tutti i pensieri che vengono dai sensi, dalla memoria e dal temperamento, e si trova ricolma di sentimenti di adorazione e di gioia, allora puoi dire di essere giunto al confine della preghiera.
63. Lo Spirito Santo, compassionevole per le nostre insufficienze, viene in noi anche quando siamo tuttora impuri. E' contento di trovare la nostra mente sinceramente aperta verso di Lui, per stabilire in noi la sua dimora ed allontanare tutto il turbinio dei pensieri e delle immagini che ci avvolge, preparandoci così al desiderio della preghiera spirituale.
66. Se desideri raggiungere la realtà della preghiera, non compiere nulla che le sia contrario. Dio verrà a te e accompagnerà il tuo cammino.
67. Nella preghiera non voler dare una figura alla divinità, e non  permettere alla tua mente di ricevere l'impronta di qualsiasi immagine: avvicina Colui che è immateriale liberandoti dalla materia; e potrai con Lui comunicare.
71. Non ti è possibile arrivare alla preghiera pura se rimani impigliato nelle cose e nei traffici esteriori, ed agitato da preoccupazioni insistenti. La preghiera è la deposizione di ogni pensiero.
72. Chi è legato non può correre; la mente asservita a turbamenti passionali non potrà raggiungere lo spazio della preghiera spirituale. Venendo tratta qua e là dai pensieri passionali, non può avere l'immobilità della preghiera vera.
73. Quando la mente è giunta, finalmente, alla realtà della preghiera pura e serena, il demonio l'assale con immagini che attinge non dalla parte tenebrosa, ma da quella luminosa dell'essere. Le presenta delle apparenze della chiarità divina, e delle immagini gradevoli alla sensibilità, come se avesse di già raggiunto la completezza dello stato di preghiera. Un saggio asserisce che la scaturigine di queste suggestioni è la vanagloria, unita all'azione dello spirito del male che opera, sovreccitandola, su una particolare sezione del cervello. (Questo è ciò che accade nelle meditazioni tantriche-buddhiste e nello Dzogchen, dove si crede di scoprire la natura chiara, spaziosa e luminosa della mente, identificando la "natura della mente" con la Realtà Ultima. E' inutile aggiungere che il Dio personale e trascendente a cui noi indirizziamo la nostra preghiera è lontano mille miglia da una simile errata concezione. NOTA DEL WEBMASTER).
74. Penso che, operando su questa sezione del cervello, lo spirito del male, a suo arbitrio, riesca a trasmutare la luce che è attorno alla mente di colui che prega. In seguito a questa azione demoniaca, la vanagloria invade ogni pensiero, forzando la mente ad attribuire a se stessa la conoscenza sostanziale propria di Dio. In tal modo l'orante, non sentendosi esposto a turbamenti impuri e inferiori, anzi, consapevole del grado raggiunto nella purezza della preghiera, mai immagina di esser sotto l'azione del nemico. Stima l'effetto dell'opera demoniaca, che trasmuta la luce della sua mente, essere qualcosa che proviene da Dio.
75. Giunte a questo punto le cose, solo un atto di misericordia divina può liberare l'orante dall'illusione. Se vicino a lui accorre l'angelo di Dio che, con la sua parola, tronca l'azione del nemico e riporta l'energia illuminata della mente ad operare senza illusione.
82. Prega nella pace e nella serenità, canta con intelligenza e con capacità sarai come aquila che volteggia nell'alto dei cieli.
83. Il canto dei salmi è utile a quietare il turbamento delle passioni, e attutisce gli impulsi dell'intemperanza fisica. L'elevazione dell'anima a Dio, nella preghiera, permette alla mente di fare ciò che le è connaturale.
84. La preghiera è un'attività propria della dignità della mente, o meglio costituisce il vero uso della mente.
85. Il canto dei salmi appartiene alla conoscenza tuttora legata alla varietà delle immagini; la preghiera pura è il preludio alla conoscenza libera dalla materia e dalla varietà delle immagini.
95. E' necessario che tu conosca anche questa astuzia demoniaca: alle volte gli spiriti del male si dividono i compiti. Alcuni si presentano con la tentazione, quando implori il soccorso, vengono gli altri travestiti da angeli e mettono in fuga i primi. Vogliono farti credere che sono dei veri angeli per lasciarti in preda alla vanagloria.
96. Abbi cura di te con l'essere umile e fiducioso, la violenta guerra degli spiriti del male non ti prostrerà, ed il flagello dei demoni non cadrà sul tuo corpo, perchè Dio ha affidato ai suoi Angeli la cura di te; vigilano su te in ogni circostanza...
98. Durante l'assalto dei demoni ripeti incessantemente una preghiera breve e intensa.
101. Il pane è l'alimento del corpo, la virtù dell'anima, la preghiera spirituale lo è della mente.
105. Quando preghi trascura le necessità corporali, altrimenti la puntura di una pulce, o di una zanzara o di una mosca, ti priveranno del frutto della preghiera.
108. Avrai sicuramente letto la vita dei monaci di Tabenne, dove è riferito che mentre l'Abate Teodoro teneva un'istruzione ai suoi frati, due vipere si rifugiarono ai suoi piedi. Non si scompose; curvò le piante dei piedi in modo da offrire un riparo ai due rettili, e proseguì il suo sermone. Solo al termine mostrò le bestiole ai frati e riferì l'accaduto.
112. Ad un monaco, pieno d'amore di Dio, mentre percorreva il deserto intento alla preghiera interiore, apparvero due angeli che accanto a lui fecero un buon tratto di cammino. Ma lui non prestò la minima attenzione alla loro presenza, per non perdere ciò che era migliore. Ricordò le parole dell'Apostolo: "Nè gli Angeli, nè i Principati, nè le Potenze potranno separarci dall'amore di Dio, che è in Gesù Signore nostro" (Rom  8, 38, 39).
114. Non desiderare nè, tanto meno, cercare, durante la preghiera, forme e immagini che ti facilitino il compito.
115. Non desiderare neppure la sensibile visione degli Angeli o delle potenze celesti, neppure quella di Cristo. Correresti il rischio di esser preda dell'illusione, di confondere il lupo con il pastore e di prestare il culto ai demoni invece che a Dio.
116. La superbia è il primo passo verso l'inganno della mente, essa spinge l'intelligenza a cercare di dare una forma al Sacro.
117. Torno a ripetere ciò che dissi ai monaci giovani: 
       Beata la mente che custodisce il silenzio perfetto durante la preghiera.
118. Beata la mente che, durante la preghiera senza distrazioni, acquista un desiderio crescente di Dio.
119. Beata la mente che, nella preghiera, non porta i richiami delle cose esteriori e dei possessi.
120. Beata la mente che, durante la preghiera, è morta alle realtà esteriori.
121. Perfetto è il monaco che in ogni essere umano vede Dio.
122. Perfetto è il monaco che pensa al progresso e alla salvezza di tutti gli uomini come si trattasse di lui stesso.
123. Perfetto è il monaco che sente se stesso, il più  inquinato degli esseri.
124. Il vero monaco è chi, pur separato da tutti, vive in comunione con ogni creatura.
125. Vero monaco è chi si sente in unione vitale con tutti e se stesso vede in ogni essere umano.
126. Prega veramente chi non cessa di far fruttificare per Iddio la sorgente prima di ogni pensiero.
141. Finché non sarai del tutto libero dagli impulsi passionali e la tua mente resisterà alla virtù e alla verità, non sentirai salire dal tuo profondo il soave incenso della preghiera.
151. La bontà della preghiera non è nella quantità, ma nella qualità.  Ne testimoniano quei due che salirono al tempio a pregare (Luca 18, 10) e anche le parole: "non moltiplicate le parole nelle vostre preghiere" (Mat  6, 7).
152. Finché metterai attenzione soltanto alla posizione del corpo e la tua mente sarà fissa sulla bellezza esteriore del tabernacolo, sappi che ancora non hai veduto il luogo della preghiera e che sei lontano dalla via benedetta che ad esso conduce.


S. MASSIMO IL CONFESSORE



 "Ciascuna virtù aiuta ad amare Dio, nessuna però quanto la preghiera pura"
 "La mente ottiene il dono della parola di Dio quando sorpassa tutto sulle ali dell'amore e fissa la sua dimora in Dio. Allora la mente, nella misura concessa alle possibilità umane, contempla gli attributi divini"
 
"Le passioni perdono la forza di attacco per l'intervento dei santi Angeli che ci  spingono a superarle"
"Secondo la natura l'ordine è questo: la nostra mente obbedisca alla parola di Dio, la parte irrazionale del nostro essere sia controllata dalla mente"
 
"L'essenza della pugna che il monaco sostiene contro i demoni consiste nel separare le passioni dalle immagini delle cose"
"Conoscendo il tuo nulla imparerai molte e meravigliose cose"


Breve nota biografica

Nacque a Costantinopoli nel 580. Dopo aver trascorso parte della sua vita nella corte imperiale, dove raggiunse il grado di primo segretario dell'imperatore Eraclio, a trentatre anni entrò nel monastero di Crisopoli. Verso la fine del 646 prese parte, contro il monofisimo, al concilio Lateranense sotto il papa Martino I. Arrestato dall'imperatore di Costantinopoli, morì nel 662 vicino a Batum nella Transcaucasia.
E' uno dei più grandi maestri spirituali della Chiesa Greca; il fondo del suo insegnamento dipende da Evagrio.
Secondo Massimo il confessore la vita cristiana è nell'unione con Cristo, raggiunta attraverso la rinuncia della propria volontà egoistica e la adesione alla volontà di Dio.
Il cammino cristiano si consuma nelle due direzioni dell'amore: Dio e il prossimo. "Giunto a Dio, lo spirito umano si libera da ogni forma e rappresentazione sensibile, contemplando Colui che è semplice, diventa a sua volta semplice e luminoso" (3 centuria 97).
"L'uomo la cui volontà è divenuta buona e libera da passionalità, ha un amore uguale per tutti gli uomini; ama i giusti per la loro natura e buona volontà; ama i peccatori per la loro natura..." (Centuria 25). 


Quattro centurie sull'amore



Prologo ad Elpidio

Invio, come supplemento al mio scritto sulla vita ascetica, alla tua onorevole persona, o Elpidio, un lavoro sull'amore diviso in quattro centurie corrispondenti ai quattro Vangeli. Forse non soddisferò del tutto la tua attesa, ma esso contiene il meglio di ciò che posso. Non è il frutto della mia sola intelligenza; avendo letto gli scritti dei padri e raccolto ciò che serviva al mio argomento, lo ho condensato nella forma di brevi detti, perchè servano alla memoria ed alla riflessione. Invio questo lavoro alla tua onorevole persona, pregandoti di leggerlo con buona disposizione d'animo, cercandovi ciò che è utile, non dando attenzione alla rozzezza dello stile; prega per la mia indegnità; son privo di ogni frutto spirituale. Inoltre ti prego di non considerare il mio scritto come un peso; inviandotelo compio il comandamento dell'obbedienza.
Dico questo perchè nei nostri giorni molti di noi sovraccaricano la mente di parole edificanti, mentre troppo pochi sono quelli che insegnano con le opere e imparano attraverso le opere. Ti prego di leggere con attenzione ciascun testo, mi sembra che tutti non siano evidenti ad ogni lettore. Molti troveranno che gran parte delle sentenze domandano un'ulteriore accurata ricerca, mentre a prima vista appaiono piane ed ovvie. Forse le cose che verranno scoperte con questo ripensamento, saranno trovate utili. Naturalmente ciò sarà possibile, col concorso della grazia di Dio, se uno legge non con uno spirito critico soltanto, ma con timore di Dio e con amore. Perchè se uno legge il mio scritto o quello di altri non per imparare qualcosa che aiuti, ma per trovare dei passi da rimproverare allo scrittore, per dimostrarsi vanagloriosamente più intelligente di lui, costui non potrà mai scoprire alcunchè di veramente utile.



Prima centuria sull'amore

1. L'amore è quella giusta disposizione dell'anima per la quale essa preferisce la conoscenza di Dio a tutto ciò che esiste. Nessuno giunge a tale stato di amore, se ha degli attaccamenti per le creature.

2. L'amore è generato dall'invulnerabilità rispetto alle passioni; l'invulnerabilità rispetto alle passioni, dalla speranza in Dio; la speranza, dalla pazienza e dalla latitudine dell'anima,  queste due dal perfetto dominio di se stessi in tutte le cose; il dominio di sè dal timore di Dio; il timore, dalla fede nel Signore.

3. Quando, spinta dall'amore, la mente vola a Dio, non è più consapevole nè di se stessa, nè di altra creatura esistente. Illuminata dalla infinita luce divina, è insensibile a tutto ciò che appartiene al mondo creato, ed è come la pupilla che si accende nella luce del sole.

4. Ciascuna virtù aiuta ad amare Dio, nessuna però quanto la preghiera pura. Condotta dalle sue ali nel cielo di Dio, la mente si allontana da tutto ciò che è creato.

5. Quando la mente, per l'operazione dell'amore, vien rapita alla conoscenza di Dio ponendosi al di fuori dell'universo creato, fa l'esperienza, dell'immensità divina; allora in uno stato di rapimento conosce il suo nulla e ripete con tutta sincerità le parole. di Isaia:  "Ahimè! sono perduto; perchè essendo uomo dalle labbra impure, vivo con gente che ha le labbra impure; mentre i miei occhi hanno veduto il Re, il Signore delle schiere ! " (Isaia 6, 5).

17. Beato l'uomo che ama tutti gli altri con eguale intensità.

29. Quando qualcuno ti insulta o ti umilia, guardati dai pensieri di risentimento; ti allontanerebbero dalla regione dell'amore per condurti in quella dell'odio.

33. La mente è pura quando si è liberata dall'ignoranza ed è illuminata dalla luce di Dio.

47. Chi ancora non ha raggiunto la conoscenza di Dio nell'amore, ha alta stima di ciò che egli compie di gradito a Dio. L'uomo che ha raggiunto la conoscenza nell'amore ripete nel cuore le parole del patriarca Abramo, quando gli apparve Dio: "Io sono polvere e cenere" (Gen. 18, 27).

49. Non inquinare la mente trattenendo pensieri di ira e di lussuria, altrimenti, cadendo dallo stato della pura preghiera, sprofonderai nello spirito dello scoramento.

52. Nel tempo della tentazione, non lasciare il tuo monastero; sopporta l'agitazione dei pensieri con coraggio in particolar modo quelli che danno tristezza e scoramento. Le afflizioni sono provvidenziali stimoli che aiutano a raggiungere una ferma speranza in Dio.

58. Non prestare orecchio alla lingua del calunniatore; nè metterti a servizio dell'orecchio di chi volentieri ascolta il parlare malizioso, dicendo o ascoltando con piacere chiacchiere contro il tuo prossimo; se non fai così decadrai dall'amore di Dio e ti troverai esiliato dalla vita eterna.

64. Un genere di passioni appartiene al corpo, un altro all'anima. Le cause delle passioni corporali sono nel corpo, le cause delle passioni dell'anima sono le realtà esteriori. L'amore e il dominio di sè espellono le une e le altre: l'amore quelle dell'anima, il dominio di sè quelle del corpo.

67. Tutte le altre passioni infettano solo una parte dell'anima, sia la parte irascibile o quella concupiscibile, oppure il pensiero, come per esempio la noncuranza e l'ignoranza. Lo scoramento invece si estende a tutte le potenze dell'anima e subito, in un attimo, mette in movimento tutte quante le passioni, per questo il suo peso è più oneroso di tutte le altre. Esatte sono, a questo proposito, le parole del Signore che additano il rimedio: "Nella pazienza raggiungerete il possesso della vostra anima". (Luca 21, 19).

70. Non ha raggiunto l'amore perfetto chi, nelle sue disposizioni verso gli altri, segue il sentimento del piacevole e dello spiacevole; amando l'uno e non amando l'altro per questo e quel motivo; oppure ora amando e ora non amando la stessa persona per le stesse ragioni.

71. L'amore perfetto non divide mai l'umana natura che è in sè una, conformemente ai vari caratteri degli uomini. Ma, avendo sempre presente la natura umana, ama egualmente tutti. Ama i buoni come amici, i cattivi come nemici, facendo ad essi ciò che è bene, con l'essere paziente e longanime nel sopportare le cose da loro compiute, non mai ripagando il male col male, sopportando per rendere, se possibile, amici anche loro. Quando questo non appare possibile, mantiene verso di essi le sue buone disposizioni, mostrando a tutti gli uomini indistintamente i frutti dell'amore. Così il Signore Gesù, mostrando a noi il suo amore,  patì per tutto l'umano genere e donò a tutti indistintamente la speranza della resurrezione.

85. L'uccello legato ad una zampa quando tenta di spiccare il volo è tratto a terra dal legaccio; la mente che non ha raggiunto l'invulnerabilità dalle passioni, per quanto s'innalzi alla conoscenza delle realtà celesti, è spinta indietro verso la terra dalle passioni.

86. L'anima purificata dalle passioni avanza senza impedimenti verso la contemplazione delle realtà ultime, ed il suo progredire è diretto alla conoscenza della Santa Trinità.

87. Quando la mente è pura, le impressioni che riceve dalle cose l'incitano a contemplare spiritualmente. Quando, per pigrizia, diventa impura, le rappresentazioni che essa ha delle cose sono semplici; ma quando pensa di dover fare qualcosa insieme ad altri, allora tutto si trasforma in pensieri di cattiveria disonorevole.

88. Se nessun pensiero mondano penetra nella tua mente durante la preghiera, sappi che sei nella regione della liberazione dalle passioni.

89. Quando l'anima comincia a sentirsi in buono stato, i suoi sogni diventano puri e sereni.

91. Grande cosa è l'esser distaccati dalle cose, più grande il rimanere impassibili davanti alle loro immagini. La guerra che gli spiriti del male ci muovono attraverso i pensieri, è più ardua di quella che ci vien fatta dalle cose.

94. Coll'osservare i comandamenti, l'anima diventa monda dalle passioni; con la contemplazione spirituale delle realtà visibili, vien liberata dalle raffigurazioni passionali delle cose; con la conoscenza dell'invisibile, viene allontanata dall'incantesimo delle cose sensibili; finalmente con la conoscenza della Santa Trinità, va oltre la conoscenza delle realtà invisibili.

95. Come il sole, quando sorge e diffonde la sua luce sull'universo, mostra se stesso e gli oggetti che illumina; così il sole della verità, illuminando una mente pura, rivela se stesso e il significato di tutto ciò che esiste ed ha avuto da Lui l'esistenza.




Seconda centuria sull'amore

2. La mente che indugia a lungo in qualche oggetto sensibile, può esser certa che rimarrà presa da un movimento passionale nei suoi riguardi, o desiderio, o rimpianto, o inquietudine, o rancore.

3. La passione, prendendo possesso della mente, la fa aderire alle realtà materiali, separandola da Dio, la costringe ad occuparsi di esse. Quando l'amore di Dio s'impossessa della mente, tronca tutti i legami con le creature esteriori, convincendola del nullo valore di esse e della loro dipendenza dal tempo.

4. L'operazione dei comandamenti è di rendere semplice la rappresentazione delle cose materiali; l'operazione della lettura sacra e della contemplazione è di liberare la mente dalla materia e dalla forma; il risultato di tali operazioni è la preghiera senza distrazione.

5. L'operazione della via ascetica non è sufficiente a liberare in maniera tale la mente dalle forze passionali cosicchè possa pregare senza distrazione; è necessario il compimento della contemplazione spirituale. La prima via libera la mente dall'intemperanza e dalla perfidia, la seconda dalla dissipazione e dall'ignoranza; in questo modo l'uomo raggiunge il potere della preghiera vera.

6. Due sono gli stati supremi della preghiera pura: uno proprio degli uomini impegnati nella via ascetica, l'altro appartiene ai contemplativi.
Il primo nasce nell'anima dal timore di Dio e dalla santa speranza; l'altro dall'amore di Dio e dalla perfetta mondezza del cuore.
I segni del primo stato sono: l'unificazione della mente mediante la liberazione da tutti i pensieri mondani, la preghiera libera da distrazioni e da turbamenti mediante la sensazione della presenza effettiva, com'è in realtà, di Dio.
I segni del secondo stato sono: il rapimento in spirito nell'infinita luce divina durante l'elevazione della preghiera, e la perdita di ogni sensazione sia di se stessi come di ogni altra creatura nell'immersione cosciente in Dio che, mediante l'amore, opera questa illuminazione. In questo stato l'orante, sollecitato a comprendere le parole che concernono Dio, riceve una conoscenza pura e luminosa di Lui.

8. Chi respinge da se stesso l'egoismo, padre di tutte le passioni, con l'aiuto di Dio potrà facilmente vincere tutti gli impulsi passionali: l'ira, la tristezza, il rancore e gli altri. Chi è ancora schiavo dell'egoismo, soffrirà del pungiglione delle passioni, anche contro il suo volere. L'egoismo, in ultimo, non è che l'amore appassionato del proprio corpo.

9. L'uomo ama gli altri, siano essi giusti o ingiusti, per queste cinque ragioni: 1) per amore di Dio, come l'uomo virtuoso ama tutti gli uomini ed è riamato anche da chi non è virtuoso; 2) per istinto naturale, come i genitori amano i figli e ne sono riamati; 3) per vanità, come chi è lodato ama chi l'applaude; 4) per interesse, come il ricco è amato dai suoi clienti; 5) per sensualità: chi serve il ventre ama l'imbanditore di festini.
Il primo amore è degno d'encomio, il secondo è amore intermedio, gli altri sono il frutto di movimenti passionali.

10. Se tu hai odio per qualcuno, nè amore nè odio per altri, e amore moderato per qualcuno e intenso per altri, questa ineguaglianza  t'insegna che sei ancora lontano dall'amore perfetto che accoglie tutti gli esseri con eguale calore.

15. La mente che si volge verso il sensibile apprende le cose attraverso i sensi. Nè la mente, nè l'apprensione naturale delle cose, nè le cose stesse, nè i sensi sono il male, tutto viene da Dio. Cos'è allora il male ? Ovviamente è la passione che viene aggiunta all'apprensione naturale delle cose.
Quando la mente è in stato di vigilanza, la passione non entra nella apprensione naturale delle cose.

16. La passione è un movimento non conforme alla natura dell'anima; essa nasce dall'amore insensato, o dalla contrarietà irrazionale verso qualcosa di sensibile, o a motivo di qualcosa di sensibile ( l'amore insensato del cibo, della donna, del possesso, della gloria
effimera, o di qualcos'altro di sensibile), oppure dalla contrarietà irrazionale delle stesse cose ora menzionate, o a motivo di esse.

17. Il male è il giudizio errato sulle cose apprese e l'uso non giusto di esse.
  Così negli scambi commerciali, per esempio, il giusto discernimento ne vede chiaramente lo scopo fin da principio. Se uno non vede in essi altro che un piacere voluttuoso erra nel suo giudizio, prendendo il male come bene, e commette abuso...

26. La via ascetica affina la mente nel giusto discernimento; la via contemplativa accresce la conoscenza spirituale.
La prima termina nella capacità di distinguere la virtù dal vizio; la seconda introduce l'uomo nella conoscenza delle proprietà degli esseri visibili ed invisibili.
La mente ottiene il dono della parola di Dio quando sorpassa tutto sulle ali dell'amore e fissa la sua dimora in Dio. Allora la mente, nella misura concessa alle possibilità umane, contempla gli attributi divini.

27. Se vuoi possedere la parola di Dio, non cercare cosa sia Dio in se stesso, ciò non è concesso nè a mente umana nè a mente angelica. Cerca di conoscere per quanto ti è possibile i suoi attributi: la presenza eterna, l'infinità, l'indescrivibilità, la bontà, la sapienza, e la sua potenza nella creazione, la sua Provvidenza e il suo aspetto di Giudice di tutti. E' già un gran  teologo chi scopre qualcosa, anche limitata, di questi attributi divini.

30. L'uomo che ha raggiunto l'amore perfetto e la sommità della liberazione dalle passioni non fa più distinzione tra connazionali e stranieri, credenti e non credenti, schiavi e liberi, uomo e donna. Essendo emerso dalla tirannia delle passioni e vedendo solo l'umana natura osserva con imparzialità gli uomini ed ha le stesse disposizioni verso tutti. In lui "non c'è più nè giudeo nè greco, nè schiavo o libero, nè maschio o femmina, ma tutto in tutti c'è Cristo!" (Gal. 3, 23).

32. Tre energie ci muovono verso il bene: i germi di bontà che sono nella nostra natura, i Poteri sacri, la nostra determinazione volontaria al bene.
I germi sono, per esempio, il trattare gli altri come vogliamo esser trattati noi; la naturale compassione per chi è nel bisogno o nella sofferenza. I Poteri sacri, sono quelle presenze che assistono il sorgere e l'attuarsi dei nostri impulsi verso il bene. La volontaria determinazione al bene, quando vedendo il bene ed il male scegliamo il bene.

33. Tre forze ci spingono al male: le passioni, i demoni, la determinazione volontaria al male.
Le passioni, quando desideriamo qualcosa contro la ragione, come il cibo fuori del tempo dovuto o senza averne necessità; quando desideriamo la donna senza intenzione di procreare figli, oppure contro la legge; quando siamo irritati o amari ingiustamente con qualcuno. I demoni, quando, in un momento di scarsa vigilanza da parte. nostra, scelgono l'opportunità di assalirci e provocano in noi le sopraddette passioni o altre simili. Infine la determinazione volontaria al male, quando conoscendo il bene scegliamo il male.

36. In ogni nostra azione Dio guarda le intenzioni, cioè se essa è compiuta per vero amore o per altro motivo.

42. Se in modo inaspettato ti piomba addosso una prova, non te la prendere con chi ne è la causa immediata, cerca la ragione per cui ti è capitata, e ne avrai un bene. Perchè, nonostante sia tramite questa persona o un'altra, tu devi bere l'amaro calice dei giudizi di Dio.

6l . Lo stato perfetto della preghiera, dicono, è quando nell'orazione l'anima abbandona la carne e il mondo e si trova liberata da ogni forma materiale. Chi mantiene intatto tale stato è sicuramente giunto alla preghiera senza interruzione.

68. La mente dell'uomo che ha fame, sogna il cibo; quella dell'assetato, la bevanda; la mente del ghiottone, visualizza vari generi di vivande; quella dell'uomo sensuale, figure di donne; quella del vanitoso, plausi umani; dell'avaro, il profitto; dell'uomo maligno, la vendetta per chi l'ha offeso; dell'invidioso, sciagure per chi è oggetto dell'invidia. La stessa cosa capita per le altre passioni; la mente agitata dalle passioni forma immagini passionali, sia in stato di veglia che nel sonno.

69. Quando le onde del desiderio crescono, la mente nel sonno vede le cose che le danno soddisfazione; quando invece cresce la irascibilità vede le cose che le danno timore. Le passioni sono irrobustite dagli spiriti dissacrati che, aiutati dalla nostra negligenza, le stimolano.
Le passioni perdono la forza di attacco per l'intervento dei santi Angeli che ci  spingono a superarle.

70. Lo stimolo ripetuto del pungiglione del desiderio produce nell'anima un'abitudine invincibile ai piaceri sensuali, e la frequente eccitazione del potere irascibile, rende timida e priva di coraggio la mente. La prima abitudine si vince con il lungo esercizio del digiuno, della vigilia e della preghiera; la seconda con la gentilezza, la comprensione, l'amore e la misericordia.

72. Siccome è più facile peccare col pensiero che con le azioni, così è più difficile combattere contro le rappresentazioni che contro le cose stesse.

73. Le cose sono al di fuori della mente, mentre le loro rappresentazioni sono interiori. Così appartiene alla mente l'uso giusto o errato di esse. L'uso errato delle rappresentazioni è seguito dall'uso sbagliato delle cose.

74. Tre sono le vie attraverso le quali le rappresentazioni passionali delle cose entrano nella mente: i sensile condizioni del fisico,la memoria.
- Attraverso i sensi ( quando una data cosa risveglia la nostra passionalità impressionando i sensi) si risvegliano i pensieri passionali nella mente.
- Mediante le condizioni del corpo, quando per l'intemperanza nel cibo, o per l'azione dei demoni, o per qualche infermità la nostra parte fisica cambia e ci induce a pensieri passionali o alla ribellione contro la Provvidenza.
- Attraverso la memoria, quando la memoria rivivendo le rappresentazioni delle cose che in noi hanno prodotto sentimenti passionali, produce pensieri morbosi nella mente.
  
78. Non far cattivo uso dei pensieri, altrimenti sarai costretto ad abusare delle cose; perchè se prima non commetti peccato col pensiero non lo potrai commettere con l'azione.

79. L'immagine dell'uomo terreno comprende i vizi principalileggerezza, viltà, intemperanza, ingiustizia.
L'immagine dell'uomo celeste esprime le virtù migliorigiusto discernimento, coraggio, castità, giustizia. "Noi che abbiamo portato la prima immagine dobbiamo assimilare anche quella celeste" (I Cor. 15, 49)

82. Alcuni affermano che non esisterebbe il male nelle creature, se un potere estraneo ad esse non le allettasse al peccato.

A ben considerare le cose, questo potere non è altro che la nostra  negligenza nell'uso conforme a natura dell'attività mentale. Chi ha cura di questa attività, sempre compie il bene e mai il male. Se tu vuoi fare altrettanto, liberati da ogni negligenza e sarai libero dal male che è l'uso errato del pensiero, seguito dall'uso errato delle cose.

83. Secondo la natura l'ordine è questo: la nostra mente obbedisca alla parola di Dio, la parte irrazionale del nostro essere sia controllata dalla mente. Se sempre questo ordine verrà eseguito, non ci sarà nelle creature il male, e nulla esisterà per trascinarle al male.

84. Alcune forme di pensiero sono semplici, altre complesse. La forma semplice è immune da passionalità, quella complessa è passionale risultando essa composta da una semplice rappresentazione e da un movimento passionale...

75. Le cose che Dio ha concesso a noi uomini sono alcune nell'anima, altre nel corpo, altre attorno al corpo. Nell'anima sono le potenze; nel corpo i sensi e le membra; attorno al corpo, il cibo, le possessioni, il denaro, ecc. L'uso giusto o errato di queste cose, e gli effetti che ne derivano, mostrano se siamo virtuosi o no.
  
76. Alcuni dei sopraddetti effetti si producono nell'anima, altri nel corpo, altri attorno al corpo.
Nell'anima, la conoscenza e l'ignoranza, la memoria e la dimenticanza l'amore e l'odio, la paura e il coraggio, la gioia e la tristezza.
Nel corpo, il sollievo e la stanchezza, i sensi vigili e torbidi, la salute e l'infermità e così via.
In ciò che è attorno al corpo, l'onore e il disonore, la fecondità e la sterilità, le ricchezze e la povertà, e così via.
Alcune di queste cose son reputate un male dagli uomini, altre un bene, in realtà nessuna di esse è male, ma diventa male o bene secondo l'uso diverso che ne fa l'uomo.

77. La scienza in se stessa è buona come la salute. Per molti è dimostrato esser più utile il suo contrario. La scienza conduce al male l'uomo incosciente, quantunque in se stessa sia cosa buona. Cosi la salute, la ricchezza, la gioia non condurranno a nulla di buono il malvagio. Per tali esseri è molto più utile che abbiano il contrario di queste cose; nota che anche i contrari non sono un male in se stessi, quantunque appaiano tali.

92. E' opinione comune che quattro siano le cause che cambiano lo stato del corpo e producono nella mente pensieri passionali o liberi da passionalità: 1) gli angeli, 2) i demoni, 3) l'aria e 4) il cibo.
Gli Angeli cambiano lo stato del corpo con la parola; i demoni con il contatto; l'aria con le sue variazioni; il cibo con la qualità di ciò che vien mangiato o bevuto, il suo eccesso o la sua insufficienza. Inoltre, la memoria può provocare dei cambiamenti: ciò avviene quando l'anima mediante l'udito e la vista fa esperienza di gioia o di dolore. Il ricordo delle reazioni spiacevoli o piacevoli produce un cambiamento nella temperie del corpo, e nella mente sorgono pensieri corrispettivi.

97. La mente pura vede le creature nella loro realtà; la parola evocata dall'esperienza sensibile comunica agli altri ciò che la mente vede; l'orecchio libero da passione riceve la parola nella sua purezza. Chi è manchevole di queste tre cose non può fare altro che biasimare chi parla.

100. L'anima purificata dalle passioni e illuminata dalla contemplazione delle cose ultime, dimora in Dio e la sua preghiera è vera.




Terza centuria sull'amore

1. L'uso delle rappresentazioni e delle cose conforme alla ragione illuminata da Dio, porta con sè la castità, l'amore e la conoscenza spirituale; l'uso non conforme alla ragione, conduce alla perdita del dominio di sè, all'odio e all'ignoranza.

2. Il salmo dice: "Tu mi hai preparato la mensa imbandita, unto di olio il mio capo, ed una coppa del miglior vino, la tua misericordia m'accompagna, la mia dimora sarà nella tua casa per sempre" (salmo 225, 6).
La mensa  indica la virtù dell'ascesi preparata da Cristo per vincere chi ci opprime. L'olio  col quale unge la mente è la contemplazione delle creature;  la coppa  di Dio è la conoscenza di Dio;  la sua misericordia  è la Parola che è Dio, che dall'Incarnazione accompagna tutti quelli che giungono a salvezza. La Casa  significa il Regno dove abiteranno tutti i santi, per sempre.

3. Il cattivo uso dei poteri dell'anima, cioè della parte concupiscibile ed irascibile e dei pensieri, ci porta al peccato.
Il cattivo uso del potere del pensiero produce ignoranza e follia; il cattivo uso del potere concupiscibile ed irascibile fa nascere l'odio e l'incapacità di controllo.
Il retto uso di essi si chiama sapienza spirituale, giusto discernimento, amore e castità. Se le cose stanno così, nulla di ciò che ha ricevuto l'esistenza da Dio è male.

4. Il cibo non è male, ma la ghiottoneria; non il generare figli, ma l'impurità; non il denaro, ma la cupidigia; non la gloria, ma la vanagloria. Così il male non è nelle cose ma nell'abuso di esse; questo nasce dalla nostra mente che è negligente nel seguire con amore la natura, cioè le potenze dell'anima e la loro retta direzione.

5. Secondo il beato Dionisio, il male nasce nel demonio per queste cause: irragionevole suscettibilità, desideri confusi e fantasia sconsiderata. L'irrazionalità, la confusione e la sconsideratezza negli esseri ragionevoli indica perdita di intelletto, di mente e di circospezione. Ogni perdita segue il possesso. Perciò c'è stato un tempo in cui il demonio aveva intelletto, mente e rispettosa circospezione; se è così anche i demoni non sono radicalmente malvagi, ma son divenuti tali per il non giusto uso delle loro naturali potenze.

7. L'impurità nasce dal copioso e raffinato mangiare; la cupidigia e la vanagloria partoriscono l'odio; padre delle une e delle altre è l'egoismo.

8. L'egoismo è l'amore appassionato e irragionevole per il proprio corpo. Il suo contrario sono l'amore e il dominio di sè.
E' chiaro che l'egoista ha tutte le passioni.

11. Le opere gradite a Dio sono l'amore, la castità, la contemplazione e la preghiera; le opere gradite alla carne sono la ghiottoneria, la perdita del controllo di sè, e tutto ciò che le può favorire.

14. Non prendere la misura della tua bontà confrontandoti con chi è meschino; dilatati nella misura del comandamento dell'amore. Se prendi gli uomini come termine di paragone finirai nell'arroganza; spingendoti al largo nella regione dell'amore raggiungerai la cima dell'umiltà.

15. Se vigili sull'osservanza del comandamento dell'amore per il tuo prossimo, come potrai impiantare in te l'amarezza della intolleranza nei suoi riguardi? In questo caso è evidente che tu preferisci l'effimero, e per proteggerlo muovi guerra al fratello.

17. L'amore per le ricchezze è figlio di una di queste tre cose: bramosia di piaceri sensibili, vanagloria e perdita della fede. La perdita della fede è più grave delle altre due.

18. L'uomo che corre dietro ai piaceri, ama il denaro per poterne godere; l'ambizioso, per raggiungere la fama; l'uomo che ha perduto la fede è mosso dalla paura della fame, della vecchiaia, della malattia, dell'esilio, così ha più fede nella ricchezza che in Dio Creatore provvido per ogni creatura, anche per l'ultimo e insignificante essere.

19. Quattro tipi di uomini ammassano le ricchezze: i tre menzionati e il quarto che è il vero amministratore. Solo quest'ultimo custodisce i beni secondo la verità, e la sua mano non rimarrà mai chiusa davanti a qualunque penuria.

20. Tutti i pensieri passionali o stimolano la parte concupiscibile dell'anima, o provocano quella irascibile, o oscurano il pensiero; per questo la mente diviene cieca alla contemplazione spirituale e all'elevazione della preghiera. Il monaco, specialmente se è consacrato al silenzio, deve esser vigilante sui suoi pensieri, riconoscerne e trovarne le cause.
Il modo di esaminare i pensieri è questo: supponiamo che la parte concupiscibile dell'anima sia stimolata da un ricordo passionale di donna, esaminandoci scopriamo che la causa è nella mancanza di sobrietà nel cibo e nelle bevande e nel conversare imprudente e troppo frequente con donne. La cura in questo caso sarà il digiuno, l'astinenza da bevande, la limitazione del sonno e la solitudine.
Supponiamo ora che la parte irascibile sia provocata dal ricordo passionale di qualcuno che ci ha offeso, o che la causa del turbamento sia l'amore alla vita facile, la vanità e l'attaccamento alle cose; l'amarezza deriva dal fatto di non esser riusciti ad ottenerle o dall'averle perdute. Il rimedio è nel disprezzare tutte queste cose come prive di valore cercando di amare Dio.
  
25. Dio chiamando all'esistenza la natura dotata di ragione e di intelletto, nella sua Bontà infinita, l'ornò di quattro qualità, onde proteggerla e preservarla: dell'essere, dell'essere senza fine, della bontà e della sapienza.
Le prime due concesse alla natura, le ultime due alla facoltà morale. Alla natura, l'essere e l'essere senza fine; alla facoltà morale, la bontà e la sapienza, perchè la creatura fosse per partecipazione quello che Dio è per essenza.
La Scrittura dice che l'uomo fu creato ad immagine e somiglianza di Dio, cioè creato ad immagine di Colui che è l'Essere, e così per quanto la creatura non sia senza principio è pertanto senza fine. Dandogli la bontà lo rese simile a Sè che è per essenza buono; con la sapienza lo rese simile a Sè che è sapiente; l'uomo per grazia è divenuto ciò che Dio è per natura. Ogni creatura razionale è creata ad immagine di Dio, la somiglianza appartiene solo a chi possiede la bontà e la sapienza.

34. L'impurità della mente è, prima di tutto, nella scienza spirituale non giusta, poi nell'ignoranza di qualcosa in generale, quindi nei pensieri passionali, infine nel consenso dato al peccato.

35. L'impurità dell'anima è nel non operare conformemente alla natura ricevuta da Dio; da questo fatto nascono i pensieri passionali nella mente. L'anima opera in conformità della sua natura quando le sue potenze passionali, la concupiscibile e l'irascibile, rimangono libere dalle passioni che nascono dall'impulso delle cose o dalle rappresentazioni che da esse derivano.

36. L'impurità del corpo è l'atto peccaminoso.

37. Ama il silenzio chi è invulnerabile al fascino delle realtà esteriori. Ama tutti gli uomini chi non ama nulla che sia umano.

38. Grande cosa è non avere attaccamenti appassionati alle cose, molto più grande il rimanere distaccati dalle loro rappresentazioni mentali.

39. L'amore e il controllo di sè conservano libera da passioni la mente, sia riguardo alle cose, sia di fronte alle loro rappresentazioni.

40. La mente di chi ama Dio non prende posizione di difesa davanti alle cose o alle loro rappresentazioni, ma di fronte alle passioni connesse colle rappresentazioni. In altre parole non insorge contro la donna, nè contro chi l'ha ingiuriato, nè contro le loro immagini, ma contro le passioni connesse con dette immagini.

41. L'essenza della pugna che il monaco sostiene contro i demoni consiste nel separare le passioni dalle immagini delle cose; altrimenti non riuscirà a vedere le cose senza passionalità.

42. Una cosa è l'oggetto esterno, un'altra la sua immagine, e un'altra la passione. L'oggetto può essere un uomo, una donna, l'oro ecc.; l'immagine è la semplice memoria di uno di tali oggetti; la passione è o l'amore irragionevole, o l'odio cieco verso uno di questi oggetti Il monaco deve armarsi contro tali passioni.

43. L'immagine passionale è il pensiero composto dalla passione e dalla rappresentazione mentale dell'oggetto; separando la rappresentazione dalla passione rimane in noi il pensiero puro. Separiamo l'uno dall'altro per mezzo dell'amore spirituale e del controllo di noi stessi.

44. Le virtù liberano la mente dalle passioni; la contemplazione spirituale libera la mente dalle semplici rappresentazioni; la preghiera pura presenta la mente a Dio stesso.

46. Dio ha chiamato le creature dal non essere all'essere, non perchè Egli abbia bisogno di qualcosa, ma perchè, esse, partecipando alla sua beatitudine nella misura dell'essere loro concesso, avessero gioia, e Lui stesso ne avesse gaudio vedendo la loro felicità e saziandole alla sua sorgente inesauribile.

47. Molti poveri ha il mondo, ma non nel senso evangelico; molti che fanno cordoglio, ma solo per la perdita di beni o di parenti; molti sono miti, ma nei confronti delle passioni impure; molti hanno fame e sete, ma per usurpare ingiustamente ciò che non è loro o per raccogliere disonesti profitti; molti sono misericordiosi, ma per il loro corpo e ciò che lo concerne; molti sono puri di cuore, ma per vanagloria; molti sono i portatori di pace, ma sottomettono l'anima alla carne; molti sono i perseguitati, ma per le loro malefatte; molti sono ingiuriati, ma per i loro vergognosi peccati. Beati sono soltanto quelli che soffrono con Cristo e ad imitazione di Cristo.

52. Quando vedi l'anima tua agire con rettitudine e con giustizia in mezzo ai pensieri mondani, sappi che il tuo corpo si conserva puro e libero dal peccato. Se però vedi la tua mente occupata da pensieri di peccato e sottomessa ad essi, sappi che il tuo corpo presto soccomberà.

54. Non saremo invasi da terrore, tremore e quasi storditi sentendo che "Dio non giudica nessuno, avendo rimesso nelle mani del
Figlio ogni giudizio" (Giov. 5, 22)?
Ed il Figlio che grida: "Non giudicate e non sarete giudicati" (Luc. 6, 37); e l'Apostolo: "Non giudicate prima del tempo, finchè il Signore venga" (I Cor. 4, 5) e, "Quando giudichi un altro, condanni te stesso" (Rom. 2, 1)?
Nonostante queste gravi parole, l'uomo dimentica di piangere i suoi peccati e, togliendo il potere giudiziario dalle mani del Figlio, giudica gli altri e condanna, come se fosse senza peccato. I cieli son pieni di orrore e la terra trema, e l'uomo, tanto insensibile, non prova vergogna!

57. L'egoismo è il genitore di tutte le passioni, l'orgoglio ne è l'ultimo figlio. L'egoismo è l'amore irragionevole del proprio corpo. Chi lo estirpa, sradica anche tutte le passioni che nascono da lui.

59. Quando riesci a superare una passione volgare come la ghiottoneria, l'impurità, l'ira, l'avidità del possesso, immediatamente sarai assalito da pensieri vanagloriosi; quando avrai sorpassato il loro girone, diventi l'oggetto degli assalti della superbia.

61. La vanità partorisce la superbia, sia essa bandita o no dal territorio dell'anima. Quando vi è bandita vi genera un'alta stima di se stessi, quando vi resta vi genera l'arroganza.

62. La vanità è vinta dall'operare segretamente il bene, e l'orgoglio con l'attribuire a Dio tutto il bene fatto.

63. Chi ha avuto il dono della conoscenza di Dio e ne ha gustato veramente la soavità, trascura gli allettamenti che vengono dal desiderio del potere.

64. Chi è governato dalle bramosie della terra ha questi desideri: cibo raffinato, soddisfazione dei movimenti al di sotto del ventre, plauso dagli uomini, ricchezze e simili cose.
Se la sua mente non scopre mai qualcosa di meglio di queste cose, sulle quali trasferisce il suo desiderio, non riuscirà mai, fino al termine dei suoi giorni, ad abbandonarli.
Ciò che è infinitamente migliore è la conoscenza di Dio e delle realtà divine.

65. Quelli che trascurano i piaceri della vita lo fanno, o per la paura, o per la speranza, o per realizzare il loro nulla, o per amore di Dio.

66. La conoscenza delle cose divine, priva di impegno devoto, non conduce la mente alla noncuranza completa delle realtà terrene. La sua azione assomiglia alla rappresentazione semplice di un oggetto sensibile.
Per questo s'incontrano molti che possedendo una grande conoscenza spirituale si svoltolano nella passione carnale come scrofe nella melma (2 Pet. 2, 22). Avendo essi raggiunto un certo grado di purificazione, quando ricercavano il bene con impegno, in seguito son divenuti preda della pigrizia ed hanno cominciato a condurre una vita non degna.

68. Nessuno che abbia superato le passioni e reso semplici i suoi pensieri può affermare di essere, per questo solo fatto, orientato del tutto verso il sacro. Non è più attaccato alle cose umane ma non lo è ancora alle cose divine; questo succede all'uomo la cui vita è consacrata soltanto agli esercizi ascetici, e che, per essere unicamente legato ad essi, non ha ancora raggiunto la conoscenza spirituale; e che frena le passioni per questi motivi: paura dell'inferno, speranza del paradiso.

69. Noi camminiamo nella luce della fede, non in quella della perfetta visione del mistero di Dio. Per questo la conoscenza spirituale è per noi come se guardassimo attraverso uno schermo, ancora tenebroso. Dobbiamo esercitarci a lungo su questa conoscenza, cosicchè il lungo studio e la diuturna applicazione ci renda saldamente esperti nella contemplazione ininterrotta.

70. Se, riuscendo per un po' di tempo a far tacere le passioni, ci diamo all'esercizio della contemplazione e non consacriamo ad essa tutto il nostro tempo facendone l'unica nostra occupazione, senza difficoltà, torneremo verso le nostre passioni carnali; e se saremo riusciti a cogliere soltanto il frutto della semplice conoscenza mescolato alla stima di noi stessi, finiremo con l'oscurare la stessa conoscenza raggiunta col ritornare alle realtà materiali.

72. Dio creò il mondo visibile c quello invisibile, l'anima e il corpo. Se il mondo visibile è così meraviglioso, quanto più lo sarà quello invisibile! E se questo è tanto più splendido del primo, quanto di più sarà Dio, il Creatore di entrambi! 
Se il Creatore di tutto ciò che è bello supera in bellezza tutto il creato, come mai la mente ha abbandonato il meglio e per occuparsi del peggio, le passioni carnali? Non è forse perchè si è abituata ad esse, vincolata com'è fin dalla nascita al male e non avendo mai sperimentato ciò che è il vero bene? Ma quando, attraverso una lunga astinenza dal piacere dei sensi, lentamente si spoglia dell'abitudine al male e, avanzando, si orienta sempre più verso il sacro, scoprirà la sua vera dignità e infine farà omaggio a Dio di tutte le sue capacità di offerta.

73. Chi parla, senza passionalità, del peccato di uno dei fratelli lo fa solo per queste due ragioni: per correggerlo o per istruire un altro.
Se ne parla per diverso motivo, o allo stesso che è caduto in peccato o ad altri, lo fa per biasimare o per denigrare il suo fratello. Un tale uomo non potrà evitare l'abbandono di Dio e infallibilmente cadrà nel peccato del fratello o in un altro; così verrà additato e condannato dagli altri, con grande sua confusione.

76. La passione della cupidigia si rivela quando uno accetta con gioia e dona con tristezza. Un tale uomo non potrà essere un buon amministratore.

78. Una cosa è l'esser liberi dalle immagini, un'altra esser liberi da passioni. Spesso l'uomo è libero dalle immagini quando l'oggetto delle passioni non è davanti ai suoi occhi, ma le passioni rimangono nascoste nella anima e insorgono all'apparire del loro oggetto. E' bene osservare la mente quando sono presenti gli oggetti ed apprendere quali passioni essi risvegliano.

81. Se vuoi essere insieme saggio e umile ed evitare la schiavitù della stima di te stesso cerca sempre quello che la tua ragione ignora.
Scoprendo quante e quali cose non conosci, ti stupirai della tua ignoranza e sarai umile nelle tue pretese. Conoscendo il tuo nulla imparerai molte e meravigliose cose. L'illusione sulla tua conoscenza è impedimento ad apprendere nuove cose.

82. Può sinceramente attendere la guarigione chi non rifugge i medicamenti; nella via spirituale i medicamenti sono i patimenti e le
tribolazioni che accompagnano le avversità.
Chi cerca di schivare le avversità, non conosce la natura del commercio che svolge sulla terra, nè sa quali profitti potrebbe ricavarne.

84. La vanità di un monaco si manifesta nel vantarsi che fa delle sue virtù; la sua superbia appare nell'orgoglio di sentirsi perfetto, nel disprezzo degli altri, nell'attribuire il successo a se stesso e non agli altri.
Per l'uomo di mondo, oggetto di vanagloria e superbia è la bellezza, la ricchezza, il potere, l'astuzia, il buon senso mondano.

85. Il successo dell'uomo mondano è fallimento per il monaco, e viceversa il successo del monaco è fallimento per l'uomo di mondo. Per quest'ultimo il successo è la ricchezza, la fama, il potere, il piacere, il benessere fisico, figli numerosi e simili altre cose; un monaco coinvolto in esse fallisce.
Il successo del monaco è la povertà, l'essere ignorato, la mancanza del potere, l'astinenza, la mortificazione, la privazione del necessario e cose simili.
La involontaria sottomissione a queste cose è una grave sciagura per chi ama il mondo, infatti quando le subisce è spesso tentato di suicidio, come molti hanno fatto.

86. Il cibo serve come nutrimento e come rimedio. Chi ne usa per altri scopi, al di fuori di questi, viene condannato come amante del piacere. In tutte le cose l'abuso è peccato.

87. L'umiltà è figlia della preghiera pura, accompagnata da lacrime e da pentimento.
La preghiera che è la continua invocazione dell'aiuto di Dio; non deve stoltamente vincolarsi alla nostra forza e sapienza, nè esaltare noi al di sopra degli altri; queste due cose sono le tremende malattie della passione dell'orgoglio.

90. Se provi del rancore contro qualcuno, prega per lui; con la preghiera puoi superare l'amarezza derivante dal torto ricevuto e in questo modo fermare il movimento della passione. Quando riuscirai a far sorgere in te un sentimento di amicizia e di affetto verso chi ti ha offeso, potrai bandire del tutto la passione dal cuore. Se qualcuno ti tratta con perfidia, opponigli gentilezza e umiltà, vivi in pace con lui e lo libererai dalla sua passione maligna.

91. Ardua cosa è liberare uno dalle afflizioni dell'invidia, perchè riguarda come una disgrazia capitatagli ciò che invidia in te. Forse l'unico modo per renderlo calmo è il nascondere a lui la cosa che può muoverlo ad invidia. Però se questa cosa è utile a molti e causa tristezza ad uno, come dobbiamo comportarci ? Bisogna prendere la via dell'utilità dei molti.
Per quanto è possibile non bisogna trascurare quell'uomo perchè non sia preso nei trabocchetti della passione, tu devi aiutare non la passione ma l'uomo che ne soffre. Sii umile e consideralo al di sopra di te stesso, dagli la preferenza in tutte le circostanze, in tutti i posti e negli affari.

97. Quando la mente è in vera comunione con Dio rimane del tutto priva di immagini e di forma. Contemplando l'Immutabile diventa, essa stessa, immutabile e tutta luminosa.

98. L'anima è perfetta quando tutte le sue capacità di desiderare sono dirette verso Dio.

100. Il tempo è diviso in tre parti. L'amore si estende su tutte e tre, la speranza su una, la fede su due. La fede e la speranza hanno dei limiti, ma l'amore che unisce ciò che è oltre ogni fine e sempre in espansione, rimane attraverso le ere illimitate. Per questo la più grande realtà è l'amore.




Quarta centuria sull'amore

2. Come non sarà pieno di stupore chi contempla l'inaccessibile e tremenda causa del bene? Come non sarà trasportato all'estasi chi medita su come e da dove è venuta la natura dotata di mente e di parola e sui quattro elementi che compongono i corpi, quando non c'era materia preesistente alla loro nascita ? Che cos'è questo potere che, passando all'azione, ha dato loro l'essere ? Ma i figli dei Greci, non accettando questo, ignorano la sua onnipotente bontà e la sua saggezza e intelligenza che superano ogni comprensibile e danno vita a tutte le cose.

3. Dio creatore dall'eternità, nella sua bontà infinita, crea quando vuole per mezzo del suo consustanziale Spirito e Verbo. Non domandate: Come accade che, pure essendo sempre stato buono, Egli si è manifestato solo ora come Creatore? Perchè vi dico che l'inscrutabile saggezza dell'Essere Infinito sfugge alla comprensione umana.

5. Riguardo al motivo perchè Dio ha creato una cosa o l'altra, cerca di scoprirlo, perchè può essere conosciuto. Ma, come e perchè ora e non prima, non lo investigare, ciò supera la tua comprensione. Infatti alcune cose divine sono comprensibili, altre non lo sono; la speculazione, se non è tenuta a freno, può farti cadere in un precipizio, come disse uno dei santi (Gregorio il Teologo).

7. La divinità è conoscibile in un certo senso e in un altro inconoscibile. Conoscibile per mezzo della contemplazione dei suoi attributi, inconoscibile in sè stessa.

11. Dio solo comunica, la creatura riceve e comunica; riceve l'essere e l'essere secondo verità e comunica solamente l'essere secondo verità; la natura corporea in un modo e quella incorporea in un altro.

12. La natura incorporea comunica l'essere secondo verità per mezzo della parola, per mezzo dell'azione e con il venire contemplata; la natura corporea solo con il venire contemplata.

14. Non si deve vedere il male nella natura delle creature, ma nei loro impulsi errati e irrazionali.

15. L'anima si muove razionalmente quando la sua capacità di desiderio ha acquistato il dominio di sè; la potenza irascibile ricerca l'amore allontanandosi dall'odio, e quella mentale si placa in Dio con la preghiera e la contemplazione spirituale.

16. Non ha raggiunto ancora l'amore perfetto e la profonda conoscenza della Divina Provvidenza colui che, nell'ora della prova, quando è colpito dall'ambizione, non ha il cuore virile, ma si allontana dall'amore dei suoi fratelli spirituali.

17. Il disegno della Divina Provvidenza è di riunire, per mezzo della giusta fede, coloro che sono stati separati e dispersi dal male. Il Salvatore ha sofferto perchè "tutti i figli di Dio che sono dispersi si raccogliessero in unità" (Giov. 11, 52). Così colui che rifiuta di portare il peso delle circostanze avverse, di tollerare i dispiaceri e soffrire il dolore, si allontana dall'amore di Dio e dai disegni della Provvidenza.

18 Se "l'amore tutto sopporta ed è longanime" (I Cor. 13, 4), chi si scoraggia nelle circostanze avverse, prova rancore contro coloro che lo hanno offeso o si allontana dall'amore per loro, non viene forse meno al conformarsi ai disegni della Divina Provvidenza?
  
19. Vigilate affinchè non sia in voi piuttosto che nel vostro fratello l'abisso che vi separa da lui; ed affrettatevi a pacificarvi con lui, per non tradire il comandamento dell'amore.

21. L'amore fra amici viene distrutto se tu sei invidioso, o oggetto di invidia, se causi o soffri perdite; se ingiuri o vieni ingiuriato; e, infine, se nutri pensieri sospettosi contro il fratello. Non hai mai fatto o sofferto qualcosa di simile per cui hai abbandonato l'amore per gli amici?

24. "L'uomo lento all'ira abbonda in saggezza" (Prov. 14, 29), perchè egli mette ogni avvenimento in rapporto al fine ultimo e, in attesa di questo, sopporta ogni afflizione. E "il fine", dice l'Apostolo, "è la vita eterna" (Rom. 6, 22), "la vita eterna è che essi conoscano te solo Dio vero, e Gesù Cristo che tu hai mandato" (Giov. 17, 3).

33. Esamina la tua coscienza con la massima cura per vedere se è colpa tua se tuo fratello non fa la pace con te, e non respingere l'accusa con false argomentazioni, perchè la coscienza sa quello che è nascosto e ti accuserà al momento in cui lascerai questo mondo, e ti sarà di impedimento durante la preghiera.

36. L'inesprimibile pace degli Angeli Santi, riposa su queste due disposizioni: l'amore di Dio e l'amore degli uni per gli altri; e lo stesso è vero della pace dei santi di tutti i tempi. Così eccellenti sono le parole del Salvatore: "su questi due comandamenti hanno fondamento la legge e i profeti" (Matt. 22, 40).

42. Quando non farai e non dirai più qual cosa di cui ti debba vergognare; quando non nutrirai più rancore contro chi ti ha recato danno o ti ha calunniato; quando la tua mente all'ora della preghiera sarà costantemente libera dalla materia e dalla forma; sappi che hai raggiunto la misura dell'amore perfetto e libero da passioni.

43. Non è piccola cosa il liberarsi dalla vanagloria. L'uomo se ne libera praticando la virtù in segreto e con la preghiera frequente; segno di libertà è il non avere rancore verso chi parla o ha parlato male di te.

44. Se vuoi essere buono, dai a ciascuna parte di te stesso, all'anima e al corpo, quello che le è di giovamento: alla parte pensosa dell'anima, letture, contemplazioni spirituali e preghiera; a quella irascibile, amore spirituale contrapposto all'odio; a quella concupiscibile, castità e dominio di sè; al corpo, cibo e vesti solo nella necessaria misura.

45. La mente opera in armonia con la sua natura quando tiene a freno le passioni, contempla il significato di tutto ciò che è e si affida a Dio.

52. Molte passioni stanno in agguato nelle nostre anime e si mostrano quando appare il loro oggetto.

53. L'uomo può non essere turbato dalle passioni quando il loro oggetto è assente, se ha raggiunto un discreto grado di impassibilità; ma non appena questa appare, le passioni subito cominciano ad attrarre a sè la mente.

54. Quando l'oggetto della passione è assente, non credere di possedere la perfetta impassibilità. Ma quando l'oggetto appare e non resti toccato nè da esso, nè dal suo ricordo, sappi che ti sei avvicinato ad essa. Anche in questo caso non interrompere la vigilanza, perchè sebbene la lunga pratica della virtù uccida le passioni, se trascuri la vigilanza si risveglieranno di nuovo.

60. L'amore edifica perchè non invidia e non è amaro con chi lo invidia, nè ostenta pubblicamente ciò che in lui può essere oggetto d'invidia. Non si illude di avere già raggiunto la perfezione, e, se ignora qualcosa, non si vergogna di ammettere la sua ignoranza. In questo modo protegge la mente dalla vanagloria e la incoraggia a progredire nel sapere.

61. Il sapere è abitualmente seguito dalla presunzione e dall'invidia, specialmente da principio. La presunzione si manifesta solo interiormente e l'invidia tanto interiormente che esteriormente: interiormente (in modo attivo) verso coloro che posseggono il sapere, esteriormente (in modo passivo) da parte di coloro che sono ignoranti.
L'amore  protegge da questi tre difetti: dalla presunzione "perchè non si gonfia"; dall'invidia interiore perchè "non invidia"; dall'invidia esteriore perchè "tutto sopporta ed è longanime" (I Cor. 13, 4). Così chi possiede il sapere, dovrebbe acquistare anche l'amore, affinchè protegga la mente da ogni male.

62. Chi ha ricevuto il dono del sapere e pur tuttavia nutre risentimento, rancore e odio verso gli altri è come uno che si buca gli occhi con spine e cardi. Così il sapere necessariamente ha bisogno dell'amore.

66. Le Scritture non ci privano di nessuna cosa dataci da Dio per nostro uso, ma piegano l'immoderatezza e correggono la mancanza di discernimento. In altre parole non ci proibiscono di mangiare, di generare figli o di avere denaro e spenderlo giustamente, ma proibiscono la gola, l'adulterio e così via. Non ci proibiscono nemmeno di pensare a queste cose - esse sono fatte perchè vi si pensi - ma ci proibiscono di pensarvi con passione.

67. Alcune cose che facciamo per amore di Dio sono fatte per obbedire ai Comandamenti, altre non ci sono ordinate dai Comandamenti, ma le compiamo come un'offerta volontaria. E' in obbedienza ai Comandamenti che amiamo Dio e il nostro prossimo, amiamo i nostri nemici, non commettiamo adulterio, non uccidiamo e così via, perchè disobbedire a questi conduce alla condanna.
Non è per obbedienza ai Comandamenti che serbiamo la verginità e osserviamo il celibato, rinunziamo a ogni possesso, e viviamo in solitudine e così via. Queste azioni hanno il valore di offerta cosicchè se per debolezza ci accadesse di trasgredire qualche comandamento, ci sia possibile indurre il Signore a misericordia.

75. L'amore di Dio si contrappone alla sensualità, perchè spinge la mente ad allontanarsi dai piaceri dei sensi; l'amore del prossimo si contrappone all'ira, perchè fa disprezzare fama e ricchezze. Esse sono le due monete che il Signore ha dato all'oste (Luca 10, 35) perchè si prendesse cura di voi. Ma non mostratevi ingrati unendovi ai ladri, per non esser nuovamente feriti e lasciati non semivivi, ma morti.

81. Le cause che distruggono l'amore sono le seguenti: il disonore; le perdite subite; le calunnie sia contro la fede che il modo di vita; i maltrattamenti; i colpi; le ferite e cose simili, sia che accadano a noi stessi o a parenti o ad amici. Coloro che abbandonano l'amore per una qualsiasi di queste ragioni, non hanno ancora capito il senso dei Comandamenti di Cristo.

83. Se qualcuno ti ha ingiuriato, non odiarlo; odia l'ingiuria e il demonio che lo ha istigato a farlo. Se hai in odio chi ti ha ingiuriato, non ami e così trasgredisci il Comandamento. Se osservi il Comandamento, agisci Verso di lui con atti di amore e aiutalo, se puoi, ad allontanarsi dal male.

86. L'amore e la padronanza di sè liberano l'anima dalle passioni; la lettura e la meditazione, liberano la mente dall'ignoranza; e il raccogliersi in preghiera, mette l'uomo davanti a Dio stesso.

88. Nessuna sofferenza è più dura da sopportare della calunnia, sia contro la fede che contro il modo di vivere. Nessuno può rimanervi indifferente a meno che, come Susanna, non tenga gli occhi rivolti a Dio, che solo ha il potere di liberare gli uomini dalle afflizioni, come liberò lei, per mostrare agli uomini una convincente verità, e confortare l'anima con la speranza.

89. Nella misura in cui pregherai per chi ti ha calunniato, Dio rivelerà convincentemente la verità sul tuo conto a coloro che hanno aperto la strada alla tentazione.

90. Dio solo è essenzialmente buono, e solo chi imita Dio è buono nelle disposizioni della sua anima; perchè il suo volere è di unire i cattivi a sè, che è essenzialmente buono, e renderli di conseguenza buoni. A questo fine, quando è oltraggiato, benedice; quando è perseguitato, sopporta; quando è infamato, conforta; e quando viene trucidato, prega per gli uccisori (I Cor. 4, 12-13). Egli fa tutto questo per non allontanarsi dal Suo fine principale: l'amore.
  
93. Niente può sostituire un amico fedele (Eccles. 6, 15); egli considera come sua la disgrazia dell'amico e la prende su di sè, soffrendo anche fino alla morte.

96. Ci sono quattro maniere principali nelle quali Dio si allontana da noi: una è provvidenziale, quando l'iniziativa è del Signore stesso affinchè l'apparente allontanamento salvi coloro che sono così abbandonati; un'altra è una prova, come accadde a Giobbe e a Giuseppe, per far rifulgere l'uno come una colonna di forza e l'altro come una colonna di castità; e un'altra ancora ha lo scopo di ammaestramento spirituale, come per l'Apostolo Pietro, per conservare in lui, mediante l'umiltà, l'abbondanza della grazia. In ultimo c'è l'allontanamento sperimentato dagli Ebrei, per condurli al pentimento con la punizione.
Tutte queste specie di allontanamento sono salutari e piene di grazia Divina e di amorosa sollecitudine.

97. Solo chi osserva fedelmente i Comandamenti è il vero iniziato ai disegni di Dio, non abbandonano i suoi amici quando, con il permesso di Dio, vengono sottoposti a delle prove.
Ma coloro che trascurano la pratica dei Comandamenti e non sono iniziati ai misteri dei disegni di Dio, si rallegrano con i loro
amici nel tempo della buona fortuna e li abbandonano nell'ora della prova. Qualche volta si alleano perfino con i loro avversari.

100. Molti hanno detto molto sull'amore, ma pure, se lo cercate, lo troverete solamente fra i discepoli di Cristo. Perchè essi soli imparano dal vero Amore quell'Amore del quale è detto: "anche se ho il dono della profezia e capisco tutti i misteri e possiedo tutta la scienza... se non ho l'amore... non mi servirà a nulla" (I Cor. 13, 2-3).
Perchè chi possiede l'amore, possiede Dio stesso, perchè "Dio è amore"  (1 Giov. 4, 16).
   A Lui sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.





S. ANTONIO ABATE

 Dai 170 Testi sulla vita santa.
2. L'uomo saggio ha una sola preoccupazione: obbedire con tutto il cuore a Dio Onnipotente ed esserGli oggetto di benevolenza. La unica e sola cosa che insegna all'anima sua è il modo di compiere ciò che piace a Dio, ringraziando la Provvidenza misericordiosa per qualunque vicenda della sua esistenza. Siamo grati al medico anche per il medicamento doloroso; di fronte al patire dobbiamo esser grati a Dio; qualunque cosa ci accada è per il nostro bene. Questa conoscenza che viene dalla fede, dona salvezza e pace all'anima.
3. Il dominio di sè, la mitezza, la castità, la solidità di carattere, la pazienza insieme alle altre virtù sono le armi date da Dio per resistere alle prove ed aiutarci nel combattimento spirituale. Addestrandoci in esse e mantenendoci pronti alla pugna, nessun contrasto, per quanto aspro, grave, devastatore e intollerabile ci apparirà  invincibile. Chi non possiede saggezza, mai pensa che ogni vicissitudine è per condurci al bene; la prova, manifesta le nostre virtù e ci rende degni di essere coronati da Dio.
4. Rifletti sulla vanità  breve ed illusoria della giocondità dei ricchi, acquisterai la conoscenza di quanto è migliore la vita virtuosa, amata da Dio. Questa conoscenza ti permetterà di vedere uomini non interiormente liberi, applauditi per l'eloquenza, l'erudizione e i beni posseduti, e non avrai più amarezza o rimpianto o risentimento per nulla. Comprenderai che il pessimo male dell'anima sono i desideri insaziabili di ricchezze e piaceri, uniti all'ignoranza della verità
6. La pace è a prezzo della moderazione dei desideri. La ricerca di aver sotto di sè schiavi, braccianti, o di possedere armenti, per esempio, ci rende vincolati alle preoccupazioni che queste cose producono e con facilità siamo portati a lamentarci con Dio. Il nostro desiderare continuo ci riempie di agitazione, ci fa muovere nell'oscurità di una vita peccaminosa e ci impedisce la conoscenza di noi stessi.
7. Guardiamoci dal dichiarare impossibile una vita pura, essa è solamente non facile. Non tutti raggiungono la stessa purezza di vita. La vita pura è possibile a chi ricerca la sapienza pura ed ha la mente fertile per l'amore di Dio. La mente ordinaria dell'uomo è legata alle effimere realtà esteriori ed è incostante; invasa da pensieri di bene e di male; mutevole ed incline a seguire le suggestioni delle realtà materiali. La mente fertile per l'amore di Dio, tronca decisamente il male che sale dalla neghittosità propria della volontà egocentrica.
13. Soltanto chi ha raggiunto la sapienza pura o, nella ricerca di essa, si apparta in silenzio per purificarsi dal male, è degno del nome di uomo. L'uomo schiavo delle forze dell'esteriorità non è uomo; la schiavitù non è qualità umana. Tali esseri devono essere evitati. Chi convive tranquillamente col male, non raggiungerà la vera vita.
14. L'uso della facoltà di raggiungere la sapienza pura ci rende degni del nome di uomini. Trascurandola, siamo differenti dai bruti solo per la disposizione delle nostre membra e il dono della loquela. L'uomo vero si renda consapevole della sua immortalità, sarà distaccato da quelle tendenze ignobili che conducono a morte.
18. Reputa liberi quelli che lo sono per una maturata disposizione di vita interiore, non quelli che si dichiarano tali per condizioni esterne. Per esemplificare, non è libero chi ha un nome illustre o vasti possessi, se poi è schiavo di sensualità o intemperanza. La libertà e l'intimo gaudio dell'anima, sono il frutto di purità autentica e di distacco dalle realtà legate al tempo.
20. L'anima in possesso della sapienza pura e della vita autentica si manifesta nel modo di guardare, di comportarsi, di parlare, di sorridere, di conversare e di agire della parte fisicaTutto in lei è trasformato e positivamente buono. La sua parte mentale, fertile per l'amore divino, è simile ad un vigilante guardiano che non permette l'ingresso a pensieri di male e di passionalità.
25. Chiunque si adopri a condurre una esistenza libera dal male e illuminata dall'amore di Dio, abbandoni ogni stima di se stesso ed ogni ricerca di gloria effimera, vigili a riformare le sue forze vitali interiori ed esteriori. Una mente, fertile per l'amore di Dio e salda nella fede delle realtà invisibili, è guida e cammino verso Dio.
29. Chi non ha conoscenza sufficiente per separare il bene dal male, non può erigersi a giudice di ciò che è bene o male tra gli uomini.L'uomo che ha conoscenza sperimentale di Dio, è buono; quando uno non è buono vuol dire che non ha la pienezza della conoscenza e non è partecipe della conoscenza che viene da Dio. Conoscere Dio significa possedere la bontà essenziale.
31. Nessuna volgarità deve essere tollerata nelle conversazioni; la modestia e la purezza sono più gli attributi dell'uomo intelligente che dell'uomo casto. La mente fertile per l'amore di Dio, è luce per le anime come il sole lo è per i corpi.
40. La bontà e la sapienza non si acquistano in un istanteSono il frutto di oculati propositi, esercizi, esperienze, diuturno lavoro e di robusto desiderio del bene. L'uomo puro che ama Dio ed ha vera conoscenza di Lui, non si da requie nel fare senza restrizioni ciò che a Lui piace. Tali uomini sono rari.
41. Non devono venire scoraggiati o spinti a disperare quelli che non hanno inclinazione al bene. Cerchino, invece, di raggiungere la vita pura e gradita a Dio, anche se appare inaccessibile e irraggiungibile. Pensino che devono vigilare su loro stessi nel modo migliore che possono. Anche se non raggiungeranno la pienezza della vita pura, vigilando attentamente su sè stessi, o miglioreranno, o almeno non diverranno peggiori, e questo è un non piccolo bene per l'anima.
44. Se ti imbatti in uno che ama le discussioni e comincia a disputare con te su ciò che è vero ed ovvio, tronca il discorso e allontanati da lui.
49. La morte, per chi sa comprenderla, è immortalità; ma per gli ignoranti, che non comprendono, essa è solo la morte. Non è questa morte che dobbiamo temere, ma la perdita dell'anima che è la non conoscenza di Dio. Questo è cosa tremenda per l'anima!
52. L'anima che ha raggiunto l'integrità  prima, per la sua sottile essenza, è resa santa e luminosa da Dio, così la mente pensa ciò che è giusto e partorisce buone intenzioni e azioni rette. Ma quando è dissacrata dal peccato, Dio fugge da casa, o per meglio dire è l'anima che precipita lungi da Dio e i mali spiriti prendendo possesso del suo pensiero suggeriscono cose inverosimili: adulteri, delitti, rapine e simili terribili opere.
53. Chi ama Dio ha solo pensieri puri, desideri di cielo e distacco dalle sollecitazioni esteriori. Raramente incontrerà il plauso del l'uomo legato al folle stordimento dei sensi, costui preferirà perseguirlo con odio, derisione e oltraggi. L'uomo dai pensieri puri è pronto a patire aspra penuria, sapendo che ciò che ad altri appare come male è bene. Contento nei suoi pensieri di cielo, ha fede in Dio e sa che ogni creatura è il frutto di un particolare volere divino. Chi non ha pensieri puri, mai riuscirà a sentire l'universo come creatura di Dio e che è offerto all'uomo perchè possa raggiungere la salvezza.
55. La mente che attraverso l'amore diviene una sola realtà con Dio, è una benedizione invisibile per tutti gli esseri, offerta da Dio stesso per condurre alla vita pura chi ne è degno.
72. Sappi che il male fisico è inevitabile al corpo, essendo materiale e corruttibile. In casi di malattia, l'anima che ha raggiunto la conoscenza, invece di lamentarsi con Dio perchè ha siffattamente costruito il corpo, mostra graziosamente coraggio e pazienza.
73. Chiunque desidera raggiungere la pienezza della perfezione in Dio, insegni la purità alla sua anima, non soltanto in relazione alle passionalità carnali, ma tenendosi lontano dall'avidità di guadagni, dalle brame di possedere ciò che non gli appartiene, dal l'invidia, dall'amore dei piaceri, dalla vana gloria; sappia rimanere distaccato davanti alle dicerie sul suo conto e imperturbabile nei rischi mortali.
80. Nel corso di un viaggio, alcuni si fermano all'osteria e passano la notte nel letto; altri sostano all'addiaccio e dormono gagliardamente come i primi. Al mattino, quando la notte è passata, gli uni e gli altri riprendono la via, lasciando l'osteria e portandosi dietro ciò che loro veramente appartiene. Cosi quelli che percorrono i sentieri dell'esistenza: tanto chi ha condotto una vita tapina, quanto chi è vissuto nella ricchezza e negli onori, lasceranno la terra come un'osteria, non portandosi dietro i conforti e i beni avuti, ma solo il frutto delle loro opere buone o cattive.
84. Non parlare con chiunque della religiosità e della vita conforme a verità. Non dico ciò per gelosia, ma perchè agli occhi dello stolto appariresti ridicolo. Esiste concordanza tra le cose simili, pochi sono quelli che possono ascoltare tali cose, forse è più giusto dire che sono rari. Meglio è non parlare, Dio non domanda che si parli per giungere alla salvezza.
86. La presenza di Dio nella tua mente deve renderti libero da ogni profanità e da pensieri d'invidia, buono, puro, non violento, generoso secondo le tue possibilità, amico di tutti, non amante di dispute e così via. L'esser graditi a Dio per queste qualità costituisce la ricchezza inalienabile dell'anima. Inoltre, la presenza di Dio, deve renderti incapace di condannare chiunque, o di dire ciò che non è bene di chiunque, o di affermare che uno ha peccato. La via buona è esaminare la propria vita e considerare se può essere gradita a Dio. Cosa puoi farci se qualcuno non è buono ?
87. L'uomo vero cerca di esser libero da ogni profanità, ed è tale quando è sovranamente indipendente dalle sollecitazioni che salgono dalle creature. Il distacco dalle creature lo aiuta a scoprire in sè l'immagine di Dio che viene alla luce quando, mediante una vita pura e gradita a Dio, rimuove ogni impulso determinato dalle passioni. La mente che ama Dio, è vigile nel compiere ciò che conduce l'anima alla liberazione ed in ogni atto che la pone in uno stato di perenne offerta a Dio. Quando la creatura umana è illuminata dall'amore di Dio, non ha pensieri di biasimo per nessuno, conoscendo bene le sue deficienze. Questo è il segno che un'anima è sulla via della liberazione.
94. La mente non è l'anima, ma un dono di Dio che conduce l'anima alla liberazione. Quando la mente è in una comunione di vita con Dio trascina volando l'anima, e le consegna quelle parole che la mantengono intatta da ciò che è corruttibile e pesante nel tempo; facendo fluire in lei l'amore per le realtà  non  legate all'esistenza, al disfacimento ed alla gravezza della materia, l'introduce nella sfera della santità, dove l'uomo diviene creatura di benedizione. L'anima continuando a vivere nella carne, entra in un rapporto di conoscenza contemplante con le realtà dell'Alto e divine; per questo la mente trasfigurata dall'amore di Dio è un dono di pace e di salvezza alla coscienza umana.
97. L'infermità più grave dell'anima, la sventura più disastrosa è il non conoscere Dio che ha creato tutto per l'uomo e gli ha dato la mente e la parola, con le quali, ascendendo verso l'alto, può entrare in comunione con Lui e vivere nella chiara contemplazione del suo Volto.
100. L'uomo da Dio riceve il bene, essendo Dio tutto il Bene. Quando l'uomo si sottomette al male, riceve il male da sè stesso, dalle bramosie, dall'insensibilità che sono in lui e dagli spiriti del male.
102. Dio è buono e l'uomo è legato al male. Nei cieli non esiste il male, come sulla terra non esiste il bene puro. L'uomo che ha la conoscenza sceglie il meglio: impara a conoscere Dio Onnipotente, Lo ringrazia e canta lodi in suo onore; non ha considerazione per il corpo neppure quando è davanti alla morte e non permette che i suoi pessimi sentimenti siano soddisfatti, conoscendone bene la perniciosità e la malefica azione.
103. L'uomo che ama il peccato, ama anche i vasti possessi, trascura la rettitudine e non ha pensieri per l'incertezza, precarietà e rapidità della vita, mai ricorda l'inesorabilità della morte. Quando uno dimostra tale vergognosa mancanza di sensibilità fino agli ultimi anni della sua vita, è come un albero fracido, inutile a qualunque uso.
105. La parola è la serva della mente, ciò che la mente comanda la parola l'esprime.
106. La mente vede tutte le cose, anche quelle che sono in cielo, nulla la può ottenebrare all'infuori del peccato. La mente pura nulla trova incomprensibile, nè la sua parola trova alcunchè arduo ad essere espresso.
107. La mente inizia il suo risveglio quando attorno a lei le voci dell'esteriorità  fanno silenzio, e soltanto la voce interiore parla. Nel silenzio nasce nella mente quella parola essenziale che è offerta accettevole a Dio e dono di salvezza all'uomo.
109. La parola, carica di sapienza pura, è un dono di Dio e fa dilatare l'anima nella vita vera. La parola, non fecondata dal germe che scende dall'alto, solamente curiosa di misurare e definire l'esteriore ciclo e la terra sensibile, di conoscere le distanze e le dimensioni del sole e delle stelle, è un ritrovato dell'uomo, dell'uomo che lavora a vuoto e, per inutile vanto, cerca le cose che non hanno importanza. Tali uomini si perdono nell'inutile fatica di tirar l'acqua dal pozzo con un vaglio; il mistero delle creature rimarrà sempre velato per loro.
114. Quando il corpo nel seno materno ha raggiunto la sua formazione esce alla luce del mondo; quando l'anima, nel corpo che le è toccato in sorte, raggiunge la sua perfetta età, abbandona le sue spoglie fisiche.
117. L'anima unendosi al corpo lo fa emergere dalle tenebre del seno materno verso la luce; il corpo invece è per l'anima un involucro pesante e tenebroso. Per questo non dobbiamo avere per il corpo alcuna accondiscendente debolezza, ma fronteggiarlo come un gagliardo avversarlo. Il lasciarsi andare ai piaceri della mensa risveglia in noi le male passioni, mentre uno stomaco moderato placa gli istinti ed aiuta l'anima a non contaminarsi.
118. Gli occhi sono l'organo della visione fisica, la mente è la capacità visiva dell'anima. Il corpo è cieco senza gli occhi, non vede il sole che inonda di luce la terra e il mare, e non prova gioia della chiarità solare. Quando la mente è spenta e la sapienza pura non esiste, l'anima è cieca; non avendo la gustosa conoscenza di Dio, non riflette la natura luminosa del Creatore e dell'Amante di tutti gli esseri e il gaudio dell'essere incorruttibile e della benedizione senza fine, le è precluso.
119. La mancanza di sensibilità e di coscienza partorisce l'ignoranza della realtà di Dio; dall'ignoranza nasce il male. La conoscenza della realtà di Dio porta il bene all'uomo e dona la salvezza all'anima. Se persisti nella vigilanza del tuo fisico e nella ricerca della conoscenza di Dio, e se cerchi di non soddisfare le tue bramosie, vedrai la tua mente volgersi verso ciò che è bene. Ma se, affetto dall'ignoranza delle realtà divine, trovi diletto nel saziare le tue voglie, farai la fine dell'animale privo di parola, dimentico del giudizio che dopo la morte ti aspetta.
126. Dio ha voluto che insieme allo sviluppo fisico, l'uomo acquisisse la facoltà mentale per scegliere tra il bene e il male. L'anima che non sceglie il bene, non possiede la mente. Così, tutti i corpi hanno un'anima, ma non tutte le anime hanno una mente. La mente resa fertile da Dio si trova tra gli uomini casti, giusti, retti, buoni, puri, misericordiosi e devoti. La mente è il ponte della comunione tra l'uomo e Dio.
128. L'occhio vede le creature sensibili, la mente apprende l'invisibile. La mente resa fertile da Dio è la luce dell'anima. L'uomo che possiede una mente innamorata di Dio ha una luce nel cuore e può vedere l'Invisibile.
150. Dio è la pienezza del bene, immune da passione e da mutamento. Se accettiamo come verità giusta l'immutabilità divina, rimaniamo perplessi di fronte alle raffigurazioni umane di Dio che Lo presentano gioioso del bene compiuto dall'uomo, sdegnoso col malvagio, irritato con i peccatori e misericordioso con chi si pente. La risposta a tali perplessità la troviamo nel pensiero che Dio non gioisce e non si irrita; gioia e ira sono passioni e quindi mutamenti.  
Dio è la pienezza del bene, e le sue opere non sono che bene, non reca male a nessuno ed è sempre se stesso. Quando noi riusciamo ad esser buoni entriamo in comunione con Lui attraverso la somiglianza nel bene; 'quando siamo malvagi, ci separiamo da Lui, perdendo la somiglianza nel bene. Vivendo con purità di vita siamo uniti a Lui, vivendo malvagiamente ci stacchiamo da Lui. Non possiamo dire, in quest'ultimo caso, propriamente che Dio è irritato con noi, ma piuttosto che i nostri peccati non lasciano passare in noi la chiarità luminosa di DioSono i peccati che ci sottomettono alle fustigazioni dei demoni. Quando mediante la preghiera e le azioni pure, otteniamo il perdono, non è Dio che cambia, ma noi. Col pentimento e la purificazione curiamo il male nel nostro essere , e ritroviamo la partecipazione alla bontà perfetta di Dio. Dire che Dio volge la sua faccia altrove di fronte al peccatore, equivale all'assurda pretesa che il sole si nasconda da chi chiude gli occhi per non vederlo.
170. Quando riposi nel tuo letticciolo, ricorda con gratitudine le benedizioni e la Provvidenza di Dio. Perchè confortato da questi soavi pensieri, possa avere gioia nello spirito e il tuo sonno fisico mantenga l'anima nella sobria vigilanza. Il chiudersi delle tue palpebre e il tuo silenzio, inondati da sentimenti di bene, renderanno gloria a Dio con tutto il cuore e con tutte le forze, e dal tuo intimo salirà verso l'alto un canto di lode. Il ringraziamento dell'uomo innocente è più gradito del penoso sacrificio. A Dio sia gloria in ogni età.  Amen.

DIRETTIVE DEL SANTO PADRE ANTONIO
per condurre la vita in Cristo estratte dalle sue venti lettere
1. Penso essere tre le vie con le quali la grazia di Dio risveglia l'anima dei figli del l'uomo. Alcuni mossi dalle promesse divine e dall'istinto connaturale del bene, non conoscono indugio nel seguire l'appello di Dio e sono imitatori del patriarca Abramo cui per primo fu indicata tale via mediante le parole: " Esci dalla tua tribù, dalla tua patria e dalla casa paterna e va verso la terra che ti indicherò" (Gen 12, 1 ). L'anima disposta a tanta prontezza con facilità acquisterà le virtù, avendo il cuore pronto ad accogliere la pienezza dello Spirito Santo.
La seconda via è di quelli che leggendo nelle Scritture sacre i supplizi riservati ai peccatori e le sante promesse fatte ai giusti, con volontà sobria accordano la loro vita con l'appello di Dio.
La terza via è quella dei patimenti che Dio benignamente dona per correggere chi ha il cuore indurito nel vizio e nel peccato; affinché si risveglino sotto la sferza del patire e pentiti, raggiungano il bene operare (Lettera I).
2. Non perdiamo tempo dietro ai nomi della nostra parte fisica, sono cose destinate a perire. Ognuno cerchi di comprendere il suo vero nome. Giacobbe durante la lotta notturna con l'Angelo, conservò il suo nome di Giacobbe; al sorgere del sole gli fu rivelato il suo vero nome d'Israele, che significa: 'mente che contempla Dio '  (Gen. 32, 2428). (Lettera 6).
3. Quante miriadi sono i demoni e come innumerevoli le loro volontà cangianti! Ci urgono a dir male gli uni degli altri; a nascondere il veleno del cuore con parole dolci; a criticare l'esteriore apparenza del nostro fratello, mentre ospitiamo in noi bestie selvagge; a litigare e a contrastarci reciprocamente, suggestionandoci col pensiero di avere una via personale e superiore (Lettera 6, 2- collezione).
4. Prego che vi sia concesso il grande Spirito di fuoco che è stato donato a me. Se avete il desiderio di riceverlo ed ospitarlo, cominciate con l'offerta dell'impegno ascetico e dell'umiltà del cuore, poi dischiudendo, giorno e notte, il vostro pensiero alle realtà celesti, cercate con cuore puro questo Spirito; vi sarà concesso. Quando lo Spirito scenderà in voi, vi dischiuderà i misteri più alti, dissiperà dal vostro cuore la paura per qualunque essere, uomo o belva, e la gioia celeste sarà vostro possesso inalienabile, giorno e notte (Lett. 8).
5. Ogni creatura ragionevole, uomo o donna che sia, possiede la capacità di amare Dio e gli esseri umani. L'uomo di Dio ama ciò che viene da Dio; l'uomo carnale ama ciò che appartiene alla carne. Amando le cose di Dio, l'uomo cerca la purificazione da tutte le sollecitazioni del mondo esteriore; non ama le realtà effimere, nè i suoi impulsi naturali; prende la sua croce e seguendo il Signore compie sempre la volontà dell'Altissimo. Dio scende nel cuore di queste creature e, prendendovi dimora, le ricolma di gioia e di dolcezza che sono l'alimento che nutre e porta a maturazione l'anima. L'albero non cresce se non riceve l'acqua del cielo, l'anima non sviluppa se è priva del nutrimento di dolcezza che viene dall'alto. Lo Spirito e la mite irrorazione della dolcezza celeste conducono l'anima dell'uomo alla maturità (Lettera 13).